Cinema. Green Book

Continuano le proiezioni del vincitore del premio OSCAR per il miglior film.

Basato sulla storia vera di Shirley, un virtuoso della musica classica, e del suo autista temporaneo nel loro viaggio attraverso il pregiudizio razziale e le reciproche differenze. Il primo parla molte lingue, veste come un damerino e non sopporta volgarità e bassezze, mentre Tony Lip è ignorante e mangia sempre fast food.

Segnaliamo inoltre che il prossimo film subirà una variazione con lo spostamento di una proiezione da Martedi 9  a Mercoledi 10 aprile (sempre con ingresso a €. 3,50) poiché la sala è impegnata per una manifestazione del Comune di Montaione

Vi aspettiamo. BUONE  VISIONI!

L’Angelo Azzurro

Cinema. Green Book

Continuano le proiezioni del vincitore del premio OSCAR per il miglior film.  New York City, 1962. Tony Vallelonga, detto Tony Lip, fa il buttafuori al Copacabana, ma il locale deve chiudere per due mesi a causa dei lavori di ristrutturazione. Tony ha moglie e due figli, e deve trovare il modo di sbarcare il lunario per quei due mesi. L’occasione buona si presenta nella forma del dottor Donald Shirley, un musicista che sta per partire per un tour di concerti con il suo trio attraverso gli Stati del Sud, dall’Iowa al Mississipi. Peccato che Shirley sia afroamericano, in un’epoca in cui la pelle nera non era benvenuta, soprattutto nel Sud degli Stati Uniti. E che Tony, italoamericano cresciuto con l’idea che i neri siano animali, abbia sviluppato verso di loro una buona dose di razzismo.

Green Book è basato sulla storia vera di Shirley, un virtuoso della musica classica, e del suo autista temporaneo nel loro viaggio attraverso il pregiudizio razziale e le reciproche differenze.

Il Toscanario

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di Giancarlo Carmignani

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gostà’, v. per lo più intr.: costare, che deriva dal lat. “constare”: “stare fermo” e poi “valere” e il v.lat. deriva da “cum” rafforzativo e “stare” = “essere fermo” (da cui “statua”), con semplificazione eufonica del nesso lat. –nst rispetto a “constare” (DISC). Quanto allo scambio tra la c- e la g-,  poteva avvenire anche in lat., come abbiamo visto parlando di “gastigo”. Gostà’ pare che sia “vivo nel pisano”, almeno stando al DEI, se non nel contado nella frase, per es., “Quanto gòsta?”: quanto costa?

gosto, s.m., ma penso che venga detto molto raramente (e forse mai più “aosto”, registrato da M. Catastini) a differenza, talora, del nome, anzi dell’ipocoristico ormai più che altro scherzoso Gosto e del suo diminutivo Gostino (Agostino), in cui è chiara l’aferesi della lettera iniziale anche per un motivo pratico a cui il popolo è molto sensibile nel linguaggio stesso. L’esigenza di velocizzare anche nel parlare per non perdere tempo, senza peraltro dimenticare i motivi espressivi che rendono più viva, appunt in generale, la lingua plebea rispetto a quella aristocratica

gotoni, s.m. pl.tosc.: parotite; il termine nostrano si spiega perché tale malattia fa venire gonfie le gote, mentre altrove dicono “gattoni”, termine attestato dal Duecento e invece dal Trecento “orecchioni” (DEI) perché la parotite “comporta un ingrossamento della zona dietro gli orecchi” (DIR)

gottolàgnola, s.f.: “piega della pelle sotto il collo dei bovini”. C’è anche chi la definisce semplicemente “pappagorgia” (M. Catastini), che però si riferisce alle “persone molto grasse”: DISC, mentre gottolàgnola è un termine toscano, attestato nell’Ottocento, da tempo in disuso.

Deriva dal lat. “guttur, gutturis” = “gola”, con “assimilazione” alla –l- successiva dall’ipotetica “gottoragnola”: DEI, che la definisce semplicemente “giogaia”, a sua volta definita come abbiamo visto sopra

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  https://www.montaione.net/il-toscanario/

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 2 aprile 2019 

La chiesa e la parrocchia di Sant’Antonio

Di Rino Salvestrini, con la collaborazione di Luciano Martinucci
Riprese con il drone di Enrico Senesi

La parrocchia di Sant’Antonio partiva da Poggio all’Aglione e comprendeva Pozzolo, arrivava alla Cantoniera, alle porte di Montaione Capoluogo e poi comprendeva il territorio fra la strada per Castelfiorentino e il torrette Rio Pietroso, comprendendo Poggio Aranci, l’Orto, il Mannello e giù fino al Ponte ai confini.Questa zona è stata abitata dagli Etruschi e dai Romani, fu fiorente Castello nel Medio Evo, azienda agricola nei secoli seguenti fino ad essere attualmente una zona agro – turistica. Sulla cima del Poggio all’Aglione certamente si trovava un villaggio agricolo etrusco, come testimoniano i cocci rinvenuti nella cava di tufo (1916) e nelle fosse scavate per costruire la colonia elioterapica negli anni Trenta del Novecento. Conferme sono venute dalle tombe di Ponte all’Ebreo (1944) e di Spillocchi (1970); la prima venne scoperta casualmente dalle truppe alleate che in quella zona avevano impiantato l’accampamento, mentre cercavano di scavare una buca per i rifiuti; la seconda venne trovata perché un contadino vide sparire l’aratro mentre arava e il materiale restaurato è ora nel Municipio di Gambassi Terme.