Coltivare la biodiversità

Domenica 29 settembre 2019

Anche quest’anno gli Amici di San Vivaldo, la Provincia francescana, il convento di san Vivaldo organizzano questo incontro in occasione della Giornata per la custodia del Creato dal titolo: “Coltivare la biodiversità”. Con in mente quanto afferma la Laudato Sì. “,,,Poiché tutte le creature sono connesse tra loro, di ognuna deve essere riconosciuto il valore con affetto e ammirazione…”.

 

Il restauro della Cisterna Romana

In occasione del GEP2019 – Giornate Europee del Patrimonio 2019
dal tema “Uno, due, tre… ARTE! – Cultura e Intrattenimento”
il Comune di Montaione in collaborazione con l’ Associazione Archeologica Valdelsa Fiorentina
propone una interessante iniziativa gratuita

SABATO 21 SETTEMBRE:

  • Ore 15:30

PRESENTAZIONE del RECENTE RESTAURO della Cisterna Romana di Montaione
a cui interverranno:
Elena Corsinovi – Assessore alla Cultura
Michele Bueno – Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio

VISITA GUIDATA della CISTERNA ROMANA a cura di Elena Funghini

  • Ore 16:30:

VISITA GUIDATA al MUSEO CIVICO di Montaione presso Palazzo Pretorio  a cura di Sabrina Bartali
“La Luce al Tempo dei Romani” LABORATORIO per BAMBINI (6-10 anni) a cura di Sonia Turi

Per Informazioni:
Ufficio Turistico di Montaione – turismo@comune.montaione.fi.it – 0571 699 255

Cinema. Martin Eden che ha trionfato a Venezia 2019

Sabato 21 settembre riprende l’attività cinematografica con uno speciale VENEZIA 76 con una proposta che nell’arco di un mese ci porterà il migliore cinema passato dal festival. L’evento di rilievo sarà il GIGLIO D’ORO a Mario Martone, e se riusciremo a concretizzare gli accordi con la Nexo Digital che distribuisce l’ultimo film nelle sale solo per tre giorni (30 settembre, 1 e 2 ottobre poi sarà distribuito solo in streaming)  apriremo la rassegna con “IL SINDACO DEL RIONE SANITÀ” che a Venezia è stato accolto con 10 minuti di applause premiato con il “Leoncino d’oro” e il premioPasinetti”. La rassegna, prevede la proiezione di 9 film, una mostra documentaria, la pubblicazione di un volume con saggi inediti di critici cinematografici,  incontri con gli sudenti e insegnanti dell’Istituto superiore F. Enriques di Castelfiorentino, si concluderà in novembre con la consegna del Giglio d’oro a Mario Martone.

Vi aspettiamo. BUONE  VISIONI!

L’Angelo Azzurro    

 

Il Toscanario

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di Giancarlo Carmignani

lallo, s.m. tosc. usato in particolare anche in pis. e lucch.: “cavallo”; voce del “linguaggio infantile” (DEI) e anche per questo onomatopeica, ma formata con l’aferesi della prima sillaba della nota parola e l’assimilazione della lettera iniziale così risultante alle consonanti seguenti

Lammari, toponimo toscano nel contado lucchese usato da noi nell’espressione “Ma che se’ di Lammari?” per indicare una persona non certo raffinata; però che c’è anche chi, in polemica con i fucecchiesi, dice: “Ma che siete di Fucecchio?”. Però “Andare a Lammari” significava anche “andare lontano” un tempo, quando le distanze apparivano ovviamente molto maggiori che nei nostri tempi non essendoci certo i mezzi di trasporto di oggi

lana, s.f. con un significato particolare se viene detto “Figlio di buona lana!”: figlio di buona donna, ma molto spesso in senso ironico e perciò in riferimento a chi ha un’indole non giudicata affatto in modo favorevole. Si tratta peraltro di un’espressione in netto declino almeno da noi e non certo di uso proprio popolare

lappola, s.f.: pelo delle palpebre, ciglio; voce toscana (DEI), da noi molto usata

lassà’, v.tr.: lasciare, ma “lassare” era anche una forma antica, del resto conforme all’origine dal latino “laxare”, propriamente “allentare” (DISC). Comunque, se è ancora usato, lo è nel contado, molto probabilmente per influsso pisano, come si può dedurre da P. Fanfani.

Quanto al pass. rem., 3a pers. pl. del v. “lasciare” in pisno si poteva sentir dire “lasciorno” e in fucecchiese “lascionno” al posto di “lasciarono”, ma neppure su queste terminazioni insisterò oltre, avendo accennato alla desinenza “- ònno” al posto di “-arono” nell’introduzione

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Presentazione del 4/2/2015,  https://www.montaione.net/il-toscanario/

Tutti gli articoli on line,  https://www.montaione.net/category/toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 24 settembre 2019

 

Biblioteca. Le ultime novità

ULTIME NOVITA’ IN BIBLIOTECA A MONTAIONE
Sezione Multimediale:

Il Toscanario

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di Giancarlo Carmignani

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labbrata, s.f.: alla lettera sarebbe il “colpo dato sulle labbra” di una persona “col dorso della mano aperta”, ma in vernacolo è passata a indicare colpo nel viso, praticamante “man rovescio”, che ne è propriamente un sinonimo (DISC); voce toscana attestata in letteratura nel ‘700 nel commediografo senese, precursore del Goldoni, Iacopo Angelo Nelli ( DEI ed ENC. IT.), è popolare anche a Fucecchio

lacchezzo, s.m. tosc.: “imbroglio”, secondo R. Cantagalli, ma può significare anche “leccornìa”, come dev’essere pronunciata questa parola derivando da “lecconeria”, a sua volta da “leccare” sul  “modello” di ghiottoneria (DISC).

Al plurale (ma da noi si poteva sentir dire anche “racchezzi”) indica “allettamenti” in particolare amorosi almeno nel gergo studentesco. Comunque la voce è registrata anche dal Fanfani col significato di “allettamento, adescamento”. Anche attualmente  usato tale lemma in vernacolo fiorentino col significato di “cosa poco chiara, sporca” e prima “cosa (…) di poco conto”: significato che dal fiorentino può esser passato nel linguaggio di qualche studente nostrano di diversi anni fa specialmente nell’accezione sensuale

làgia, s.f.: passera lagia (“Petronia petronia”), termine “tipicamente” toscano, spegabile il primo “per la stretta somiglianza con la femmina” del “Passer domesticus”, mentre làgia è probabilmente da collegare con “ragia”, cioè con la “resina del pino”, cui “fa pensare la macchia gialla sotto la gola” di tale uccello (C. Romanelli)

lallerare, v.intr.tosc., ma attestato in letteratura: godersela (De Mauro), verbo rimasto nel proverbio anch’esso onomatopeico  “Senza lilleri ‘un (non) si lallera”: senza denaro non si combina niente, ma questo secondo una concezione non certo spiritualistica della vita. Tale verbo è certo venuto fuori, nel proverbio citato, per accostamento onomatopeico per consonanza con “lilleri”, ma potrebbe risentire anche dell’accezione del significato di “lallera” nel vernacolo fiorentino come “organo sessuale femminile”

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 17 settembre 2019