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ULTIME NOVITA’ IN BIBLIOTECA A MONTAIONE
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Il Toscanario

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di Giancarlo Carmignani

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labbrata, s.f.: alla lettera sarebbe il “colpo dato sulle labbra” di una persona “col dorso della mano aperta”, ma in vernacolo è passata a indicare colpo nel viso, praticamante “man rovescio”, che ne è propriamente un sinonimo (DISC); voce toscana attestata in letteratura nel ‘700 nel commediografo senese, precursore del Goldoni, Iacopo Angelo Nelli ( DEI ed ENC. IT.), è popolare anche a Fucecchio

lacchezzo, s.m. tosc.: “imbroglio”, secondo R. Cantagalli, ma può significare anche “leccornìa”, come dev’essere pronunciata questa parola derivando da “lecconeria”, a sua volta da “leccare” sul  “modello” di ghiottoneria (DISC).

Al plurale (ma da noi si poteva sentir dire anche “racchezzi”) indica “allettamenti” in particolare amorosi almeno nel gergo studentesco. Comunque la voce è registrata anche dal Fanfani col significato di “allettamento, adescamento”. Anche attualmente  usato tale lemma in vernacolo fiorentino col significato di “cosa poco chiara, sporca” e prima “cosa (…) di poco conto”: significato che dal fiorentino può esser passato nel linguaggio di qualche studente nostrano di diversi anni fa specialmente nell’accezione sensuale

làgia, s.f.: passera lagia (“Petronia petronia”), termine “tipicamente” toscano, spegabile il primo “per la stretta somiglianza con la femmina” del “Passer domesticus”, mentre làgia è probabilmente da collegare con “ragia”, cioè con la “resina del pino”, cui “fa pensare la macchia gialla sotto la gola” di tale uccello (C. Romanelli)

lallerare, v.intr.tosc., ma attestato in letteratura: godersela (De Mauro), verbo rimasto nel proverbio anch’esso onomatopeico  “Senza lilleri ‘un (non) si lallera”: senza denaro non si combina niente, ma questo secondo una concezione non certo spiritualistica della vita. Tale verbo è certo venuto fuori, nel proverbio citato, per accostamento onomatopeico per consonanza con “lilleri”, ma potrebbe risentire anche dell’accezione del significato di “lallera” nel vernacolo fiorentino come “organo sessuale femminile”

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ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  https://www.montaione.net/il-toscanario/

Tutti gli articoli on line,  https://www.montaione.net/category/toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 17 settembre 2019

 

Sens’Arte. Finissage Estate 2019

Domenica 15 Settembre alle ore 17:00  a “Sens’Arte”, Finissage della stagione estiva 2019.

Il pomeriggio sarà allietato dalla presenza e presentazione delle opere dell’Artista milanese  Riccardo Pagano , alcune ispirate ai personaggi e al racconto “Belvilla” di  Rachele De Prisco  pubblicato dalla  Giovane Holden Edizioni .

Si ringraziano per le letture  Emanuela Sensi  e il Birrificio Artigiano Orzo bruno che accompagneranno con la loro partecipazione e collaborazione all’evento. https://www.facebook.com/events/438331503446672/

Il Toscanario

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di Giancarlo Carmignani

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io, pron. pers. Modo di dire: “io  laio!”, che ritengo un’espressione traducibile o quasi come “io ghiantine!”, ma entrambe eufemistiche per evitare bestemmie o  comunque di nominare il nome di Dio invano. Questo vale anche per altri casi in cui compare tale pronome. Si tenga però presente che esiste anche l’espressione, se non proprio imprecazione “io lai!” che può far pensare al s.m.pl. “lai” usata da Dante nel senso di “lamenti” (DEI e De Mauro)

ir, art.determ.: il, come nel proverbio contadino “Se ti dòle ir capo, ti ci vòle ir pan bagnato”, ritenendosi un tempo una cura contro il mal di testa mettere sulla fronte il pane bagnato (altrove bende inumidite). Non poche volte nel parlare è usata la var. “er”, cong. diffusa molto nel dial. pis. che come var. ha, ovviamente nel contesto del discorso orale, “ ‘r” (B.Gianetti)

iso iso, loc. avv.: al limite, lì lì

istroverso, agg. o s.m.: “maleducato” (M. Catastini), “impacci oso”, ma è un termine non più usato, a differenza del corretto termine “introverso”, di cui non è affatto una variante, bensì una storpiatura, avendo un significato molto diverso, anzi, almeno in parte, opposto

izzingherassi, v.rifl.: inzingherarsi, cioè sporcarsi. Deriva chiaramente da “zingaro”, che per estensione indica una persona sporca. Si tratta di un verbo usato da noi quasi sempre in frasi negatiche comen questa: “Sta’ attento a ‘un izzingheratti!”: guarda di non sporcarti!

Il raddoppiamento della –z- si spiega per il fenomeno dell’assimilazione, molto diffuso anche per un motivo espressivo nel linguaggio vernacolare

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 10 settembre 2019