Sens’Arte. Finissage Estate 2019

Domenica 15 Settembre alle ore 17:00  a “Sens’Arte”, Finissage della stagione estiva 2019.

Il pomeriggio sarà allietato dalla presenza e presentazione delle opere dell’Artista milanese  Riccardo Pagano , alcune ispirate ai personaggi e al racconto “Belvilla” di  Rachele De Prisco  pubblicato dalla  Giovane Holden Edizioni .

Si ringraziano per le letture  Emanuela Sensi  e il Birrificio Artigiano Orzo bruno che accompagneranno con la loro partecipazione e collaborazione all’evento. https://www.facebook.com/events/438331503446672/

Il Toscanario

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di Giancarlo Carmignani

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io, pron. pers. Modo di dire: “io  laio!”, che ritengo un’espressione traducibile o quasi come “io ghiantine!”, ma entrambe eufemistiche per evitare bestemmie o  comunque di nominare il nome di Dio invano. Questo vale anche per altri casi in cui compare tale pronome. Si tenga però presente che esiste anche l’espressione, se non proprio imprecazione “io lai!” che può far pensare al s.m.pl. “lai” usata da Dante nel senso di “lamenti” (DEI e De Mauro)

ir, art.determ.: il, come nel proverbio contadino “Se ti dòle ir capo, ti ci vòle ir pan bagnato”, ritenendosi un tempo una cura contro il mal di testa mettere sulla fronte il pane bagnato (altrove bende inumidite). Non poche volte nel parlare è usata la var. “er”, cong. diffusa molto nel dial. pis. che come var. ha, ovviamente nel contesto del discorso orale, “ ‘r” (B.Gianetti)

iso iso, loc. avv.: al limite, lì lì

istroverso, agg. o s.m.: “maleducato” (M. Catastini), “impacci oso”, ma è un termine non più usato, a differenza del corretto termine “introverso”, di cui non è affatto una variante, bensì una storpiatura, avendo un significato molto diverso, anzi, almeno in parte, opposto

izzingherassi, v.rifl.: inzingherarsi, cioè sporcarsi. Deriva chiaramente da “zingaro”, che per estensione indica una persona sporca. Si tratta di un verbo usato da noi quasi sempre in frasi negatiche comen questa: “Sta’ attento a ‘un izzingheratti!”: guarda di non sporcarti!

Il raddoppiamento della –z- si spiega per il fenomeno dell’assimilazione, molto diffuso anche per un motivo espressivo nel linguaggio vernacolare

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Presentazione del 4/2/2015,  https://www.montaione.net/il-toscanario/

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 10 settembre 2019

 

Sara Scali e la cupola di S. Regolo

Nel giorno del Santo Patrono il regalo più bello a San Regolo

Domenica 1. settembre tra le ore 18 e le 19, nella Parrocchiale di San Regolo, si è svolta la cerimonia di benedizione della nuova cupola della chiesa. Officiato da S.E. Mons Vescovo Alberto Silvani, e alla presenza dei diversi rappresentanti dell’amministrazione comunale, l’evento è stato sottolineato anche da un intervento del sindaco che ha ricordato, tra l’altro, quanto il nostro parroco Don Luigi Campinoti ha fatto fino adesso a Montaione durante il proprio incarico parrocchiale. Mons Silvani ha interpretato il significato religioso della cupola che si protende al cielo e verso il cielo.

Infine da rilevare il ricordo a Sara Scali: colei che con il suo lasciato ha voluto e permesso alla chiesa di San Regolo di avere nuovamente, dopo oltre settanta’anni, la sua cupola che adesso è visibile non solo più dall’interno, ma anche esteriormente.

Rino Salvestrini, che ha conosciuto la nostra concittadina Sara, la ricorda così, come amica e come collega:

“Ho conosciuto la maestra Sara Scali circa 60 anni fa in occasione di un concorso magistrale. Poi siamo stati colleghi per tanti anni e siamo divenuti anche amici oltre che colleghi.

Sara abitava in affitto nel vicolo Fiore, poi si trasferì in via Chiarenti in una casa sua acquistata con i semplici commerci di Angiolino detto Guscino, con le cuciture di mamma Ida, ma soprattutto con i risparmi sul suo stipendio di maestra.

La casa di Sara era sempre aperta a tutti, alle colleghe, alle amiche, ai conoscenti. Non era necessario telefonare prima, era sufficiente suonare il campanello che qualcuno apriva, sempre. Non possiamo dimenticare le serate estive nel fresco giardino a bacìo; e poi le serate invernali nella cucina davanti al fuoco del caminetto.

Senza dimenticare le tante cene di fine anno con la casa zeppa di amici e pregna dell’odore della carne ad arrostire sui carboni del caminetto.

Sara riceveva a braccia aperte, metteva via la massa di stoffe con i ricami in corso e ti faceva sedere al tavolo di cucina davanti alla ciotola di caramelle e di cioccolatini.

Ci capitavo anch’io, più spesso erano presenti le insegnanti soprattutto, mia moglie, Rosanna Maestrelli, Paola Bruschi, Maria Luisa Nencini, ed anche Amneris Bettarini, Maria Teresa Bruschi, Gisella Bigazzi, Adele Morini e tante altre persone anche non insegnanti e per tutte cito i coniugi Ciulli della Posta e i Bertolotti.

E giù tante chiacchiere, ma anche discorsi seri di scuola e di vita, soprattutto tanta compagnia.

Ricordo che spesso Sara, parlando di Montaione dalla Porta Grande alla Porta Piccina, si soffermava con rimpianto a parlare della cupola della chiesa di San Regolo, luccicante come la ricordava nella sua infanzia, prima che fosse coperta da quel capanno protettivo nel periodo dell’ultima guerra, meravigliando gli amici che non l’avevano mai ammirata.

Sara diceva che il suo sogno era quello di vederla di nuovo sotto il sole come una volta, ma rimase un sogno, anzi una promessa, perché come figlia unica asseriva sempre di lasciare la sua casa, faticosamente guadagnata, alla parrocchia per riscoprire la cupola della chiesa di S. Regolo, il santo che oggi 1° settembre festeggiamo come patrono.

Ora la promessa è stata mantenuta, il sogno si è avverato, grazie all’interessamento di Don Luigi Campinoti, del Consiglio parrocchiale e dei tecnici.

Ma c’era anche Sara, e noi riconosciamo il suo merito per aver proposto, sostenuto, finanziato e ottenuto di cancellare, dopo 75 anni, l’ultima traccia della guerra.

Oggi celebriamo un avvenimento postumo, perché Sara è deceduta, ma forse Sara è qui con noi, guardatevi attorno certamente la potrete vedere viva nei ricordi di tante amiche e amici presenti.

Ciao Sara e tante grazie per la cupola della chiesa del tuo paese.”

 

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di Giancarlo Carmignani

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inumido, s.m.: umido, ma propriamente si tratta di un modo di cuocere in “salsa”, “in umido” (come in pis.: B.Gianetti), unendo le due parole sì da farne talora, sia pur arbitrariamente, un sostantivo, come nella frase: “Non mi dà’ l’inumido” : non mi dare pietanze cotte in umido, cioè in salsa

invecchià’, v.intr.: invecchiare e si pensi al proverbio diffuso non solo in campagna: “A tavola ‘un s’invecchia mai” in riferimento ai piaceri della tavola, i quali farebbero sentir giovani chi li gusta per l’allegria che possono dare

inventà’, v.tr.: inventare, nel senso di cercare di dare ad intendere, come nella frase: “Ma che m’inventi?”: ma cosa cerchi di darmi ad intendere?

invià’, v.tr.: inviare, ma nel senso d’incominciare, come nella frase: “Invia a far questo; poi se ne parla”: comincia a far questa cosa; poi ne parleremo

inzeccà’, v.tr.: azzeccare e nota il DEI che “inzeccare” è una voce pisana

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