Il Toscanario

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di Giancarlo Carmignani

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ceròtto, s.m.: persona dalla salute precaria, specialmente quando viene detto, talora un po’ scherzando tra amici: “Che cerotto che sei!: come sei malandato!:  infatti il cerotto viene applicato per lo più quando un individuo si è fatto male. Si tratta di un adattamento toscano dell’umbro, fra l’altro, “ceroto”, derivato dal gr. “keròton” = “unguento di cera” (DEI)

cervellone, s.m. accrescitivo di cervello. Vien detto sia in riferimento a chi capisce poco sia (più recentemente) in riferimento a chi ha un grande cervello, cioè una grande intelligenza. L’accrescitivo dà più ragione a quest’ultima accezione, mentre l’altro significato si può spiegare come ispirato dall’ironia. È vero che il suff. “-one” in alcune parole ha perduto “l’originale valore accrescitivo” finendo per indicare una “connotazione peggiorativa” (De Mauro), ma in più zone della Toscana, probabilmente per influenza dell’italiano ufficiale, sembra che si sia verificato il processo inverso in riferimento al suddetto lemma

césto, s.m.: “uomo vanitoso, pretenzioso” (M.P.Bini), ma a Fucecchio diciamo piuttosto “pretensioso”: termine, césto, che a me risulta scomparso dalla nostra zona (dove veniva detto anche ironicamente: M. P. Bini), sostituito caso mai dall’espressione “pallon gonfiato”, tanto adatta a un uomo politico italiano fin troppo noto. Pare che il lemma derivi dal “cesto della lattuga”

cestone, s.m., accresc. di cesta. Frase: “M’ha’ fatto una testa come un cestone!”: m’hai riempito il capo di chiacchiere!

 

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 28  febbraio 2017 

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