Festa dei coscritti a Montmerle

A Montemerle si è tenuta la fête des conscrits

Ma cos’è la festa dei coscritti (così chiamata in italiano)?

La festa dei coscritti rappresenta il raduno dei nati nello stesso anno.

La tradizione pare sia nata nella seconda metà dell’Ottocento, quando i maggiorenni erano costretti a prestare servizio militare, e la festa dei coscritti era una specie di rito di passaggio all’età adulta, una tappa obbligata che tutti i giovani maschi attraversavano per entrare di diritto nella società civile. Dalla metà del Novecento le cose sono cambiate, e con la parità dei sessi ora partecipano anche le coscritte, che tra l’altro spesso si occupano della pianificazione della festa e sono le più “scatenate” e irriducibili. Alcune classi più affiatate si ritrovano addirittura ogni anno a festeggiare, spesso fino a notte fonda, tra cibo, vino, canti e balli.

Ogni paese ha i suoi coscritti che si riuniscono, alcune annate sono più numerose, altre meno e negli ultimi anni sono davvero pochi i ragazzi, dovuti anche al calo delle nascite. Nelle grandi città tutto questo non è vissuto perché impossibile da gestire e da organizzare. Infatti quando parli di festa dei coscritti con qualche cittadino, ti guarda stranito perché non conosce questo vocabolo. Immagina in una città come Roma una mega festa dei coscritti! Si dovrebbero riunire dentro il circo Massimo !

Resta dunque una tradizione dei paesi del Nord Italia (e pure della Francia) che ancora viene tramandata. Ovviamente il discorso non è più legato al servizio di leva, ormai non più obbligatorio, ma alla voglia di stare insieme e festeggiare.

Organizzare una festa dei coscritti finchè è tempo di scuola risulta semplice perché bene o male ci si incontra e ci si vede. Negli anni successivi, trovare gli indirizzi di tutti i nati nel paese e magari emigrati, diventa impresa ardua. Chi si è trasferito altrove e diventa difficile da rintracciare diventa l’obiettivo principale dell’organizzazione, perché siano tutti presenti al grande raduno. Quindi parte la ricerca di indirizzi tra parenti, amici e conoscenti.

A furia di ballare e divertirsi, dopo una certa ora viene fame e non vuoi mangiucchiare qualcosa per tirare fino all’alba? La festa dei coscritti è famosa anche per quello. Si fa tardi. Mogli, mariti, compagne e compagni sanno che durante quella festa non è possibile rientrare presto. E’ contro ogni regola. Dunque, da mettere in conto.

La cosa bella è che in questa occasione puoi davvero incontrare i coscritti che si sono trasferiti in altri paesi ed ora sono stati “adottati” da altri gruppi dello stesso anno.

https://www.leprogres.fr/ain-01-edition-dombes/2019/02/10/la-fete-des-conscrits-en-images

Testo tratto da: https://www.calendariovaltellinese.com/blog/cosa-sai-della-festa-dei-coscritti

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di Giancarlo Carmignani

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giulèbbe, s.m.: squisitezza, chicca, delizia, come nella frase “Che giulebbe!”: è proprio buono! originariamente in riferimento a una bevanda, ma estensivamente a un “cibo” molto buono a Fucecchio e a Empoli, fra l’altro. In effetti in origine si riferiva a uno “sciroppo molto dolce”, derivando dal persiano “gulab”: “acqua” (“ab”) “di rose” (“gul”), poi tramite l’arabo, la voce  “gulab” (volg. “guleb”) si è diffusa in tutte le lingue romanze occidentali (DEI), ma il De Mauro la considera ormai toscana almeno se intesa in una certa accezione

giulivo, agg.: stupidello, ma non poche volte l’agg. è preceduto dall’attenuante “un po’ ” forse per ridimensionare il giudizio negativo che tale aggettivo non comporta necessariamente. Infatti giulivo deriva dal franc. ant. “jolif” = “lieto” e la letizia non è certo da condannare!

giunta, s.f.: vantaggio, come nella frase: “Ti do (in pis. “dó”) la giunta” in una gara sportiva

Giunti, cognome di un personaggio che senza il suo volere non prese alcun pesce, per cui l’espressione “La pésca del Giunti” voleva dire “avere avuto insuccesso” (R. Cardellicchio), ma non mi risulta più usata da noi. Sono del parere, come sostiene L. Bezzini in riferimento a un detto usato a Castagneto Carducci, che Giunti sia “un cognome di comodo” per fare la rima con ciò che segue. “Pesca del Giunti” significa “non prendere niente”, consistendo nel far arrivare con gli stivaloni l’“acqua fino ai coglioni e pesci punti”


giusta, inizialmente agg.f., ma usato in funzione avverbiale col significato di giustamente, veramente, nell’espressione pisana usata anche da noi: “Te l’ha a dì’ giusta?”:


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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 19 febbraio 2019 

Biblioteca. Cosa c’è a febbraio

La Biblioteca Comunale  “A biscondola” di Montaione vi comunica le seguenti iniziative per il mese di FEBBRAIO 2019

Giovedì 14 Febbraio, ore 17.00
Circolo di lettura
Incontro mensile del Circolo di lettura della Biblioteca di Montaione. Per incontrarsi, parlare di Libri e molto altro ancora. Incontro per adulti libero e gratuito.

Sabato 16 Febbraio, ore 10,30
Ora del Racconto
Letture animate dagli albi più belli della biblioteca.
Per bambini dai 4 agli 8 anni.

Sabato 23 Febbraio, ore 10,30
La Scienza Divertente – Incredibili Invenzioni
Chi ha inventato il termometro? E le strade? E il treno? E la ruota? Scopriamo l’origine… di tante cose quotidiane che ci accompagnano ogni giorno nel nostro mondo “Moderno”.
Tutti gli incontri sono gratuiti e rivolti a ragazzi dai 6 ai 12 anni. Prenotazione richiesta (MAX 15 partecipanti)

Presentazione del libro “In Esilio” di Simone Lenzi

Sabato 9 Febbraio 2019, a partire dalle ore 17.00,  si terrà la presentazione del libro “In Esilio” di Simone Lenzi (Ed. Rizzoli).

L’iniziativa avrà luogo nella Sala Consiliare, presso il Palazzo Comunale, in Piazza del Municipio 1, MONTAIONE (FI).

Interverrà Elena Corsinovi, Assessore alla Cultura del Comune di Montaione. Sarà presente l’autore del libro, Simone Lenzi.

Simone Lenzi in questo romanzo autobiografico ci conduce nelle stanze intime della memoria, dove si celano i segreti dell’esistenza. Abile ritrattista di tipi umani, con colori accesi e sfumature intense scava nella quotidianità di tre generazioni, scardinando i paradigmi della letteraturacontemporanea
Simone Lenzi : e nato a Livorno, 22 giugno 1968 è un cantautore, scrittore e traduttore italiano, frontman del gruppo toscano Virginiana Miller. Dopo gli studi in filosofia all’università di Pisa nel 1990 inizia a scrivere e cantare per i Virginiana Miller. Ha tradotto il primo libro degli Epigrammi di arziale insieme a Simone Marchesi nel 2008. Nel 2009 traduce Un’America di Robert Pinsky. Il 13 marzo 2012 pubblica il suo primo romanzo, intitolato La Generazione. Da questo libro è stato tratto il soggetto per il film Tutti i santi giorni di Paolo Virzì, uscito nello stesso anno. Lenzi ha lavorato nel film anche come cosceneggiatore. La canzone omonima dei Virginiana Miller presente nel film è vincitrice del David di Donatello come “miglior canzone originale” nel 2013. Dal 2013 collabora con Il Tirreno. Il 2 maggio 2013 pubblica il libro Sul Lungomai di Livorno (Laterza editore). Nel corso del Festival di Sanremo 2014, la cantante Antonella Ruggiero porta in gara il
brano Quando balliamo, scritto da Lenzi con la stessa Ruggiero e con Roberto Colombo. Nel 2016 il suo romanzo Mali minori vince la 60ª edizione del Premio Ceppo Pistoia

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di Giancarlo Carmignani

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giramèrlo, s.m.: “girellone” (M. Catastini), ma è un termine scomparso, per quanto sia formato semplicemente dall’imperat., seconda persona sing. del v. “girare” e il termine “merlo”

girardengo, s.m.: individuo che non dà la sensazione di fermarsi stabilmente in un posto, bensì di essere mutevole, incostante e perciò non dà un’adeguata garanzia di affidabilità. Può darsi che derivi dal cognome del noto corridore ciclista Costante Girardengo, ma specialmente per la prima parte dello stesso, che fa pensare al verbo “girare”. Si tratta inoltre di un epiteto non certo onorevole, ormai scomparso da tempo, ma di cui potrebbe essere una traccia il soprannome fucecchiese “Girardenga”

gisso, agg.: “genuino, non adulterato” (A. Catastini), integro (invece nel Tommaseo-Bellini “bello, buono”) usato nelle frasi negative ed è da notare che in livornese esiste ancora l’agg. “gis” che significa “ammodo” e che pare sia la trasformazione dell’inglese “just” = “corretto” (V. Marchi) e una voce come la nostra esiste –pare- in pisano (Malagoli). Da noi, se veniva detto di una donna che “non era gissa”, voleva dire che aveva corso “la cavallina”, cioè che aveva avuto “molte avventure galanti” (DISC), insomma che non si era comportata proprio bene sul piano morale

giudizio, s.m.: sottinteso nella frase “Chi più ne ha, più ne metta”: chi ha più giudizio, lo adoperi

giùe, avv.: giù. Si tratta di una “forma paragogica toscana”, già usata anche da Dante (DEI), ma pure dialettale più propria dell’area fiorentina, mentre da noi è usato piuttosto (ma in un senso ben diverso) come forma paragogica “sie” nel senso ironico di sì specialmente nelle risposte date con sufficienza, cioè con un “atteggiamento di sdegnosa superiorità” (DISC)

giuggiolassi, v.rifl.: giuggiolarsi, cioè godersela, per es., al sole. Chiara la derivazione da giuggiola, gradevole frutto del giuggiolo, variante tosc. di “żiżżolo” (“Zizyphus sativa”): non per niente si dice “Andà’(andare) in brodo di giuggiole”: “gongolarsi” (DISC).


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