Salvestrini: Orto e Mannello

di Rino Salvestrini (rino.salvestrini@montaione.net)

ortoemannelloNon esistono le frazioni dell’ Orto o del Mannello, non sono mai esistite, con questi due nomi si deve intendere la zona collinare che sta fra il Rio Pietroso e il Rio Orlo, dal Botro di Ostignano verso Montaione, fino al Botro delle Maremme sul confine di Castelfiorentino.
Tutta la zona è attraversata dalla strada provinciale delle Colline che congiunge Montaione con Castelfiorentino, che si snoda sul crinale delle colline e presso queste nascono il Botro delle Spinaie e il Botro Dove morì Barano che finiscono nel Rio Pietroso e il Botro di Fignano che va in Orlo. L’Orto e il Mannello costituiscono i centri maggiori di questa zona del Comune di Montaione, soprattutto il primo che ha avuto la chiesa e la scuola, quindi era quasi una frazione.

Altre case sparse si trovano nella zona, come vedremo più avanti, ma la cosa che salta agli occhi è il terreno in parte ben coltivato a viti e ulivi e parte a bosco, che fanno una ridente zona agricola come un tempo anche se qualcosa è cambiato: non più case coloniche, ma prime e seconde residenze e pure agriturismo, perché la zona è alta, panoramica e vicina a due centri abitati grandi: Montaione e Castelfiorentino.

 

Scarica Orto e Mannello (pdf, 51pagine)

Insieme per l’Alzheimer: programma eventi 14-31 gennaio 2019

Un’importante iniziativa che si svolgerà nel  nostro Comune, in collaborazione con il comune di Castelfiorentino,  dal 14 al 31 gennaio p.v..

Una campagna di sensibilizzazione verso l’Alzheimer e le  demenze senili rivolta a tutta la comunità, che vedrà svolgersi  iniziative di vario genere su tutto il territorio comunale.
Montaione e Villa Serena rappresentano, ormai da decenni, dei punti di riferimento per la cura dell’Alzheimer e per il supporto alle  famiglie che si trovano a far fronte ad una così difficile malattia. Oggi l’Alzheimer si manifesta in soggetti sempre più giovani e numerosi, di cui purtroppo abbiamo, come comunità, ancora poca consapevolezza.

Questa campagna vuole “portar fuori” da Villa Serena tutto il  mondo dell’Alzheimer, fatto di nuove cure, di servizi, di  associazioni, di famiglie e provare a condividere le loro esperienze con tutta la collettività, allo scopo di approfondirne la conoscenza  e, ove possibile, la prevenzione.

Di seguito gli eventi che si svolgeranno a Montaione, ai quali si spera una nutrita partecipazione di pubblico:

– Venerdi 18 gennaio, ore 21,30,Teatro Scipione Ammirato
Spettacolo Clown “Non lo so”, ideato e interpretato da Sandro  Picchianti e Lis Grundmann

– Mercoledì 23 gennaio, ore 21,30,Teatro Scipione Ammirato di Montaione
Incontro pubblico di educazione cognitiva “Come mantenersi in forma”,  insieme alle associazioni di volontariato di Montaione
Manlio Matera, Presidente AIMA Firenze
Psicologa AIMA

– Sabato 26 gennaio, ore 10,30,Biblioteca Comunale
“Gruppo di narrazione”” I familiari dei malati si raccontano
A cura di Francesca ierardi e Claudia Gatteschi, Osservatorio Qualità  ed Equità ARS Toscana

– Domenica 27 gennaio, ore 16, Villa Serena
Conferenza stampa di chiusura della campagna di sensibilizzazione, con  tutti i soggetti proponenti.
Inaugurazione della Mostra “Camminando nel cervello” nel parco di  Villa Serena.
A seguire Open Day  a Villa Serena, Festa delle Famiglie. Verrà  presentata la struttura e i suoi servizi per l’Alzheimer e offerto un  buffet.

Convegno Alzheimer La rete di sostegno_Castelfiorentino-1 (pdf)

Insieme per l’Alzheimer Programma Eventi Castelfiorentino_Montaione (pdf)

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di Giancarlo Carmignani

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ghigna, s.f.: viso “arcigno”, ma è una voce lucchese entrata nel vernacolo livornese (V. Marchi) e successivamente in quello pisano, mentre è rara nel medio valdarno

ghigno, s.m. volgare: pene, ma si tratta di un termine in decadenza, se non scomparsa

giamberattone, agg.: “spreciso” (M. Catastini), voce presente nel vernacolo fucecchiese almeno qualche tempo fa. Sembra una voce abbastanza espressiva, ma ne risulta ignota l’origine, a parte la connotazione negativa, in questo caso, del suff. “-one”

giannizzero, s.m.: tipo, più che rustico, intrattabile, oltre che esecutore di “ogni comando” di una “persona importante” da cui costui dipende in modo servile, pur dandosi “treno”, cioè importanza: anche in questo caso si tratta di uno “spregiativo” (accentuato da come viene detto dalle nostre parti) “spiegabile anche sul piano storico”, riferendosi sotto questo profilo a chi nell’impero  ottomano, da cristiano arruolato per forza nelle truppe turche (è infatti tale l’origine della parola), diventava un difensore fanatico dell’islamismo (De Mauro)


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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 22 gennaio 2019 

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ghianzi, avv.: dianzi, almeno un tempo specialmente nel contado e forse più spesso dalle nostre parti poteva capitare di sentir dire, preceduto da “Io”, “ghiantine” come interiezione: “diantine”, forma lucchese, secondo il DEI, come espressione “eufemistica” al posto di “ghiavolo”. C’era infatti in Toscana la tendenza a sostituire la d- dinanzi a due vocali con gh- come –ia- o viceversa


ghiavolaccio
, s.m.: strumento per rompere le zolle (I. Banti): nome derivato dalla sua pericolosità, che nella mentalità popolare e in particolare in quella contadina è collegabile senza dubbio col nome del diavolo, in toscano rurale ghiavolo (ved.), con l’aggiunta del suffisso peggiorativo “- accio”

ghiàvolo!, esclam.: diavolo!però questo lemma può essere anche un semplice s.m. usato almeno un tempo come nel contado pisano, ma non proprio in senso elogiativo, col significato di “persona che riesce a districarsi dai più complicati intrighi” (C. Giani)
Ghiègo (con la variante pis. e lucch. Diègo), avv., come nella frase: “Le gambe mi fanno ghiègo”: le gambe non mi reggono “per la stanchezza o per la debolezza”. Era anche il soprannome di una triade di persone nota un tempo a Fucecchio e di cui parlava anche una filastrocca:

“Ghiègo, Radicchio e Chiodo,

fagliela di pan nero,

mettici ‘r pomodoro

e faglielo mangià’”

in riferimento, penso, a uno dei piatti caratteristici della cucina fucecchiese, cioè alla zuppa o alla pappa al pomodoro.

Espressione tratta da un nome proprio in riferimento alla  gambe: “Far diego”: “Far giacomo giacomo”, “forse per accostamento alla stanchezza dei pellegrini che si recavano a S.Giacomo de Compostela in Galizia” (DEI)

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno  15 gennaio 2019 

La storia di Castelfalfi

di Rino Salvestrini (rino.salvestrini@montaione.net)

castelfalfiCastelfalfi si trova nel Comune di Montaione, al confine con la provincia di Pisa, su un crinale fra le valli del Carfalo e del Roglio, sulla strada che parte da San Gimignano, conduce al Castagno e a San Vivaldo e, dopo Castelfalfi, scende a Pontedera nella piana dell’Arno.
Il Castello si trova su uno sperone a 272 metri sul livello del mare che permette la vista di gran parte dell’azienda. Da ogni punto si godono panorami ampi, bellissimi e sempre diversi. In poche pagine questa è la sua storia che è iniziata otto milioni di anni fa e continua nel futuro, perché il capitolo del turismo verde è appena iniziato. Una storia soprattutto che passa per il periodo dal ‘200 al 1774, quando Castelfalfi era un libero Comune con il suo territorio delimitato dai torrenti Carfalo e Roglio. Perché trascorrere una vacanza a Castelfalfi? Certamente si tratta di
un paio di settimane con l’ aria pulita, con la pace, il sole, i prodotti genuini, un ritrovato rapporto con gli animali e il riposo dallo stress.
Ma c’è un altro motivo, che definirei storico, perché si vive in vecchie case che sono lì da un migliaio d’anni: quanta gente fra quelle mura è nata, è cresciuta, ha mangiato, ha dormito, ha riso, ha pianto, ha fatto l’amore, è morta! Quelle pareti in pietra, quelle volte a mattoni sono pregni di storia e vivendoci sentiamo di essere. Certamente la storia non si ferma mai e qualcosa c’è anche di nuovo, ma nato nel rispetto del suo passato, della sua cultura e soprattutto del suo ambiente.
Ho trascorso anni bellissimi come maestro di campagna a Castelfalfi percorrendo gli undici chilometri di distanza per una strada tra i boschi e i campi pitturati di verde, marrone, giallo, rosso secondo le stagioni e le coltivazioni, odorosi di acacia all’arrivo della primavera e poi di ginestra, profumi che mi entravano anche nell’automobile. Quei bambini e bambine ora sono uomini e donne adulti, medici, ingegneri, ragionieri o semplici operai e impiegati, ma tutti in gamba come più mi è capitato negli anni d’ insegnamento di poi.
Ricordo il museo di storia naturale a scuola, il prosciutto di Gino che alla fine mi vendeva lo stinco e che a casa ci divertivamo a rosicchiare in quelle parti un po’ callose, ma saporitissime. Ritorno ancora molto spesso a godere i panorami dalla scuola con Piaggia, Tonda, Sughera e lontani gli Appennini, e soprattutto dalla terrazza del castello nella Valdera con Volterra, Montecatini, Peccioli e laggiù in fondo la fascia del mare che si indora al tramonto quando il sole ci si spenge. Ora che il progetto turistico ha decollato, ripenso alle battaglie con gli enti sovrastanti, per riportare la vita in questa fattoria con il turismo nel quindicennio che ero Sindaco di Montaione. Una rinascita che andrà lontano e non sarà l’effimero e breve periodo del film Pinocchio girato in parte qui da Roberto Benigni. Qualcosa penso di aver dato a Castelfalfi, ma molto più ne ho ricevuto. A questa ristampa della storia di Castelfalfi, da me ampliata aggiornata, e arricchita con foto e disegni, sono stati aggiunti la versione in tedesco a cura di Luca Nardi e gli Statuti di Castelfalfi del 1546 –1614 ad opera di Francesco Salvestrini, docente di Storia Medievale all’Università di Firenze; quest’ultima parte per dare un tono più accademico, più storico con tutte le regole per chi pretende di più.

 

Scarica La storia di Castelfalfi (pdf, 92 pagine)

Fine anno al Parco

Lunedì 31 Dicembre – Per l’ultimo dell’anno il Parco dei Mandorli avrà una veste completamente rinnovata con un allestimento dedicato. L’evento si svolgerà dalle ore 21.00 fino a tarda notte. Si esibiranno i CDJ, la band valdelsana che reinterpreterà al meglio il beat italiano anni 60, 70 e 80 e la crew Sogni di Rock’n’Roll con uno speciale dj set di musica a 360° per far divertire tutti. Ma le sorprese non finiscono qui, e vista l’occasione verrà allestita anche uno spazio dedicato all’House Music. Durante la serata i partecipanti potranno ordinare panini, birre, cocktails, shots e scaldarsi anche con un bel bicchiere di vin brûlé. Per i più affamati: spaghettata a notte fonda. Inoltre, alla mezzanotte, brindisi e fuochi d’artificio per salutare il 2018.

E’ una iniziativa del gruppo volontari Misericordia di Montaione

Apri il collegamento https://www.montaione.net/wp-content/uploads/2018/12/Volantino31.jpg

Un grande lavoro per i volontari della Confraternita di Misericordia di Montaione

Lunedì 24 e Lunedì 31 Dicembre 2018 presso il Parco dei Mandorli di Montaione si svolgeranno due importanti eventi organizzati dalla Misericordia in collaborazione con il Comune di Montaione, l’Avis di Montaione e Sogni di Rock’n’Roll.

Entrambi gli appuntamenti, dedicati rispettivamente alla Vigilia di Natale e all’Ultimo dell’anno, avranno l’ingresso gratuito e si svolgeranno anche in caso di pioggia.

Lunedì 24 Dicembre – Per il giorno della Vigilia, l’uomo con il vestito rosso e la barba bianca arriverà direttamente dalla Lapponia per sorprendere tutti con il paese di Babbo Natale.

Già da diversi anni la nostra Misericordia organizza il “Natale da Favola” a Montaione. Tutto iniziò con la casa di Babbo Natale, che quest’anno sarà un vero e proprio villaggio.

I bambini potranno scrivere la propria “letterina”, partecipare al “laboratorio” organizzato dai volontari, farsi una foto ricordo all’interno della sfera magica e giocare negli spazi a loro dedicati, insieme ai Volontari montaionesi, che per l’occasione si trasformeranno in elfi. Il tutto sarà contornato da cioccolata, bomboloni, zucchero filato e buffet offerto dalla Misericordia di Montaione. L’evento è aperto a grandi e piccini e si svolgerà dalle ore 15.00 fino all’ora di cena.

La serata proseguirà in Piazza della Repubblica, con il tradizionale panettone e vin brûlé, dopo la S. Messa, e lo scambio di auguri con la Popolazione.

 

Lunedì 31 Dicembre – Per l’ultimo dell’anno il Parco dei Mandorli avrà una veste completamente rinnovata con un allestimento dedicato. L’evento si svolgerà dalle ore 21.00 fino a tarda notte. Si esibiranno i CDJ, la band valdelsana che reinterpreterà al meglio il beat italiano anni 60, 70 e 80 e la crew Sogni di Rock’n’Roll con uno speciale dj set di musica a 360° per far divertire tutti. Ma le sorprese non finiscono qui, e vista l’occasione verrà allestita anche uno spazio dedicato all’House Music. Durante la serata i partecipanti potranno ordinare panini, birre, cocktails, shots e scaldarsi anche con un bel bicchiere di vin brûlé. Per i più affamati: spaghettata a notte fonda. Inoltre, alla mezzanotte, brindisi e fuochi d’artificio per salutare il 2018.

 La Misericordia con questi eventi desidera far conoscere le proprie attività ed esser sempre più vicina alla popolazione, grazie anche alla preziosa collaborazione tra le associazioni ed il sostegno del Comune.

Scarica i due volantini:

Volantino3124Dic_Buono

Confermata la ricandidatura di Paolo Pomponi al ruolo di sindaco

Il Partito Democratico di Montaione conferma la ricandidatura del Sindaco di Montaione Paolo Pomponi alla prossime elezioni amministrative, che si terranno nella primavera del 2019.

Confermata la ricandidatura di Paolo Pomponi. Così si è espresso lunedì scorso il PD di Montaione. Un’assemblea importante durante la quale si è discusso degli scenari futuri riguardanti Montaione ed in primis della disponibilità del sindaco Paolo Pomponi ad effettuare un nuovo mandato alla guida del Comune. Tutta l’assemblea ha accolto con grande soddisfazione tale disponibilità, confermando l’appoggio e il sostegno al primo cittadino, ma soprattutto esprimendo piena soddisfazione per il lavoro svolto negli ultimi cinque anni, che hanno visto un’amministrazione vicina alla cittadinanza, attenta alle istanze della società civile e delle aziende, che ha saputo portare avanti i progetti importanti presenti sul territorio e cogliere le opportunità di sviluppo che si sono presentate nel corso del mandato.

Insomma, una riconferma a pieni voti, che riconosce in Paolo Pomponi colui che saprà cogliere le sfide future, attraverso la formulazione di un programma aperto alla comunità, in continuità con il percorso finora attuato, finalizzato ad un ulteriore sviluppo economico e sociale di Montaione.

Fonte:Partito Democratico di Montaione

La storia di Barbialla

di Rino Salvestrini (rino.salvestrini@montaione.net)

barbiallamontaioneA metà strada fra Montaione e S. Miniato, su una collina coperta da una vegetazione lussureggiante, si erge il Castello di Barbialla con la sua massiccia torre quadrata a ricordo dell’antico libero Comune medievale e ancor più di quando era sede della Podesteria con Montaione che comprendeva i Comuni di S. Stefano, Castelnuovo, Barbialla, Castelfalfi, Tonda e Sughera, Vignale e Cedri, Canneto, San Quintino, Montaione, Coiano, Cigoli, Collegalli, Montebicchieri e Stibbio.
Ai suoi piedi è la piana dove scorre l’Evola che cambia comune (S. Miniato), provincia (Pisa) e anche nome (Egola). Una piana che un tempo fu teatro di quattro violente battaglie e che oggi ospita le coltivazioni del tabacco e del granturco, oppure verdeggia con i suoi ventimila pioppi allineati come soldati in parata su un tappeto ora candido di camomilla, ora scarlatto di papaveri, ora ocra di terra lavorata, ora verde di erba medica. Qui si trova un tesoro che non si vede perché sta sotto terra e soltanto certi cani con l’odorato fino possono scovarlo: è il pregiato, costoso tartufo bianco.

Secondo lo storico tedesco Fedor Schneider, nel suo libro L’ordinamento pubblico della Toscana medioevale, il toponimo Barbialla viene da BARBARIANULA, in quanto una parte dei Goti di Teodorico, quando furono sconfitti dai Bizantini, non lasciarono la Toscana, anzi vi si stabilirono specialmente nella parte nordoccidentale con epicentro a Lucca, in quella zona che fu detta la BARBARITANA o terra dei barbari che scendeva fino a Volterra. Se così fosse Barbialla avrebbe origini intorno all’anno 500, max 550 d.C.

Scarica Storia di Barbialla (pdf, 87 pagine)

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di Giancarlo Carmignani

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ghegna (alla), loc. avv.derivata dallo scomparso v.tr. “ghennare” (probabilmente in fucecchiese un tempo parlando “ghennà’”): vincere tutte le palline e le figurine dell’ “avversario”, verbo trovato solo nel libretto attibuito a M. Catastini. Tale loc. avv. era usata a Fucecchio nel secondo dopoguerra quando un ragazzo, nel gioco delle palline o delle figurine, le aveva perse tutte essendo stato più bravo di lui un suo concorrente. Che la stessa loc. sia scomparsa, pur essendo sopravvissuta er un certo tempo al verbo da cui è derivata, non è un motivo di meraviglia, essendo cessata la pratica del gioco delle palline e poi di quello delle figurine, a Fucecchio, da una sessantina o rispettivamente una trentina d’anni dalla fine effettiva del secondo dopoguerra, seguito dal cosiddetto “miracolo economico” dell’Italia. Comunque “Mandà’ alla ghegna” significava in un certo senso mandare in fallimento nel gioco delle palline o delle figurine vincendole tutte ad un ragazzo

ghégo, agg.: stupido (M. Catastini), ma di questa voce pare sia rimasto solo il soprannome di un personaggio povero che viveva a Fucecchio e che non era certo apprezzato: Ghego

ghelle, s.f.pl., usato un tempo a Fucecchio solo nell’espressione: “Ci fo le ghelle!”: non ci faccio niente! Si tratta peraltro di un termine dal significato non chiaro che non escludo del tutto che sia collegabile almeno in tal senso col tosc. “ghèghe”: “smorfie, daddoli” e “Avere le gheghe”: “essere di cattivo umore” (DEI): espressione da noi non usata, bensì probabilmente sostituita da “chèe” (ved.). Un’altra mia ipotesi è che lo stano lemma “ghelle” sia collegabile almeno come significato almeno con il triv. “seghe”: in tal caso si potrebbe spiegare il significato sopra riportato, corrispondente alla volgarissima espressione, purtroppo diffusa nel linguaggio anche giovanile d’infima lega: “Me ne fo d’un cazzo!”

ghiacciaiòlo, s.m., venditore di ghiaccio, termine ovviamente venuto meno non esistendo ormai da un bel po’ di tempo tale mestiere nella nostra zona


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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno  8 gennaio 2019 

Il Sindaco di Montaione Paolo Pomponi incontra il Papa all’Udienza Generale del mercoledì

Mercoledì 12 dicembre, una delegazione dell’Amministrazione Comunale di Montaione composta dal Sindaco Paolo Pomponi, dal Vicesindaco Luca Belcari e dagli assessori Elena Corsinovi e Cristiano Rossetti ha preso parte all’udienza papale del mercoledì.

Al termine dell’udienza il Sindaco ha potuto porgere direttamente a Papa Francesco i saluti della comunità montaionese e omaggiarlo della nuova pubblicazione sulla Gerusalemme di San Vivaldo, realizzata in occasione di festeggiamenti per il cinquecentenario del breve papale di Leone X del 1517 che consacra San Vivaldo come luogo di indulgenza.

Con l’occasione il Sindaco ha anche rinnovato l’invito al Santo Padre per una visita al Sacro Monte di San Vivaldo.

Il Sindaco ha così commentato l’incontro con Sua Santità Papa Francesco: “Poter incontrare e parlare con il Santo Padre, una delle massime autorità morali e una delle persone più influenti al mondo, è un grandissimo onore e un’esperienza particolarmente emozionante, soprattutto per un credente.”.

Fonte: Segreteria del Sindaco

Maggio Metropolitano al nuovo teatro di Montaione

“THE ROSSINI GAME – Giocando con Gioachino”
Spettacolo per bambini dai 6 agli 11 anni
SABATO 15 DICEMBRE 2018 ALLE ORE 17.00 presso il TEATRO “S.AMMIRATO”
Piazza Gramsci – Montaione
Ingresso gratuito
Lo spettacolo è inserito nella manifestazione IL MAGGIO METROPOLITANO 2018 che vede il Comune di Montaione fra i collaboratori al progetto, che la Fondazione Teatro Maggio Musicale Fiorentino ha presentato alla Città Metropolitana di Firenze. Lo spettacolo parla della vita di uno dei più grandi compositori della storia raccontata attraverso la sua straordinaria musica, gli avvenimenti più significativi del periodo, i personaggi che amarono e venerarono il grande musicista, oppure lo detestarono. Attori, cantanti, musica dal vivo, storie di vita e storie di opere. Un intreccio nel quale il pubblico grande e piccolo viene coinvolto “dal vivo” come se il grande Rossini fosse ancora fra noi a dilettarci con la sua enorme personalità e la sua frenetica mente musicale. Un ritratto originale e appassionato, ma anche sofferto di un musicista che ci ha
lasciato alcune delle più belle opere di tutti i tempi.

volantino Montaione Maggio 15.12.18-page-001

20 anni di Vita di Comunità, sono 20 anni con don Luigi

Venti anni fa, il 12 dicembre del 1998 usciva il n. 1 di Vita di Comunità  – (vedi https://www.montaione.net/wp-content/uploads/2014/02/vdc001.pdf ),  sussidio liturgico della Parrocchia di San Regolo (la Parrocchia del capoluogo) che lo redige e lo stampa in proprio per fornire una traccia di quanto accade in Parrocchia, quali sono i suoi programmi, quali sono i suoi orari. Vita di Comunità scandisce la vita parrocchiale. Per quanto ci risulta, ad oggi è la pubblicazione più longeva che esiste o sia esistita a Montaione.

Ma se da vent’anni abbiamo VdC (come lo chiamiamo noi di Montaione.net), vuol dire ed è anche vero che abbiamo da venti anni con noi il nostro parroco don Luigi Campinoti, montaionese di Montaione, che pochissimo tempo prima, sul finire del 1998, aveva sostituito don Maurizio Volpi. Il precedente incarico era stato alla Parrocchia di San Cerbone a Montecerboli, vicino Larderello nel comune di Pomarance.

La redazione di Montaione.net esprime i più cari auguri a don Luigi per la migliore prosecuzione della sua missione tra la gente di Montaione.

Biblioteca. Il programma di dicembre

La Biblioteca Comunale  “a biscondola” di Montaione vi comunica le seguenti iniziative 
per il mese di DICEMBRE 2018

 

Giovedì 13 Dicembre, ore 17

Gruppo di Lettura. Incontro mensile del Circolo di

lettura della Biblioteca di Montaione.

Per incontrarsi, parlare di Libri e molto altro ancora.

Incontro per adulti libero e gratuito.

 

Sabato 15 Dicembre, ore 10.30

IL PACCHETTO ROSSO.

Una meravigliosa storia di Natale sul tema del dono.

A seguire un divertente laboratorio creativo natalizio.

Per bambini dai 4 agli 8 anni.

 

Venerdì 21 Dicembre, ore 17

APERTURA STRAORDINARIA

Presentazione del libro “Il grande libro dei Nomi”

di e con Lucilla Targhetti.

A seguire laboratorio creativo per bambini.

A cura di “Per fare l’albero”.

 

Sabato 22 Dicembre, ore 17.30

LE 12 PRINCIPESSE. IL BALLO SEGRETO.

Fiaba misteriosa con giradischi in valigia e movimenti di

castello. Per grandi e piccoli dai 5 anni.

A cura di “Per fare l’albero” in collaborazione con

“La Volpe con il Lume”.

Scarica il volantino al seguente collegamento Dicembre_MONTAIONE_2018 

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di Giancarlo Carmignani

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gemià’, v.intr.: gemicare, cioè cadere goccia a goccia (DISC), “stillare”, “verasare” (DEI) ed il verbo vernacolare mi pare senza dubbio espressivo anche perché evoca l’idea del gemere, quasi come se si trattasse di un lamento. Infatti deriva dal lat. parlato ipotetico “gemicare” e questo dal classico “gemere” (Zingarelli)

gengioli, s.m. pl.: “noccioline”, ma è un termine in disuso; anzi, l’ho trovato solo in M. Catastini

germano, s.m.: germano reale (“Anas platyrhyncos”), in altre parti della Toscana chiamato  semplicemente reale essendo “fra le anatre (…) la preda più ambita” (C. Romanelli)

gèrso, s.m.: gelso (“Morus alba” o “nigra”: De Mauro), ma usato spesso in senso eufemistico e metaforico, precisamente in quello di sedere, per non dire peggio, per es., nell’espressione  “Prenderlo nel gèrso”: essere ingannato o, parlando più volgarmente, essere fregati


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L’ Arte sotto l’albero

E’ una iniziativa di Natale con una mostra dedicata alle opere su carta, giclée, collage, litografie, bozzetti e pezzi unici degli artisti Toni Alfano, Gordon Breckenridge, Francesco Bruni, Lapo Gargani, Maria Grazia Preda, Rita Pedullà e Giacomo Tinacci con la partecipazione della poetessa Petronella Ortmann e le sue nuove litografie sulla poesia visiva.

Con l’occasione verranno presentate le opere dell’artista Mariangela Artese carte uniche che mischiano collage e pittura, che vogliono far rivivere il bambino interiore che portiamo dentro di noi, la parte più pura, spontanea e creativa che a volte lo spettatore dimentica di avere.

La mostra “Arte sotto l’albero” è partita  Sabato 1° Dicembre e durerà fino al 31/12.

Locandina Natale CORA FB

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gastigo, s.m.: castigo, che deriva da “castigare” e questo dal lat. “castus” = “puro” e  “agere” = “fare” e qindi propriamente “render puro”: DISC e secondo il DEI sarebbe attestata dall’inizio del ‘300 la voce “gastigo” e invece dal Duecento il v. “gastigare” (al posto di “castigare”, che ha assunto il significato far fare penitenza), voci toscane, così come “gastigato”, variante di castigato, part. pass. che diventa agg. si deduce anche dal De Mauro. Non è tuttavia senza rilievo il fatto che originariamente la c in lat. “aveva il suono della g”, che fu introdotta “solo tardi nell’alfabeto romano”, “verso il 234 a.C.”, derivando “forse da una leggera  mutazione grafica del C” (Georges-Calonghi) e, a proposito del genere delle lettere dell’alfabeto, è da precisare che è maschile se si sottintende “segno”, femminile se invece la parola sottintesa è “lettera”

gattini, s.m. pl., ed è un’espressione popolare da noi “fare i gattini” (vomitare) “metafora scherzosa presa da” gatto: DEI, che ricorda l’espressione meridionale “vomitare come una gatta ingorda”

gatto
, s.m.: “Esse’ del gatto” : esser del gatto in senso metaforico cioè essere sfacciato nel senso di essere come morto oppure di essere fregato oppure non essere più capace di certe prestazioni, così come “Averle infilate” e “Essere giù di corda”: trovarsi in cattive condizioni di salute: espressione forse usata anche oltre l’ambito fucecchiese. Viene fatto di pensare che potrebbe essere stata originata pensando al topo, che, com’è noto, è una preda ambìta dal gatto. Perciò, se questo l’afferrasse, un’espressione del genere potrebbe scaturire, in una favola in cui gli animali parlassero, ovviamente secondo la fantasia, dalla mente del topo. In tal caso significa essere in balìa dell’avversario, ma da noi, estendendo oltre l‘accezione del vocabolo, l’espressione significa ciò che ho affermato sopra

gattonà’, v.tr.: gattonare, cioè “seguire silenziosamente” come può fare un “gatto”, accenna in parte il DEI, che ne parla anche come di un verbo scherzoso o del “gergo studentesco” toscano nel senso di “pedinare”

gàżżera, s.f.: gażża, voce toscana anche secondo il DEI, ma in declino, nonostante la frase che un tempo si poteva sentir dire nel contado “Nighio fatto, gazzera pena”: quando il nido è fatto, la gazza soffre, forse perché sarebbe vaga di andare a giro anche a rubacchiare specialmente “oggetti luccicanti”. Non per niente è chiamata “ladra” anche la gazza comune (“Pica pica”: C. Romanelli ).

 

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garganòzzo, s.m.: parte sporgente della gola che possiamo chiamare gózzo, corrispondente all’it. “gargarozzo” (di cui penso che sia una forma dissimilata), derivata dal lat. tardo “gargara”, a sua volta dalla radice ipotetica “garga” (=“gola”), donde “garganella” (DEI), termine usato solo nell’espressione “bere a garganella” (DISC, che fa derivare tale voce da una radice onomatopeica ipotetica “garg”, “viva in tutte le lingue romanze”), cioè “senza riprendere fiato” (M. Catastini) e si tenga presente la voce pisana “gargana”: “bocca spalancata” anche in riferimento al canto (M.P.Bini). La dissimilazione si può spiegare anche per influsso del pisano “gàrgano” (gola: DEI), mentre una dissimilazione diversa è avvenuta nel pis. “gargalòzzo” (“pomo d’Adamo”: B.Gianetti), attestato in Toscana nel ‘500 (DEI). Tale protuberanza, secondo C.Giani, sarebbe “visibile in modo accentuato nelle persone che hanno subìto la sofferenza della fame per un periodo prolungato”

gargòzzole, s.f. pl.: vescichette (M. Catastini), bollicine, voce espressiva

garóso, agg.: innamorato, in riferimento al merlo, nel gergo dei cacciatori di Fucecchio e dintorni: un significato molto lontano, come si vede, dall’antico agg. (risalente al ‘500, almeno secondo il DEI) derivato da “gara” e che significa “litigioso”, per quanto un collegamento si possa cogliere dal momento che anche i merli maschi lottano fra loro per contendersi la femmina

garżone, s.m.: “operaio presso una famiglia colonica” (M. Catastini) e nella campagna vicino a Fucecchio esisteva anche il termine “garzona” che equivaleva com significato a una specie di “serva”, ma si tratta di un significato che è andato quasi perduto anche quello di garzone “di stalla”, mentre è rimasto (forse però ormai per poco tempo) quello di ragazzo “di bottega”; chiara l’origine dal francese “garçon” = “ragazzo” (DISC)

 

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 04 dicembre 2018 

Giornata Mondiale dei Diritti dei Minori e mostra alle Murate (20-27 novembre 2018)

Martedì 20 novembre la nostra scuola si è recata a Firenze, avendo ricevuto un invito a un convegno e una mostra grazie al lavoro svolto per l’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti e il Museo Nazionale del Bargello. E’ stato un grande onore il fatto che quella di Montaione era l’unica scuola non di area fiorentina, ma anche essere insieme a scuole prestigiose come il Liceo di Porta Romana. A rappresentare la comunità, accompagnando studenti e dirigente scolastica, l’Assessore alla Cultura Elena Corsinovi. Una bella esperienza, condivisa con tantissimi studenti, insegnanti, associazioni e rappresentanti delle istituzioni.
I lavori sono ancora visibili per un paio di giorni nella imponente cornice della sala Ottagonale delle Murate, a Firenze.

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Les gilets jaunes. Montmerle-sur-Saône

Selon les derniers comptages effectués par Le Progrès et les forces de l’ordre, il y aurait un total de 3 000 manifestants : environ 500 à Bourg-en-Bresse, 500 à Belley, 300 à Oyonnax, 300 à Ambérieu, 100 à Lagnieu et à Saint-Sorlin-en-Bugey, 120 manifestants à Montréal-la-Cluse sur plusieurs rond-points, 200 à Bellegarde sur trois rond-points, 50 sur le pont de Loyettes, 200 au péage de Pérouges où l’accès à l’autoroute A42 est empêchée et la sortie gratuite “facilitée” par les manifestants. Enfin, quelque 250 gilets sont dénombrés dans le pays de Gex, sur une dizaine de sites, notamment à Gex, Segny, Péron et Saint-Genis-Pouilly, le plus souvent sur des ronds-points pour bloquer l’accès aux centres commerciaux

Environ 50 gilets jaunes bloquent le rond point d accès au Super U de Pont d’Ain sur la D1075 et 30 bloquent un rond point de Saint-Jean-le-Vieux sur la D1084.

Au péage de Tossiat qui donne accès à l’A40, une trentaine de manifestants sont présents.

Une vingtaine de camions mènent une opération escargot entre Vonnas et Pont-de-Vaux.

Sur la Côtière, les manifestants se sont dirigées vers les points de blocage de Lyon.

A noter un barrage insolite à Montmerle-sur-Saône, sur la D933, où des pêcheurs ont emmené une barque pour signifier “qu’eux aussi payent leur gasoil”.

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gaóh guà!: espressione tipicamente fucecchiese che significa alla lettera: “guarda, oh, guarda!” in riferimento a una cosa che non va bene: si tratta perciò di un’osservazione sfavorevole, come, per es.: ma guarda un po’ cosa si deve vedere! Figuriamoci se do retta a lui! In pisano esiste “Gaoh!” esclamazione che può essere seguita da un “bellino!” in senso ironico (B.Gianetti). Almeno un tempo “certamente” poteva essere reso in vernacolo con l’espressione “Sé’ bah gaoh”, alla lettera “Senti, bada, guarda, oh!”

garbà’, v. intr.: garbare: si tratta di un verbo che figura anche nel proverbio contadino: “A chi ‘un gli garba il vino, Dio gli levi l’acqua”, proverbio tutt’altro che benevolo in generale specialmente nei confronti di chi è astemio, cui è augurato addirittura di essere privato dell’acqua e perciò del necessario per vivere. Lo stesso verbo figura in un altro proverbio: “vari son degli uomini i cervelli: a chi gli garba la torta e a chi i tortelli”: i gusti umani son diversi: così, per es., c’è a chi piace il dolce e a chi il salato, ma si tenga presente l’ampio uso della rima per semplificare e ancor di più per finalità mnemoniche ed espressive in molti proverbi

garbatezza, s.f.: “Atto di cortesia”. A me sembra un sostantivo veramente efficace in quanto espressivo, come nella frase: “ ‘Un gli si può fà’ una garbatezza ché subito accetta!”: non gli possiamo fare un atto di cortesia perché accetta immediatamente senza fare i complimenti

garbicchià’, v. intr.: garbicchiare, cioè garbare un po’, essendo “-icchiare” un suff. con valore diminutivo

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 27 novembre 2018 

Biblioteca. Ora non posso

La Biblioteca Comunale  “a biscondola” di Montaione vi comunica la seguente iniziativa

 MERCOLEDÌ 21 NOVEMBRE 2018
ORE 17

ORA NON POSSO

 Letture per bambini sulla lettura condivisa in famiglia e
il diritto alle storie Incontro con l’autrice e pedagogista Cristina Bartoli
per bambini 0-6 anni e i loro genitori

Oranonposso

Cinema. La casa sul mare

Recuperiamo un prezioso film francese di Robert Guédiguian “LA CASA SUL MARE” che rischiò di vincere il Leone d’oro a Venezia nel 2017. Nell’agosto scorso gli è stato assegnato il Premio Fiesole.

Dal 21 novembre, a causa di importanti lavori sulla struttura il cinema rimarrà chiuso fino ai primi di dicembre, speriamo di riprendere regolarmente  l’attività l’8 dicembre.  BUONE VISIONI !

L’Angelo Azzurro.

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ganghì’, v.intr.: ganghire: “struggersi per il desiderio” di qualcosa; voce toscana, forse deformazione di “gannire”, che significa “mugolare, proprio del cane e della volpe” e che è una voce dotta derivando dal latino “gannire” (DEI): voce che troviamo anche nel celebre commediografo del II secolo a.C. Terenzio e che significa, appunto, “mugolare” (Georges-Calonghi). Un tempo veniva usato a Fucecchio nel senso di “patire” (A. Morelli) o addirittura di “morire” (B. Soldaini), come nelle frase: “Mi farai ganghì’!”: mi farai morire!

ganzata, s.f.: “cosa ben riuscita” nel gergo toscano (DEI) specialmente dei giovani studenti

ganzerino, s.m. derivato da “ganzo”, col suff. dimin. preceduto dall’ampliamento – er – : persona “ben vestita” (DEI, che però lo dice a proposito della parola “ganzo”), ma più ancora da noi che ci sa o ci sapeva fare con le donne


ganzo
, s.m.: nel gergo studentesco toscano a partire dagli anni ’50 ha assunto il significato di “bravo”, simpatico, ammirevole, mentre è già attestato nel Giusti quel significato di “amante” (DISC) che ha perduto un po’ di quota, mentre è più diffuso specialmente nel linguaggio giovanile il significato ironico di “bravone”, con una rilevante dose d’esibizionismo, per es., nella frase: “ ’un fa’ ir ganzo!”: non fare il bravone! Si tratta comunque di una voce toscana, forse derivata (ovviamente in riferimento al femminile) dal lat. tardo “ganea”=“meretrice” (DEI) e perciò molto più nel senso indicato dal Giusti che in quello assunto più recentemente

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 20 novembre 2018 

Storia di Radicondoli, di Mons. Angelo Saltarelli

Domenica 11 Novembre 2018, alle ore 16,30 presso il Centro Comunitario “ Mons. O. Romero” in Via del Sole n. 6 (Centro Storico)
Don Luigi Campinoti e Rino Salvestrini presentano un libro sulla storia di Radicondoli scritto da Mons. Angelo Saltarelli, sacerdote nato a Montaione e per quasi50 anni Parroco a Radicondoli.
Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare per conoscere un personaggio montaionese: bravo prete storico e amato Proposto.
Una copia del libro sarà offerta a tutti i partecipanti.
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Cinema. Speciale ragazzi e “Beate”

Con la fretta della comunicazione abbiamo commesso un altro imperdonabile errore nell’orario di DOMENICA ecco  gli orari giusti:

  Sabato      10 novembre  ore 21,15

  domenica  11  novembre  ore 17,30 e 21,15

  martedi       13  novembre  ore 21,15

        BEATE 

(Italia 2018)  90’   Regia Samad  Zarmandili  con  Donatella Finocchiaro, Paolo Pierbon, Maria Roveran, Lucia Sardo

Scusateci per il contrattempo.   L’Angelo  Azzurro

— 

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Per motivi tecnici il film “una storia senza nome” non può essere proiettato, verrà sostituito con “Beate”, pregevole film indipendente dell’esordiente Samad Zarmandili che affronta i problemi del lavoro nel dramma della delocalizzazione.   Una straordinaria Donatella Finocchiaro e un’eccellenza del teatro italiano Paolo Pierbon. Un film di qualità che come sempre fatica ad uscire sul mercato. Non perdete questa opportunità.

UNA COMMEDIA ARGUTA CHE NON DIMENTICA LA SITUAZIONE ECONOMICA REALE E INNALZA UN’ODE ALLA CAPACITÀ FEMMINILE DI RISOLLEVARSI.

https://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/beate/63483/

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Biblioteca. Il programma di novembre

La Biblioteca Comunale  “a biscondola” di Montaione vi comunica le seguenti iniziative per il mese di NOVEMBRE 2018

Giovedì 8 Novembre | ore 17,00
Gruppo di Lettura. Incontro mensile del Circolo di lettura della Biblioteca “a biscondola” di Montaione.
Per incontrarsi, parlare di Libri e molto altro ancora. Incontro libero e gratuito.

Sabato 10 Novembre | ore 10,30
Cari bambini della Terra.
Ora del Racconto dedicata alla nostra amica Terra e al diritto di tutti di vivere in un ambiente sano.
Per bambini dai 4 agli 8 anni.

Sabato 17 Novembre | ore 10,30
Punte di Spillo contro ogni violenza.
Reading letterario e incontro con l’autrice Sandra Landi. Introduce Elena Corsinovi Assessore alla Cultura del
Comune di Montaione.

Mercoledì 21 Novembre | ore 17
Ora non Posso. Letture per bambini 0-6 anni sull’importanza della lettura in
famiglia, con l’autrice e pedagogista Cristina Bartoli
(17 – 25 Novembre Settimana Nazionale Nati per Leggere).

IN ALLEGATO PROGRAMMA NOVEMBRE 2018  clicca il collegamento —>Novembre in biblioteca

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gamballaria (a): loc. avv. “a gambe all’aria”, ma “ mandare a  gamballaria” è da intendere metaforicamente dalle nostre parti nel senso di “mandare in rovina” una persona o “far fallire una inziativa” (M. Catastini), per quanto alla lettera tale loc. significhi sottosopra, “in disordine”

gambe, s.f. pl. che assume un significato particolare nell’espressione negativa “ ’Un ci tira fuori le gambe”: non guarisce, anche se alla lettera significa che non ci tirar fuori le gambe (sottinteso probabilmente “dal letto”). Non  sembra ancora proprio in declino l’espressione “Ci si va a quattro gambe” ( dov’è giustificata la forma impersonale, altre volte abusata in toscano): c’è troppa sporcizia

gambone, s.m.: “troppa confidenza” (M. Catastini), per es., nell’espressione “Ha preso gambone!”: ha preso troppa confidenza, appunto, come non avrebbe dovuto permettersi. Si tratta di un accrescitivo di gamba (come si desume dal suff. “–one”) col cambiamento del genere, ma usato in senso metaforico e in riferimento a una persona prima sottomessa o riservata nei confronti dell’altra su cui finisce poi appunto per prender “gambone”


ganascia
, s.f. con un significato particolare se detto al pl. in una esclamazione in riferimento a una persona: “Che ganasce!”: che avidità! per es. nella frase, accompagnata da un’eloquente mimica, “Mangia a quattro ganasce!”: “con ingordigia, a quattro palmenti” (DISC). Infatti nell’essere umano le ganasce (mascelle e guance) non sono più di due, per cui si comprende facilmente la metafora

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 13 novembre 2018 

I pozzi nell’Evola

I pozzi nell’Evola.
Di Rino Salvestrini e Mauro Tani

L’Evola è un torrente affluente dell’Arno, un torrente perché nella stagione estiva si secca o quasi, ma in certe annate, anche in forma molto ridotta, continua ad avere il suo corso d’acqua e quindi può essere classificato nella categoria superiore, cioè quella dei fiumi.
Il vecchio nome era Ebula, termine etrusco, ma nei secoli troviamo anche Elbula e a Corazzano entrando nel Comune di San Miniato cambia nome ed è Egola fino alla foce in Arno a Ponte a Egola, paese che ha preso nome dall’affluente dell’Arno come Pontassieve, Ponte a Ema, Ponte a Elsa, Pontedera.
[…] ghiagoNella parte alta dell’Evola, dove scorre fra e su le rocce, presenta nel suo letto profonde cavità dette “pozzi” (Pozzo Catino o Latino, Pozzo Lungo, Pozzo dei Giovanotti, Pozzo Sfondato ed altri
che qui vedremo). Sono profonde buche nel letto roccioso e sempre piene d’acqua azzurra, non seccano mai, neppure in estate quando l’Evola è in magra o addirittura in secca.
Soltanto i tonfi, cioè le grandi pozze poco profonde si prosciugano e non sempre o completamente.
Inoltre non si riempiono mai come succede alle dighe, coi detriti dei boschi circostanti portati dalle piogge abbondanti e scroscianti. Insomma questi pozzi sono un mistero anche perché non hanno uscite sotterranee, ma sono grandi pentoloni, infatti, come quelli sulle Alpi, si chiamano anche marmitte dei giganti.