Salvestrini: Villa Maffei a Villamagna (Volterra)

Villa Maffei, a Villamagna (Volterra)

di Rino Salvestrini (rino.salvestrini@montaione.net)

Nel secondo Millennio, dai signori rurali alle famiglie nobili e poi le magnatizie o soltanto comunque ricche, al tempo dei Comuni, del Rinascimento e giù fino al Settecento e all’Ottocento, nelle città toscane e intorno a queste, sono state costruite molte ville e case signorili sui colli, a scopo di difesa, di controllo dei possedimenti, di simbolo di potere, o solo per trascorrerci i mesi caldi della stagione estiva alternando la vita del palazzo di città.
Si trovavano sempre nel centro dei possessi terrieri, con la torre alta simbolo di potere, con i merli eretti in ogni epoca anche quando non c’era da difendersi dai lanci di frecce, con un bel parco, la fontana, la scalinata e gli annessi per le stalle, la servitù, la limonaia, poi con la fattoria e le cantine, i granai e quanto occorreva alla conduzione dei poderi, compresi gli artigiani: il fabbro, il legnaiolo, il maniscalco e quant’altro.
Anche in Valdera e in Val di Cecina, in un anello di colline che circondano Volterra città dall’antica origine etrusca, poi nel fulgore del vescovado, quindi del Comune e dei Signori di ogni epoca, si contavano molte ville, alcune ancora esistenti e più o meno ben conservate, anche se con altri proprietari (neoricchi o enti pubblici) e con altri usi, per lo più turismo e magari centri religiosi o culturali.
Eccone alcune, più o meno imponenti o antiche o ben conservate: Cedri (Alamanni), Capannoli (Baciocchi), Spedaletto (Lorenzo il Magnifico), e ancora Monterufoli, Vicarello, Mazzolla, Pignano, Palagione, Cozzano, Castagno, La Striscia, Ulignano, Montecastello ed altre. Al giorno d’oggi poi, il termine villa ha preso ben altri significati, specialmente con l’agriturismo o il turismo verde o
rurale e campagnolo come lo si voglia definire. Vecchie case coloniche abbandonate con la fuga dalla terra nella seconda metà del Novecento, sono state ristrutturate, esternamente rispettando le caratteristiche esistenti (internamente invece no) e trasformate in residenze per turisti, arricchite da rinnovati parchi, con l’aggiunta del parcheggio, della piscina e del campo da tennis, e cambiando pure il toponimo definendole ville.
Per una breve storia della Villa Maffei ho iniziato con la storia della famiglia che ne è stata l’artefice, soffermandomi poi sul probabile progettista Baldassarre Peruzzi senese ma di origini volterrane; su alcuni artisti che hanno impreziosito la villa nel tempo e vale a dire Salvator Rosa napoletano del Cinquecento e i due ottocentisti Lodovico Gamberucci di Radicofani e Raffaello Soldaini sacerdote pisano.
Naturalmente oltre la imponente villa meritano due parole anche la chiesa annessa e la fattoria sottostante.
Ringrazio Vanna Vannucchi e Lelio Lagorio per il loro aiuto.

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