Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

 ***

ampolloso, agg.: individuo che sta un po’ troppo sulle sue (in particolare è detto a San Pierino). Tale definizione sembra abbastanza aderente all’etimo, derivando,  secondo il DELI, da “ampolla” per la “forma gonfia di tale vaso” + lat. “- osu(m)”, tratto da “odor” = “odore” e quindi col significato originario di “che ha odore di”, donde (DISC) “pieno di” (senza che io lo stia ripetere in seguito per casi affini, ma in  questo caso “gonfio”); invece è in riferimento allo stile nell’accezione corretta in italiano, in cui è sinonimo di “enfatico” per la “forma gonfia” dell’ampolla (DISC)

Anchione, topon. in riferimento a una località piuttosto isolata del Padule di Fucecchio che compare nella frase detta per deridere qualcuno: “O che sei dell’Anchione?”: ma che non sai proprio niente? oppure: ma che essere sei?, come rivolgendosi a un individuo insignificante quale poteva essere tale località

ancipresso, s.m.: cipresso (con le varianti “accipresso” in particolare in livornese, ma anche dalle parti di Montecatini Terme e Ponte Buggianese, e “arcipresso” da quelle di Firenze oltre che “alcipresso”, di cui “ancipresso” sarebbe stata una variante comune del “volgo pistoiese” cambiando “quei montanini” la –l- in –n-, come dicevano “antro” invece di “altro” secondo P. Fanfani, ma è in disuso e se ne capisce bene il motivo (nonostante l’esistenza del provenzale “ancipresso” e del ligure “arcipressu” ) dal momento che il prefisso in questo caso è oscuro (DEI)

anco, cong.: anche, diffusa almeno un tempo pure in pis. e livorn. tra il volgo, ma penso che stia diventando raro ovunque (apparte se ne viene fatto un uso scherzoso nel parlato) salvo alcuni punti specialmente del contado dove si trova ancora qualche analfabeta. Si pensi tuttavia che si trova anche nel sommo poeta Dante (DELI) e la possiamo spiegare come abbreviazione di anche

anda, s.f., che compare insieme a “rianda” per indicare il va e vieni: andirivieni e viavai sono sinonimi di questa locuzione (che significa andata e ritorno) usata forse più nell’empolese che nel fucecchiese

 

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 16 giugno 

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

 ***

ammèttessi, v.rifl.: cominciare, come nella frase “Ammèttessi a fà’ qualcosa”: iniziare a fare qualcosa

ammodino, avv. dim. di ammodo, di cui forse non è più usato, ma avendo anche in questo caso il suff. “–ino” una connotazione affettiva (De Mauro), appare più gentile di tale avv.: “Fai ammodino: ‘un esse’ smanierato!” (Malagoli): fa’ per benino: non essere sgarbato!

ammorì’, v.intr.: diventar  “moro” di pelle: DEI, che considera forma antica o antiquata “ammorire”, verbo invece ancora usato dalle nostre parti nel part. pass. divenuto agg. specialmente in una frase come : “oh come si ammorita!”: come sei diventata mora!

ammoscassi, v.rifl. toscano: insospettirsi, cioè accorgersi che sotto sotto c’è qualcosa che non va bene e, a proposito di ammoscarsi col significato di farsi venire  la “mosca” al naso, il DEI parla di “v. lucch.”, ma da noi il verbo si spiega piuttosto in riferimento a “chi non vuole mosche sul naso” (R. Cantagalli) e perciò non vuole nessun fastidio come invece quelle arrecano. Comunque se diciamo: “me l’ero ammoscato” vogliamo dire: me l’ero immaginato (almeno talora) temendolo ( in riferimento a una cosa non gradita)

ammozzolito, agg.: non lievitato (detto del pane), ma è un termine caduto in disuso, mentre sopravvive in Campania il termine “ammażżaruto”, che  ha lo stesso significato, così come da noi “ammutolito”, che può significare “duro” (M. Catastini)

 

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 9 giugno 

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

 ***

altro, pron. con un significato particolare quando viene detto: “All’altro che ‘un ci casco!”: c’è mancato poco che non cadessi per terra o, in senso figurato, nell’inganno, oppure nell’espressione “’Un c’è altro che venga”: a meno che non venga

amaro, agg. per lo più, ma compie la funzione di avverbio di una particolare intensità quando è seguito da “sfegatato” o “appestato”: molto, ma proprio molto amaro

ameriano, agg. e s.m.: americano. Si pensi al fatto vero accaduto quando una persona presso Fucecchio, nelle ultime fasi della seconda guerra mondiale, pensava che fossero arrivati dalla direzione delle Botteghe gli Americani e quindi cominciò a urlare: “L’ Ameriani! L’Ameriani!” ripetendolo con un grido di entusiasmo e invece erano i tedeschi! Quanto profonda fosse stata la sua delusione si può facilmente capire. Esiste anche una variante aferetica di Americani: “Meriani”, anch’essa in disuso e ben più di Ameriani

amìo,   s.m.: amico, ma più che da noi in pisano e c’è chi è arrivato addirittura a dire in livornese, cambiando il genere, a questa specie di gioco di parole: “ ’Un è mia ‘na mia amìa, è ‘n amìa della mi’ amìa” (B. Gianetti e V. Marchi): non è mica una mia amica: è un’amica della mia amica

ammeggià’, v.intr. storpiatura fucecchiese per assimilazione, ma in disuso, al posto di armeggiare: affaccendarsi (M. Catastini)

 

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 2 giugno 

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

 ***

alloppiassi, v.rifl.: alloppiarsi, addormentarsi profondamente da noi (invece leggermente in pisano) e deriva dal fatto che l’oppio – ma anticamente, secondo il DEI, tale sostanza in Toscana veniva chiamata anche “alloppio” – fa dormire, ma da noi viene detto scherzosamente. E’ detto più frequentemente  “lungo la fascia tirrenica” secondo R. Cantagalli

allora poi!, escl. piuttosto diffusa da noi: e chi se ne importa o, per dirla im modo più volgare chi se ne frega!

allottalo!, escl. derivata dal nome del popolare gioco del lotto, ma a presa di giro: prendilo!

allungà’, v.tr.: allungare, verbo che figura nel proverbio “La fame fa allungà’ ir collo”, cioè il collo, nel senso che fa soffrire, essendo naturale desiderare di mangiare. E’ ben diverso il significato del solito verbo nel modo di dire anche in  pisano: “Allungà’ un cazzotto”: dare un pugno. Invece “Allungà’ ir collo” significa desiderare da tempo una cosa come il mangiare “come chi sta aspettando qualcuno e da lontano allunga il collo per vedere se arriva” (R. Cantagalli) per poter finalmente iniziare a mangiare, data la fame che ha

allungo, s.m.: prolunga, che, a differenza del nostro sostantivo, è considerato un vocabolo di “alta disponibilità” dal De Mauro

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 26 maggio

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

 ***

allegà’ , v.tr.: allegare, che però può significare unire documenti oppure allappare i denti o aderire troppo e perciò in modo fastidioso in riferimento a capi di abbigliamento

alleghì’, v.tr.: alleghire, ma nel senso che ha allegare quando significa produrre una sensazione “fastidiosa” sui denti “come se fossero” legati (DISC)

allegnite (gambe), agg. f.pl.: dure quasi come se fossero di legno

alletterato, s.m.: individuo istruito (nel linguaggio rustico), ma col significato di “letterato” è da considerarsi una voce dotta, risalente al Trecento, derivando dal lat. mediev. “allitterare” = “istruire nelle lettere” (DEI), vale a dire nella letteratura

alliccià’, v.intr.: allicciare,  cioè “allontanarsi subito” (M. Catastini) e, a proposito di tale verbo nel senso di “correre velocemente”, il DEI afferma che si tratta di una voce lucchese da confrontare col pistoiese “licciare” e col napoletano “alleccià’ ”: “scappare, partire in fretta”, ma da noi pare che sia  caduto in disuso a differenza che in pisano e in livornese

allombato, agg.: grasso, per il fatto che ha buoni “lombi” (ma in riferimento a un individuo e ancor più a una donna piuttosto che a un animale), cioè, per dirlo alla pisana o alla livornese (DEI) “belle lonze”, vale a dire, spesso ironicamente, “belle ciambelle” (di grasso) e l’ironia è ben presente anche nel dire “allombato”, come dimostra il fatto che sia spesso preceduto dall’altro aggettivo “bello”, ma detto con l’accompagnamento di un sorriso eloquente specialmente in un tempo come il nostro, in cui in campo estetico (a differenza che nella pittura rinascimentale) è preferita una donna dalla linea piuttosto magra: si pensi alle indossatrici che sfiorano addirittura l’anoressia tanto è vero che c’è chi, per reazione o per consolare chi è allombato, afferma in latino: “Melius abundare quam deficere” = “meglio abbondare che mancare”

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 19 maggio

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

 ***

alia, s.f.: “ala” (M. Catastini), ma è in disuso anche perché non è giustificabile quella -i- interposta in un termine derivato dal latino “ala(m)”. Eppure anche nel ‘400, secondo la testimonianza del DEI, esisteva il termine toscano “alia”! Non ne conosciamo il motivo, ma anche questo rende più interessante lo studio della nostra lingua potendo stimolare a ricerche più approfondite

alido, agg.: arido, dal latino “arere” = “esser secco” ed è appunto “siccus” che ha sostituito “aridus” essendo più espressivo. Quanto alla – l –  dell’uso toscano, documentato in letteratura dal Trecento, ma prevalentemente rustico almeno attualmente, forse è stata causata dall’avvicinamento a “gelidus” (DEI) = “gelido”, di significato non contrario al primo, nonostante l’apparenza. Infatti “secco” è un sinonimo di “asciutto”, che si può considerare a sua volta sinonimo di “gelido” (D. Cinti),  per quanto la temperatura possa essere contrapposta 

allarià’, v.intr.: “dare aria” (M. Catastini), ma l’eventuale “allariare” è un verbo caduto in desuetudine, essendoci, per esprimere tale concetto, “arieggià’” nell’ italiano corretto “arieggiare” (DISC), attestato anche in I. Nievo (DELI)

allattone, s.f.: “percossa accompagnata da spintoni” (M. Catastini), ma è una voce scomparsa dall’uso, probabilmente sostituita da “lattone”, ma il pref. a-, seguito da una consonante che viene raddoppiata per assimilazione (DISC), deriva molto probabilmente, come non pochi termini fucecchiesi e più in generale toscani, dal “rafforzativo” lat. “ad”

allecconì’, v.tr.: allecconire, molto probabilmente di recente coniazione, pur potendo derivare da un verbo ant. riportato dal DEI e cioè “alleccornire”: allettare con “leccornìe”, acquistando poi il significato più generale di lusingare nella forma semplificata mediante il dileguo della -r- , ma  conservando il concetto di leccare e quindi significa cercar di attirare lusingando una persona. Si pensi alla frase “ ’Un cercà’ d’allecconimmi!”: non cercare d’allecconirmi, cioè di convincermi con promesse e sdolcinatezze varie, concetto più esteso delle semplici leccornìe: parola, questa, da pronunziarsi così e non leccòrnie (come si sente dire non poche volte) derivando da lecconerìe (con metatasi e sincope della -e-) sul modello di “ghiottonerìa” (DISC).

 

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 12 maggio

Il Toscanario

 

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

                     ***

aggrovigliolato, agg.: aggrovigliato con ampliamento espressivo non infrequente nella lingua toscana e in particolare nel nostro vernacolo, in questo caso mediante il suff. “-olo” senza mantenere il “ valore diminutivo originario” (De Mauro) 

ago, s.m. con un significato particolare quando viene aggiunto l’aggettivo “torto”: uncinetto (M. Catastini) per “lavori a maglia o a rete”, troviamo precisato nel De Mauro, che però non riporta l’espressione “ago torto”, molto probabilmente perché locale

ahi, non usato com interiezione, bensì in funzione di “s.m. inv.” (DISC) in una frase come “Sopportò tutto senza dire né ahi né abbai”, cioè “senza lamentarsi” (M. Catastini)

aità’, v.tr.: aiutare, ma “aitare” – già attestato nel Duecento nel “Novellino” (DELI) e “adattamento toscano” di “aidare”, derivato dal provenzale ant. “aidar”          (DEI) = “aiutare” – è rimasto solo in qualche parte del contado. Per es., anche in castagnetano si poteva sentir dire “Aìtami a dillo”: “aiutami a dirlo” : “ sollecitazione a confermare o a fornire una spiegazione” (L. Bezzini). Esisteva anche il rifl. “aitassi”: aiutarsi, tirarsi su, ma se veniva detto a un commerciante: “T’aiti, sa’?”, era usato ironicamente intendendo dire: “tiri su col prezzo, sai!”

aldo, (var. aldio in pisano) s.m.: attestato nelle “carte antiche” (lat. “aldum” nello Statuto del comune di Fucecchio del 1307-1308) anche in pisano, secondo Malagoli indicava un “fosso artificiale per condurre acqua” che metteva “in movimento frantoi” e molini, ma almeno da noi indicava probabilmente argine presso un corso d’acqua (A. Malvolti). Comunque è da tanto tempo che questo termine risulta scomparso

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 5 maggio

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

                     ***

 aggeggìo, s.m.: ricerca confusa di “oggetti” (M. Catastini), ma è un termine in declino

aggeggióne, s.m.: un individuo che ha competenze, ma non profonde, in vari campi pratici

aggiaccato, part. pass. divenuto agg.: abbattuto, dal lat. ipotetico “adiacicare”, a sua volta da “iacere” = “giacere” e quindi piegato “verso terra”, si deduce dal De Mauro, e il DEI considera “aggiaccare” un verbo anche lucchese, reso più intenso, anche se in senso sfavorevole, quando è preceduto da “tutto”, come nella frase: “Mi sento tutt’aggiaccato!”: mi sento davvero abbattuto!

aggronchì’, v.intr.: aggronchire, cioè restare rattrappito per il freddo o per un crampo. Deriva da “gronchio”, termine toscano che significa “irrigidito per il freddo” (DISC), probabilmente tenendo presente anche il termine toscano “granchio” col significato di “crampo” (DEI), ma si tratta di un verbo in netto declino

aggrondato, agg., in riferimento a un albero che “cala giù come” una gronda, da cui deriva e con cui è collegata la loc. tosc. “grondon grondoni” in riferimento invece a un modo di caminare “curvo” e “faticosamente” (DISC): loc. ancora viva, mentre l’agg. non è usato “nel linguaggio comune” col significato sopra espresso

 

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 28 aprile

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

                     ***

 

affrittellato, agg.: macchiato (detto di un vestito) in modo tale da evocare per la forma “frittelle”

aggallà’, v.tr.: aggallare, cioè agire come fa il gallo con le galline e quindi impregnare, ingravidare. In questo caso il verbo è detto in modo scherzoso, ma volgare anche per una certa compiacenza maliziosa di stampo maschilista, in riferimento a una donna fecondata da un uomo, per es., in particolare nella frase: “L’ha aggallata bene bene!”

aggallato, s.m.: “terreno cedevole in una palude”, come nel Padule di Fucecchio e in particolare nel laghetto di Sibolla presso Altopascio; non per niente è un termine usato anche “nel lucchese” DEI, secondo cui è attestato dall’inizio del Settecento e deriva da “aggallare” nel senso di venire “a galla”. Tale laghetto, il cui fosso affluisce nel Canale del Capannone e quindi nel nostro Padule, dovrebbe essere salvaguardato dal gravissimo pericolo dell’inquinamento (oltre che della raccolta abusiva dello sfagno e del bracconaggio), essendo così importante che nel 1950 una “troupe” di Walt Disney vi venne a girare un documentario della serie “La Natura e le sue meraviglie”

aggeggià’, v.intr.: aggeggiare per lo più nell’accezione sfavorevole di gingillarsi, sembrare di darsi da fare senza concludere quasi nulla, insomma perdere il tempo “in cose inutili” (DISC); voce  toscana derivata chiaramente da “aggeggio” (DEI)

aggeggio, s.m.tosc.: “oggetto di poco valore” (DEI), ma anche persona su cui non si può fare assegnamento, oltre che ragazzo troppo vivace

 

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 21 aprile

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

                     ***

aesco, s.m.: ésca: termine presente a Massarella almeno diversi anni fa, ma piuttosto strano, non giustificabile neanche dal punto di vista etimologico , dal momento che “esca” deriva dal latino “edere “ =mangiare” (De Mauro)

affàr, s.m.pl..: affari, di cui è un troncamento nel contesto del discorso: “Enno affar seri” : sono affari seri, è una grave situazione, come in pisano, ma ormai raramente 

affittale, s.m.: quantità predeterminata di  “grano e  miglio da consegnare annualmente in agosto e in settembre” nella “seconda metà del Duecento” (A. Malvolti). Nel Medioevo esisteva addirittura l’affittale di Fucecchio, da cui dopo il Trecento il termine sembra scomparso senza che mi risulti presente altrove, mentre nello Statuto dello stesso Comune del 1307-1308 se ne parla per la misura dei cereali e serviva –pare- come punto di riferimento per i contratti d’affitto

Affria: Africa, ma sulla pronuncia toscana “Affrica” (questa spiega l’agg. tosc. “ affricano” e quello anche fucecchiese non ancora scomparso del tutto “affriano”) col fenomeno del rafforzamento consonantico dopo la vocale iniziale nelle “toniche sdrucciole” (come in “attimo, cattedra, collera,  macchina, ecc.”) la quale aveva avuto grande diffusione “fino a tutto l’Ottocento”, “ha finito per prevalere in seguito alla guerra etiopica” in italiano “la forma Africa, che riproduceva esattamente” la forma latina del nome (DELI, citando il Migliorini)

affrinzellato,  agg.: spiegazzato (detto di un vestito), ma alla lettera vorrebbe dire “ricucito male”, dal momento chefrinzello significa “ricucitura fatta male”

 

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 14 aprile

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

                     ***

 ad, prep. con la – d eufonica dinanzi a parola iniziante con la a -, ma pronunziata in modo tale che la  -d  sembra più attaccata al verbo seguente che alla prep. sempl., come in pisano, per es., nella frase: “Ma che mi dai addintende’?”: ma cosa mi dai a intendere?

addormentasòcere, s.m.: addormentasuocere: noccioline americane “glassate con zucchero caramellato”: nome  dato loro perché potrebbero indurre le suocere ad addormentarsi mangiandole e permettere così alla figlia e al genero prossimo di fare i loro comodi amorosi

addottorà’, v.tr.: addottorare,  ammaestrare, ma non solo nel senso di istruire, bensì anche in quello di influenzare marcatamente, come nella frase “’Un ti fa’ addottorà’!: non ti far troppo influenzare!

addurissi, v.rifl.: addurirsi, indurirsi, in riferimento al pane che “s’addurisce” cioè s’indurisce, diventa duro, nella migliore delle ipotesi buono  per la “ ‘nzuppa” (ved.)

adocchi, loc. venuta meno col tempo: “ad hoc”(M. Catastini), loc. avv. lat. che propriamente significa “per questa cosa” e quindi passa a significare “appropriato alla situazione”, ma la forma scomparsa fucecchiese presentava una strana epitesi. Viene a mente l’espressione ben  più pisana che fucecchiese “a pippo di ‘occo”, che significa a proposito piuttosto che “a pennello”

 

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 7 aprile

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

                     ***

 

aceto, s.m., fra cui quello detto di S. Giovanni. A Fucecchio esisteva un tempo questa tradizione:  la sera di S. Giovanni si legava fuori della finestra una bottiglia piena di aceto: quando poi, durante l’anno, faceva male la testa, si prendeva un po’ d’aceto e ci si strusciava nella fronte per farsi passare l’emicrania (M. Cecconi)

 

acqua, s.f. che nel linguaggio familiare può assumere il significato di “orina”  e, più in generale, di pioggia. Modo di dire: “Acqua alle ròte!” cioè alle ruote, (per indicare che piove molto, anzi troppo, se viene detto con ironia o disappunto)  in riferimento a quelle del mulino ad acqua, che funziona tanto meglio quanto più le pale delle sue ruote “trasmettono il moto alla macina” (DISC). Altro modo di dire: “E ‘un  regge neanche l’acqua”, detto in riferimento a chi non è capace per niente di mantenere un segreto o non sopporta neanche minimamente di bere una bevanda alcolica

 

acquarelloso, agg.: “acquoso” e quindi “slavato, smorto” (De Mauro) in riferimento alla gradazione di un colore non vivace di occhi celesti, ma oggi la voce è ben poco usata, per quanto sia piuttosto efficace: quest’ultimo, aggettivo senza la –i- perché deriva dal latino” efficace(m)” (ID.), a ulteriore dimostrazione dell’importanza della conoscenza del latino per quella della nostra lingua anche sul piano grafico

 

acquarùgiola, s.f.:“pioggerella”, ma un tempo anche umore che cade molto lentamente da una ferita; nella prima accezione si trova anche  “acquerùgiola” in toscano (DEI), e in livornese esiste “acquarugiola”  col  significato di “vino debole”, chiamato pure “sciacqua pipi” (V. Marchi)

 

acutino, s.m. dimin. di acuto: sapore “leggermente acuto”, ma comunque piuttosto sgradevole,  come quando viene detto, storcendo la bocca, di una pietanza: “Questa ha un che di acutino che non mi persuade; che sia andata a male?”: questa pietanza ha un sapore acuto che non mi convince: si sarà deteriorata col tempo?

 

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 31 marzo

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

                     ***

accoccolassi, v.rifl.: accoccolarsi, accovacciarsi e a proposito di accoccolarsi (voce espressiva) il DEI parla di voce toscana entrata in letteratura “già nel Trecento”, ma questo non vieta  certo che  abbia anche un carattere popolare

accomodà’, v.tr.: accomodare, come nel caso del proverbio toscano “Il sale accomoda le vivande e le sciupa anche”, che sottolinea l’importanza del sale nella cucina nel senso che esso aggiusta, ma può anche  sciupare le vivande a seconda della quantità che vi viene messa. Da notare che non solo in campagna si può ancora sentir dire alla 3^ pers. sing. del pres. indic. “accomòda” anziché “accòmoda” specialmente nel rifless. “ci s’accomòda”: ci accomodiamo, ci aggiustiamo, specialmente in senso metaforico

acconsentì’, v.intr.: acconsentire, ma anche col significato particolare, riferito da Malagoli al vernacolo pisano, di “aderire in senso materiale” come la maglietta che “acconsente”

accorgessi, v.rifl.: accorgersi; pass. rem., 3^ pers. pl.: “Se n’accorseno” al posto di “se ne accorsero”, ma tale voce è eventualmente rimasta esclusivamente nel contado donde è molto probabilmente pervenuta

accostanti (gli), s.m.pl.: “vicini di casa” ( M. Catastini),  ma il termine non è più in uso, per quanto se ne comprenda chiaramente la derivazione dal verbo “accostare” nel senso di “ essere, trovarsi vicino, accanto” a qualcosa (DISC) o, meglio, in questo caso, a qualcuno

 

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 24 marzo

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

                     ***

accimiccà’, v.intr.: fare accimicchi,”cenni rivelatori” (M Catastini) per suggerire specialmente nel gioco delle carte, come indica appunto il v. “accimiccare”, tratto da “cimiccare” (“fare accenno”, addittare con gli occhi”) derivato dall’incontro di “cennare” con “ammiccare” (DEI), seguito dal- l’assimilazione della  –e- alla –i- successiva

accimicco, (“arcimicco”a Empoli almeno un tempo), s.m. segnale per indicare al compagno di gioco, appunto, le carte che uno ha o che converrebbe buttare in tavola

accincignà’, v.tr.: accincignare, cioè ridurre in malo modo, probabilmente derivando dall’uso antico di “cencio” come “cosa vile; voce espressiva che rientra nell’“uso” toscano: DEI, secondo il quale a Lucca esisterebbe “acciu(n)cignà’”. Abbastanza usato è da noi il part. pass. “accincignato”, divenuto in certi casi (come molti altri participi passati) agg: ridotto molto male, essendo schiacciato da un peso o da un ostacolo contro cui l’oggetto si è venuto a trovare oppure, nel caso di un veicolo, è andato a sbattere

acciucchì’, v.intr.: acciucchire, istupidire; voce toscana, da “ciucco”, cioè sciocco (DEI), talora detto scherzosamente tra amici

acciuffone, s.m.volg.: atto d’afferrare per i capelli (M. Catastini), come fa pensare l’origine da “ciuffo”, ma potrebbe avere anche un significato più volgare

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 17 marzo

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

                     ***

accèsso, s.m.: ascèsso, come nel caso della raccolta di pus presso un dente, molto probabilmente con una forma di raddoppiamento per assimilazione, ma meglio sarebbe dire per ignoranza, perché l’ “accèsso”, che deriva dal latino “accessu(m)”e questo da “accedere” (composto di “ad” = “ verso” e “cedere” = “andare”), è ben diverso dall’ “ascesso”, derivato dal latino “abscessu(m)” e questo da “abscedere” = “staccarsi” (DISC), essendo il medesimo verbo preceduto dalla prep. “abs” = “da” (Georges–Calonghi), implicante “allontanamento” anziché avvicinamento come l’altra preposizione

acciaccinà’, v.tr.: acciaccinare nel senso di schiacciare, con chiaro collegamento con “ciaccino”, di cui il verbo tosc. “acciaccinare” è chiaramente un denominale, essendo derivato da esso, a sua volta da collegare con la voce onomat. “ciacc-” menzionata dal DEI in riferimento alla voce “acciaccare”

acciancà’, v.tr.: acciancare, cioè “oltrepassare un ostacolo” (M. Catastini), ma il suo uso è limitato per lo più all’imperativo “accianca!” e a Fucecchio esisteva il divertente soprannome “acciancapalazzi”, derivato da “cianca” (ved.) oltre che da “palazzi”

accidente, s.m.: “malanno” invocato a carico di una persona, per esempio, nel proverbio: “L’accidente gira gira  e torna addosso a chi lo tira”, cioè si ritorce contro chi lo tira. Perciò si spiega il fatto che, essendo esso molto sgradito, preceduto  da “un” e seguito da un punto esclamativo, diventi un’interiezione col significato di “niente affatto”, detto con un certo risentimento 

accilleccolà’, v.intr.: accilleccolare, cioè “far cilecca”(M.Catastini), ma si tratta di un verbo non più usato, stando a quel che mi risulta, mentre è usato abbastanza “far cilecca” (parola toscana secondo il De Mauro) da noi usata nei nostri tempi soprattutto  in campo erotico, ma viene detto anche (DISC) in riferimento a un’arma da fuoco o a una cartuccia. In quest’ultimo senso l’espressione era usata anche dal Giusti (DELI)

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 10 marzo

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

                     ***

accaso , avv.: in modo accentuato, usato nelle esclamazioni, come nella frase: “E’ un birbante accaso!” : è un birbante  per ride’!, cioè è veramente un birbante. Non meraviglia certo che venisse usato anche a Dianella (luogo presso Empoli dove abitava Renato Fucini) secondo la testimonianza di M. P. Bini, data la sua vicinanza a Fucecchio. E’ evidente la sua derivazione dalla locuzione  (ma usata ironicamente)  “a caso”, cioè per caso (“senza un’idea precisa” : DISC),  senza essere certo tale, data l’intensità di grado che si vuol sottolineare, resa in questo caso col raddoppiamento ovvero geminazione della – c –, sì che possiamo parlare di raddoppiamento sintattico anche sul piano grafico

accatizzà’, v.tr. : accatizzare, cioè “accostare con gli alari i pezzi di legno infuocati nel caminetto” (M. Catastini), ma si tratta di un verbo in declino, nonostante che mi sembri più logico di quel verbo “scatizzare” dell’area pisana e senese a cui accenna il DEI col significato di “attizzare”, dal momento che ritengo che “accattizzare” possa essere derivato dall’incontro dei due verbi ipotetici del lat. volg. “accapitare” da “capere = prendere” e  “attizzare” da “titio” = “tizzone” rammentati dallo stesso Dizionario

accellerà’, v.tr.: accelerare, che deve essere scritto con una sola – l – così come accelerato (ovviamente più “celere” rispetto all’omnibus, cosa che secondo il DELI spiega il motivo del nome di tale treno, in realtà meno veloce specialmente degli altri che conducono persone) e accelerazione. Tuttavia si tratta di una denominazione non più in uso, nel caso del treno, essendo stata sostituita da un’altra come “locale” o “regionale” (DISC). Comunque anche in questo caso il raddoppiamento della -l- usato da noi (nonostante che sia errato)  penso che possa dipendere da un motivo espressivo

accènde’, v.tr.: accèndere. Pass. rem. 1^ pers. sing. “accendetti”: accesi;  3^ pers. sing. “accendette”: accese e 3^ pers. pl.  “accendettero: accesero, molto probabilmente in analogia  con le voci corrispondenti del pass. rem. del verbo “dare”, ma in particolare nel contado fino a qualche tempo fa

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 3 marzo

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

                     ***

abbrostolito (M. Catastini),   agg.: abbrustolito, probabilmente per influenza di “arrostito”, se non per assimilazione alla –o– seguente, ma si tratta di una voce certamente in decadenza, se non venuta del  tutto meno

abbusa’, v.intr.: abusare, col raddoppiamento della –b- secondo un certo uso espressivo toscano (“livorn., lucch., pist., pis.”: DEI) praticato anche dalle nostre parti, ma nel passato

abeto, s. m.: abete, cont. tosc. (DEI) con la terminazione in – o forse perché è la desinenza più diffusa nei sostantivi maschili in italiano

aborniello, s. m.: ornello o orniello (“ Fraxinus ornus”), quella pianta tanto diffusa nelle nostre Cerbaie i cui tronchi servono o servivano a fare i pali e anche i forcini (voce toscana: De Mauro) per i caratteristci barchini del Padule di Fucecchio probabilmente per la loro durezza. Da noi esiste anche la variante “avorniello”

accallà’, v.tr.: accallare, cioè accostare (un uscio o una finestra), anche nel contado pisano e lucchese secondo Malagoli. Tale verbo deriva da”calla”, che già in Dante significa “apertura”, preceduta da una prep. in funzione di pref. (con raddoppiamento sintattico) implicante l’idea del “movimento” (DISC), per cui considero erronea la variante “aggalla’” (per es. , nella frase “Tiella aggallata!”: tieni socchiusa quella!, in riferimento alla finestra), mentre è più comprensibile, pensando alla probabile influenza di “socchiudere” (significato di questa parola), il verbo “soccallare” , usato a Pistoia e “nel suo contado” almeno al tempo di P. Fanfani

accapà’, v.tr.: accapare nel senso di tirar bene le lenzuola ( ma da noi  anche “lenzola”) e le coperte del letto versoil capo, ma è un verbo caduto in desuetudine, a differenza del rifl. “accapassi”, cioé accaparsi: sporgere il capo e perciò far capolino per vedere, peraltro usato solo entro un certo ambito nonostante la sua vivacità. Comunque “accapato” può significare anche “affacciato alla finestra o alla porta” (C. Giani) e in tal senso è ancora usato in particolare a La Rotta” (Pisa)

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 24 febbraio

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

                     ***

abboccato, agg.: individuo che si accontenta facilmente e non solo “che mangia volentieri e di tutto, di bocca buona” com’è scritto nel DISC, dove è riportato tale termine in riferimento al vino “che tende al dolce” quale sinonimo di “amabile”, come nella frase da noi presente almeno fino a poco tempo fa: “Questo vino ha un po’ (o “un che”) d’abboccato”. E’ chiaro che in questo caso “abboccato” non è più un aggettivo, bensì un sostantivo e questo è ancora più evidente nell’espressione “Aver l’abboccato”, usata “quando il dolce si sente a fatica” secondo P. Fanfani, ancora in riferimento al vino e ciò “per un contenuto residuo di zuccheri naturali”, secondo chi è esperto di enologia (N. Giannini)

abbòno, avv.: molto; in pis. “ a bòno”, ma si può rendere graficamente, per restare più aderenti alla pronuncia, con “a bbòno”, come fa  L. Bezzini nel “Lessico castagnetano”. Si tratta, come si vede, di un avverbio usato anche in altre parti della Toscana

abbożżà’, v.tr.: abbożżare, ma nel senso di “farla finita” è più fiorentino che fucecchiese, pur essendo usato anche da noi

abbriccassi, v.rifl.: abbriccarsi, cioè appiccicarsi, avvinghiarsi per amore o attrazione sessuale, derivato da un ipotetico “bricco” = “uncino”: DEI, secondo il quale “abbriccare” vive  “tuttora nel pist., pis. e livorn.”, ma ciò vale anche per il fucecch. specialmente in riferimento al riflessivo. Invece a Castagneto Carducci “abbriccato” significa “afferrato per le spalle” (L Bezzini), che non sembra certo un atteggiamento amoroso, bensì piuttosto violento

abbrigà’, v.tr.: abbrigare, cioè attirare molto. Probabilmente si tratta di un verbo di coniazione veramente recente, usato solo entro un certo ambito, oltre che per lo più usato  nella 3^ pers. sing. del presente indicativo: “M’abbriga” : m’ attira!

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

ABBREVIAZIONI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 17 febbraio

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane“, è una raccolta di parole e modi di dire che il suo autore, prof. Giancarlo Carmignani ci ha concesso di pubblicare. Come suggerisce il sottotitolo non ha la pretesa di essere una raccolta esaustiva e completa dei modi espressivi toscani, ma una raccolta di espressioni usate nella Toscana più settentrionale, prevalentemente, ma non solo, nel bacino del medio e basso Valdarno. 

Perché Toscanario
La parola toscanario non esiste nel dizionario della lingua italiana e neppure, per quanto ci risulti, è un termine usato nel linguaggio regionale toscano, in nessuna parte della Toscana. Il titolo di questa rubrica, che sarà pubblicata a partire da oggi sulle pagine di questo sito web con cadenza settimanale, fino ad esaurimento dell’opera del professor Giancarlo Carmignani,  intende stuzzicare la curiosità verso un modo di parlare toscano popolare, paesano, anche contadinesco, certe volte un pò becero e, soprattutto, pratico. Avete capito che si tratta di un neologismo e, se avrà fortuna, al massimo sarà un nuovo termine che si aggiungerà al nostro parlare toscano che, nonostante tutto, è il più vicino alla lingua italiana tra tutte le parlate regionali della nostra Penisola.

Chi è Giancarlo Carmignani
Insegnante di materie letterarie, ora in pensione. Già collaboratore esterno del professore di storia della lingua italiana dell’Università di Firenze Massimo Fanfani, ha pubblicato due libri di carattere storico-giuridico e linguistico per conto del comune di Fucecchio. Ha scritto circa 13.000 poesie, solo in minima parte pubblicate, nonostante diversi riconoscimenti favorevoli anche in concorsi nazionali più nel campo della poesia che in quello della prosa.

INTRODUZIONE, a cura dell’autore

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

ABBREVIAZIONI

 

 

A

 

A, prep. sempl.: da, per es., nella frase “Ha un sorrisino a stupido”: ha un sorrisino da stupido, come in pis., in cui è attestato da  Malagoli

abbaione, s. m.: “schiamazzo di scherno”: Malagoli e perciò anche in pis.

abbanfato, agg.: bruciato, in fucecch. “arrivato”, in riferimento a un “pezzo di carne troppo cotta”, che ha subìto la “banfata”, una vampata  di fuoco e quindi di calore

abbassà’, v, tr.: abbassare. Modo di dire: “Abbassa la cresta!”: non fare il superbo, sii più modesto, come nel vernacolo fiorentino “Abbassa i’ galletto”,  riportato dal Raddi, ma in quest’ultimo caso in riferimento  a un figlio, detto dai genitori

abbarroccià’, v.tr.: abbarrocciare, (molto vicino come significato ad “abborracciare”), cioè eseguire malamente un lavoro, molto probabilmente risentendo del significato sfavorevole della parola “ barrocciaio” come persona “ dai modi volgari” (DISC)

abboccato, agg.: individuo che si accontenta facilmente e non solo “che mangia volentieri e di tutto, di bocca buona” com’è scritto nel DISC, dove è riportato tale termine in riferimento al vino “che tende al dolce” quale sinonimo di “amabile”, come nella frase da noi presente almeno fino a poco tempo fa: “Questo vino ha un po’ (o “un che”) d’abboccato”. E’ chiaro che in questo caso “abboccato” non è più un aggettivo, bensì un sostantivo e questo è ancora più evidente nell’espressione “Aver l’abboccato”, usata “quando il dolce si sente a fatica” secondo P. Fanfani, ancora in riferimento al vino e ciò “per un contenuto residuo di zuccheri naturali”, secondo chi è esperto di enologia (N. Giannini)

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 10 febbraio