Il Toscanario

logoToscanario

di Giancarlo Carmignani

***

giarda, s.f.: muco che cola dal naso

ginocchioni (in), loc. avv. con un significato particolare nella frase che un tempo poteva essere sentita dire a Fucecchio: “Le anguille in ginocchioni ènno un incanto”: le anguille cucinate in un certo modo sono veramente gustose

giondolo, s.m.: ciondolo, di una famiglia di parole considerate onomatopeiche in sostanza dal DEI; ancora più espressiva mi pare questa voce nostrana perché mi suggerisce ancora di più l’idea di qualcosa che pende giù. Che almeno qualche tempo fa venissa detto a Fucecchio si può desumere anche dal soprannome “Giondolo” e secondo il DISC “ciondolare” (ma da noi veniva detto anche “giondolà’”) è una voce onomatopeica “da accostare” a “dondolare”

giòo, s.m.: gioco, come in pisano, così come il verbo corrispondente col solito dileguo della –c- intervocalica. Si pensi alla frase ironica: “E’ un ber giòo, sì!” in riferimento ad un gioco che non è affatto piacevole. A dimostrazione di quanto sia importante anche sul piano culturale una parola, si tenga presente la derivazione di “gioco” dal lat. “iocu(m)” propriamente “gioco di parole”, che ha sostituito il termine  latino ben più diffuso nell’antichità per indicare il gioco, ma “in azione”, e cioè “ludus”, di probabile origine etrusca (DELI)

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  https://www.montaione.net/il-toscanario/

Tutti gli articoli on line,  https://www.montaione.net/category/toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 29 gennaio 2019 

Il Toscanario

logoToscanario

di Giancarlo Carmignani

***

ghigna, s.f.: viso “arcigno”, ma è una voce lucchese entrata nel vernacolo livornese (V. Marchi) e successivamente in quello pisano, mentre è rara nel medio valdarno

ghigno, s.m. volgare: pene, ma si tratta di un termine in decadenza, se non scomparsa

giamberattone, agg.: “spreciso” (M. Catastini), voce presente nel vernacolo fucecchiese almeno qualche tempo fa. Sembra una voce abbastanza espressiva, ma ne risulta ignota l’origine, a parte la connotazione negativa, in questo caso, del suff. “-one”

giannizzero, s.m.: tipo, più che rustico, intrattabile, oltre che esecutore di “ogni comando” di una “persona importante” da cui costui dipende in modo servile, pur dandosi “treno”, cioè importanza: anche in questo caso si tratta di uno “spregiativo” (accentuato da come viene detto dalle nostre parti) “spiegabile anche sul piano storico”, riferendosi sotto questo profilo a chi nell’impero  ottomano, da cristiano arruolato per forza nelle truppe turche (è infatti tale l’origine della parola), diventava un difensore fanatico dell’islamismo (De Mauro)


ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  https://www.montaione.net/il-toscanario/

Tutti gli articoli on line,  https://www.montaione.net/category/toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 22 gennaio 2019 

Il Toscanario

logoToscanario

di Giancarlo Carmignani

***

ghianzi, avv.: dianzi, almeno un tempo specialmente nel contado e forse più spesso dalle nostre parti poteva capitare di sentir dire, preceduto da “Io”, “ghiantine” come interiezione: “diantine”, forma lucchese, secondo il DEI, come espressione “eufemistica” al posto di “ghiavolo”. C’era infatti in Toscana la tendenza a sostituire la d- dinanzi a due vocali con gh- come –ia- o viceversa


ghiavolaccio
, s.m.: strumento per rompere le zolle (I. Banti): nome derivato dalla sua pericolosità, che nella mentalità popolare e in particolare in quella contadina è collegabile senza dubbio col nome del diavolo, in toscano rurale ghiavolo (ved.), con l’aggiunta del suffisso peggiorativo “- accio”

ghiàvolo!, esclam.: diavolo!però questo lemma può essere anche un semplice s.m. usato almeno un tempo come nel contado pisano, ma non proprio in senso elogiativo, col significato di “persona che riesce a districarsi dai più complicati intrighi” (C. Giani)
Ghiègo (con la variante pis. e lucch. Diègo), avv., come nella frase: “Le gambe mi fanno ghiègo”: le gambe non mi reggono “per la stanchezza o per la debolezza”. Era anche il soprannome di una triade di persone nota un tempo a Fucecchio e di cui parlava anche una filastrocca:

“Ghiègo, Radicchio e Chiodo,

fagliela di pan nero,

mettici ‘r pomodoro

e faglielo mangià’”

in riferimento, penso, a uno dei piatti caratteristici della cucina fucecchiese, cioè alla zuppa o alla pappa al pomodoro.

Espressione tratta da un nome proprio in riferimento alla  gambe: “Far diego”: “Far giacomo giacomo”, “forse per accostamento alla stanchezza dei pellegrini che si recavano a S.Giacomo de Compostela in Galizia” (DEI)

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  https://www.montaione.net/il-toscanario/

Tutti gli articoli on line,  https://www.montaione.net/category/toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno  15 gennaio 2019 

Il Toscanario

logoToscanario

di Giancarlo Carmignani

***

ghegna (alla), loc. avv.derivata dallo scomparso v.tr. “ghennare” (probabilmente in fucecchiese un tempo parlando “ghennà’”): vincere tutte le palline e le figurine dell’ “avversario”, verbo trovato solo nel libretto attibuito a M. Catastini. Tale loc. avv. era usata a Fucecchio nel secondo dopoguerra quando un ragazzo, nel gioco delle palline o delle figurine, le aveva perse tutte essendo stato più bravo di lui un suo concorrente. Che la stessa loc. sia scomparsa, pur essendo sopravvissuta er un certo tempo al verbo da cui è derivata, non è un motivo di meraviglia, essendo cessata la pratica del gioco delle palline e poi di quello delle figurine, a Fucecchio, da una sessantina o rispettivamente una trentina d’anni dalla fine effettiva del secondo dopoguerra, seguito dal cosiddetto “miracolo economico” dell’Italia. Comunque “Mandà’ alla ghegna” significava in un certo senso mandare in fallimento nel gioco delle palline o delle figurine vincendole tutte ad un ragazzo

ghégo, agg.: stupido (M. Catastini), ma di questa voce pare sia rimasto solo il soprannome di un personaggio povero che viveva a Fucecchio e che non era certo apprezzato: Ghego

ghelle, s.f.pl., usato un tempo a Fucecchio solo nell’espressione: “Ci fo le ghelle!”: non ci faccio niente! Si tratta peraltro di un termine dal significato non chiaro che non escludo del tutto che sia collegabile almeno in tal senso col tosc. “ghèghe”: “smorfie, daddoli” e “Avere le gheghe”: “essere di cattivo umore” (DEI): espressione da noi non usata, bensì probabilmente sostituita da “chèe” (ved.). Un’altra mia ipotesi è che lo stano lemma “ghelle” sia collegabile almeno come significato almeno con il triv. “seghe”: in tal caso si potrebbe spiegare il significato sopra riportato, corrispondente alla volgarissima espressione, purtroppo diffusa nel linguaggio anche giovanile d’infima lega: “Me ne fo d’un cazzo!”

ghiacciaiòlo, s.m., venditore di ghiaccio, termine ovviamente venuto meno non esistendo ormai da un bel po’ di tempo tale mestiere nella nostra zona


ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  https://www.montaione.net/il-toscanario/

Tutti gli articoli on line,  https://www.montaione.net/category/toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno  8 gennaio 2019 

Il Toscanario

logoToscanario

di Giancarlo Carmignani

***

gemià’, v.intr.: gemicare, cioè cadere goccia a goccia (DISC), “stillare”, “verasare” (DEI) ed il verbo vernacolare mi pare senza dubbio espressivo anche perché evoca l’idea del gemere, quasi come se si trattasse di un lamento. Infatti deriva dal lat. parlato ipotetico “gemicare” e questo dal classico “gemere” (Zingarelli)

gengioli, s.m. pl.: “noccioline”, ma è un termine in disuso; anzi, l’ho trovato solo in M. Catastini

germano, s.m.: germano reale (“Anas platyrhyncos”), in altre parti della Toscana chiamato  semplicemente reale essendo “fra le anatre (…) la preda più ambita” (C. Romanelli)

gèrso, s.m.: gelso (“Morus alba” o “nigra”: De Mauro), ma usato spesso in senso eufemistico e metaforico, precisamente in quello di sedere, per non dire peggio, per es., nell’espressione  “Prenderlo nel gèrso”: essere ingannato o, parlando più volgarmente, essere fregati


ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  https://www.montaione.net/il-toscanario/

Tutti gli articoli on line,  https://www.montaione.net/category/toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 18 dicembre 2018 

Il Toscanario

logoToscanario

di Giancarlo Carmignani

***

gastigo, s.m.: castigo, che deriva da “castigare” e questo dal lat. “castus” = “puro” e  “agere” = “fare” e qindi propriamente “render puro”: DISC e secondo il DEI sarebbe attestata dall’inizio del ‘300 la voce “gastigo” e invece dal Duecento il v. “gastigare” (al posto di “castigare”, che ha assunto il significato far fare penitenza), voci toscane, così come “gastigato”, variante di castigato, part. pass. che diventa agg. si deduce anche dal De Mauro. Non è tuttavia senza rilievo il fatto che originariamente la c in lat. “aveva il suono della g”, che fu introdotta “solo tardi nell’alfabeto romano”, “verso il 234 a.C.”, derivando “forse da una leggera  mutazione grafica del C” (Georges-Calonghi) e, a proposito del genere delle lettere dell’alfabeto, è da precisare che è maschile se si sottintende “segno”, femminile se invece la parola sottintesa è “lettera”

gattini, s.m. pl., ed è un’espressione popolare da noi “fare i gattini” (vomitare) “metafora scherzosa presa da” gatto: DEI, che ricorda l’espressione meridionale “vomitare come una gatta ingorda”

gatto
, s.m.: “Esse’ del gatto” : esser del gatto in senso metaforico cioè essere sfacciato nel senso di essere come morto oppure di essere fregato oppure non essere più capace di certe prestazioni, così come “Averle infilate” e “Essere giù di corda”: trovarsi in cattive condizioni di salute: espressione forse usata anche oltre l’ambito fucecchiese. Viene fatto di pensare che potrebbe essere stata originata pensando al topo, che, com’è noto, è una preda ambìta dal gatto. Perciò, se questo l’afferrasse, un’espressione del genere potrebbe scaturire, in una favola in cui gli animali parlassero, ovviamente secondo la fantasia, dalla mente del topo. In tal caso significa essere in balìa dell’avversario, ma da noi, estendendo oltre l‘accezione del vocabolo, l’espressione significa ciò che ho affermato sopra

gattonà’, v.tr.: gattonare, cioè “seguire silenziosamente” come può fare un “gatto”, accenna in parte il DEI, che ne parla anche come di un verbo scherzoso o del “gergo studentesco” toscano nel senso di “pedinare”

gàżżera, s.f.: gażża, voce toscana anche secondo il DEI, ma in declino, nonostante la frase che un tempo si poteva sentir dire nel contado “Nighio fatto, gazzera pena”: quando il nido è fatto, la gazza soffre, forse perché sarebbe vaga di andare a giro anche a rubacchiare specialmente “oggetti luccicanti”. Non per niente è chiamata “ladra” anche la gazza comune (“Pica pica”: C. Romanelli ).

 

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  https://www.montaione.net/il-toscanario/

Tutti gli articoli on line,  https://www.montaione.net/category/toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 11 dicembre 2018 

Il Toscanario

logoToscanario

di Giancarlo Carmignani

***

garganòzzo, s.m.: parte sporgente della gola che possiamo chiamare gózzo, corrispondente all’it. “gargarozzo” (di cui penso che sia una forma dissimilata), derivata dal lat. tardo “gargara”, a sua volta dalla radice ipotetica “garga” (=“gola”), donde “garganella” (DEI), termine usato solo nell’espressione “bere a garganella” (DISC, che fa derivare tale voce da una radice onomatopeica ipotetica “garg”, “viva in tutte le lingue romanze”), cioè “senza riprendere fiato” (M. Catastini) e si tenga presente la voce pisana “gargana”: “bocca spalancata” anche in riferimento al canto (M.P.Bini). La dissimilazione si può spiegare anche per influsso del pisano “gàrgano” (gola: DEI), mentre una dissimilazione diversa è avvenuta nel pis. “gargalòzzo” (“pomo d’Adamo”: B.Gianetti), attestato in Toscana nel ‘500 (DEI). Tale protuberanza, secondo C.Giani, sarebbe “visibile in modo accentuato nelle persone che hanno subìto la sofferenza della fame per un periodo prolungato”

gargòzzole, s.f. pl.: vescichette (M. Catastini), bollicine, voce espressiva

garóso, agg.: innamorato, in riferimento al merlo, nel gergo dei cacciatori di Fucecchio e dintorni: un significato molto lontano, come si vede, dall’antico agg. (risalente al ‘500, almeno secondo il DEI) derivato da “gara” e che significa “litigioso”, per quanto un collegamento si possa cogliere dal momento che anche i merli maschi lottano fra loro per contendersi la femmina

garżone, s.m.: “operaio presso una famiglia colonica” (M. Catastini) e nella campagna vicino a Fucecchio esisteva anche il termine “garzona” che equivaleva com significato a una specie di “serva”, ma si tratta di un significato che è andato quasi perduto anche quello di garzone “di stalla”, mentre è rimasto (forse però ormai per poco tempo) quello di ragazzo “di bottega”; chiara l’origine dal francese “garçon” = “ragazzo” (DISC)

 

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  https://www.montaione.net/il-toscanario/

Tutti gli articoli on line,  https://www.montaione.net/category/toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 04 dicembre 2018 

Il Toscanario

logoToscanario

di Giancarlo Carmignani

***

gaóh guà!: espressione tipicamente fucecchiese che significa alla lettera: “guarda, oh, guarda!” in riferimento a una cosa che non va bene: si tratta perciò di un’osservazione sfavorevole, come, per es.: ma guarda un po’ cosa si deve vedere! Figuriamoci se do retta a lui! In pisano esiste “Gaoh!” esclamazione che può essere seguita da un “bellino!” in senso ironico (B.Gianetti). Almeno un tempo “certamente” poteva essere reso in vernacolo con l’espressione “Sé’ bah gaoh”, alla lettera “Senti, bada, guarda, oh!”

garbà’, v. intr.: garbare: si tratta di un verbo che figura anche nel proverbio contadino: “A chi ‘un gli garba il vino, Dio gli levi l’acqua”, proverbio tutt’altro che benevolo in generale specialmente nei confronti di chi è astemio, cui è augurato addirittura di essere privato dell’acqua e perciò del necessario per vivere. Lo stesso verbo figura in un altro proverbio: “vari son degli uomini i cervelli: a chi gli garba la torta e a chi i tortelli”: i gusti umani son diversi: così, per es., c’è a chi piace il dolce e a chi il salato, ma si tenga presente l’ampio uso della rima per semplificare e ancor di più per finalità mnemoniche ed espressive in molti proverbi

garbatezza, s.f.: “Atto di cortesia”. A me sembra un sostantivo veramente efficace in quanto espressivo, come nella frase: “ ‘Un gli si può fà’ una garbatezza ché subito accetta!”: non gli possiamo fare un atto di cortesia perché accetta immediatamente senza fare i complimenti

garbicchià’, v. intr.: garbicchiare, cioè garbare un po’, essendo “-icchiare” un suff. con valore diminutivo

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  https://www.montaione.net/il-toscanario/

Tutti gli articoli on line,  https://www.montaione.net/category/toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 27 novembre 2018 

Il Toscanario

logoToscanario

di Giancarlo Carmignani

***

ganghì’, v.intr.: ganghire: “struggersi per il desiderio” di qualcosa; voce toscana, forse deformazione di “gannire”, che significa “mugolare, proprio del cane e della volpe” e che è una voce dotta derivando dal latino “gannire” (DEI): voce che troviamo anche nel celebre commediografo del II secolo a.C. Terenzio e che significa, appunto, “mugolare” (Georges-Calonghi). Un tempo veniva usato a Fucecchio nel senso di “patire” (A. Morelli) o addirittura di “morire” (B. Soldaini), come nelle frase: “Mi farai ganghì’!”: mi farai morire!

ganzata, s.f.: “cosa ben riuscita” nel gergo toscano (DEI) specialmente dei giovani studenti

ganzerino, s.m. derivato da “ganzo”, col suff. dimin. preceduto dall’ampliamento – er – : persona “ben vestita” (DEI, che però lo dice a proposito della parola “ganzo”), ma più ancora da noi che ci sa o ci sapeva fare con le donne


ganzo
, s.m.: nel gergo studentesco toscano a partire dagli anni ’50 ha assunto il significato di “bravo”, simpatico, ammirevole, mentre è già attestato nel Giusti quel significato di “amante” (DISC) che ha perduto un po’ di quota, mentre è più diffuso specialmente nel linguaggio giovanile il significato ironico di “bravone”, con una rilevante dose d’esibizionismo, per es., nella frase: “ ’un fa’ ir ganzo!”: non fare il bravone! Si tratta comunque di una voce toscana, forse derivata (ovviamente in riferimento al femminile) dal lat. tardo “ganea”=“meretrice” (DEI) e perciò molto più nel senso indicato dal Giusti che in quello assunto più recentemente

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  https://www.montaione.net/il-toscanario/

Tutti gli articoli on line,  https://www.montaione.net/category/toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 20 novembre 2018 

Il Toscanario

logoToscanario

di Giancarlo Carmignani

***

gamballaria (a): loc. avv. “a gambe all’aria”, ma “ mandare a  gamballaria” è da intendere metaforicamente dalle nostre parti nel senso di “mandare in rovina” una persona o “far fallire una inziativa” (M. Catastini), per quanto alla lettera tale loc. significhi sottosopra, “in disordine”

gambe, s.f. pl. che assume un significato particolare nell’espressione negativa “ ’Un ci tira fuori le gambe”: non guarisce, anche se alla lettera significa che non ci tirar fuori le gambe (sottinteso probabilmente “dal letto”). Non  sembra ancora proprio in declino l’espressione “Ci si va a quattro gambe” ( dov’è giustificata la forma impersonale, altre volte abusata in toscano): c’è troppa sporcizia

gambone, s.m.: “troppa confidenza” (M. Catastini), per es., nell’espressione “Ha preso gambone!”: ha preso troppa confidenza, appunto, come non avrebbe dovuto permettersi. Si tratta di un accrescitivo di gamba (come si desume dal suff. “–one”) col cambiamento del genere, ma usato in senso metaforico e in riferimento a una persona prima sottomessa o riservata nei confronti dell’altra su cui finisce poi appunto per prender “gambone”


ganascia
, s.f. con un significato particolare se detto al pl. in una esclamazione in riferimento a una persona: “Che ganasce!”: che avidità! per es. nella frase, accompagnata da un’eloquente mimica, “Mangia a quattro ganasce!”: “con ingordigia, a quattro palmenti” (DISC). Infatti nell’essere umano le ganasce (mascelle e guance) non sono più di due, per cui si comprende facilmente la metafora

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  https://www.montaione.net/il-toscanario/

Tutti gli articoli on line,  https://www.montaione.net/category/toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 13 novembre 2018