Il Toscanario

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di Giancarlo Carmignani

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gostà’, v. per lo più intr.: costare, che deriva dal lat. “constare”: “stare fermo” e poi “valere” e il v.lat. deriva da “cum” rafforzativo e “stare” = “essere fermo” (da cui “statua”), con semplificazione eufonica del nesso lat. –nst rispetto a “constare” (DISC). Quanto allo scambio tra la c- e la g-,  poteva avvenire anche in lat., come abbiamo visto parlando di “gastigo”. Gostà’ pare che sia “vivo nel pisano”, almeno stando al DEI, se non nel contado nella frase, per es., “Quanto gòsta?”: quanto costa?

gosto, s.m., ma penso che venga detto molto raramente (e forse mai più “aosto”, registrato da M. Catastini) a differenza, talora, del nome, anzi dell’ipocoristico ormai più che altro scherzoso Gosto e del suo diminutivo Gostino (Agostino), in cui è chiara l’aferesi della lettera iniziale anche per un motivo pratico a cui il popolo è molto sensibile nel linguaggio stesso. L’esigenza di velocizzare anche nel parlare per non perdere tempo, senza peraltro dimenticare i motivi espressivi che rendono più viva, appunt in generale, la lingua plebea rispetto a quella aristocratica

gotoni, s.m. pl.tosc.: parotite; il termine nostrano si spiega perché tale malattia fa venire gonfie le gote, mentre altrove dicono “gattoni”, termine attestato dal Duecento e invece dal Trecento “orecchioni” (DEI) perché la parotite “comporta un ingrossamento della zona dietro gli orecchi” (DIR)

gottolàgnola, s.f.: “piega della pelle sotto il collo dei bovini”. C’è anche chi la definisce semplicemente “pappagorgia” (M. Catastini), che però si riferisce alle “persone molto grasse”: DISC, mentre gottolàgnola è un termine toscano, attestato nell’Ottocento, da tempo in disuso.

Deriva dal lat. “guttur, gutturis” = “gola”, con “assimilazione” alla –l- successiva dall’ipotetica “gottoragnola”: DEI, che la definisce semplicemente “giogaia”, a sua volta definita come abbiamo visto sopra

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 2 aprile 2019 

La chiesa e la parrocchia di Sant’Antonio

Di Rino Salvestrini, con la collaborazione di Luciano Martinucci
Riprese con il drone di Enrico Senesi

La parrocchia di Sant’Antonio partiva da Poggio all’Aglione e comprendeva Pozzolo, arrivava alla Cantoniera, alle porte di Montaione Capoluogo e poi comprendeva il territorio fra la strada per Castelfiorentino e il torrette Rio Pietroso, comprendendo Poggio Aranci, l’Orto, il Mannello e giù fino al Ponte ai confini.Questa zona è stata abitata dagli Etruschi e dai Romani, fu fiorente Castello nel Medio Evo, azienda agricola nei secoli seguenti fino ad essere attualmente una zona agro – turistica. Sulla cima del Poggio all’Aglione certamente si trovava un villaggio agricolo etrusco, come testimoniano i cocci rinvenuti nella cava di tufo (1916) e nelle fosse scavate per costruire la colonia elioterapica negli anni Trenta del Novecento. Conferme sono venute dalle tombe di Ponte all’Ebreo (1944) e di Spillocchi (1970); la prima venne scoperta casualmente dalle truppe alleate che in quella zona avevano impiantato l’accampamento, mentre cercavano di scavare una buca per i rifiuti; la seconda venne trovata perché un contadino vide sparire l’aratro mentre arava e il materiale restaurato è ora nel Municipio di Gambassi Terme.

La pizzata da Vivaldo

Una iniziativa per aiutare i frati al restauro del convento…mangiando un’ottima pizza cucinata nel forno del 1500. Un’incredibile serata da stare insieme. Prossimo appuntamento il sabato 23 marzo ore 19.30. Gradita la prenotazione ai seguenti recapiti

Frà Stefano 349 18 111 81 – Valter 338 412 0991 – Laura 339 862 4033

Il Santuario di San Vivaldo – Foto liberamente tratta da AgriturismoColleVerde.com

Cinema. Green book

Arriva l’OSCAR per il miglior film.  New York City, 1962. Tony Vallelonga, detto Tony Lip, fa il buttafuori al Copacabana, ma il locale deve chiudere per due mesi a causa dei lavori di ristrutturazione. Tony ha moglie e due figli, e deve trovare il modo di sbarcare il lunario per quei due mesi. L’occasione buona si presenta nella forma del dottor Donald Shirley, un musicista che sta per partire per un tour di concerti con il suo trio attraverso gli Stati del Sud, dall’Iowa al Mississipi. Peccato che Shirley sia afroamericano, in un’epoca in cui la pelle nera non era benvenuta, soprattutto nel Sud degli Stati Uniti. E che Tony, italoamericano cresciuto con l’idea che i neri siano animali, abbia sviluppato verso di loro una buona dose di razzismo.

Green Book è basato sulla storia vera di Shirley, un virtuoso della musica classica, e del suo autista temporaneo nel loro viaggio attraverso il pregiudizio razziale e le reciproche differenze.

Vi aspettiamo. BUONE  VISIONI!

L’Angelo Azzurro    

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di Giancarlo Carmignani

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gorà’, v. tr.: gorare, verbo scomparso, ma attestato a Fucecchio nel 1859 secondo M. Masani col significato di “disprezzare”

gorata, s.f.: “Traccia di una macchia che permane dopo la smacchiatura” come la gora, di cui il DISC dà la definizione sopra espressa, ma in questo caso il suff. “- ata” finisce per dare il senso di una maggiore estensione. Invece non figura nel nostro vernacolo “gorata” nel senso di “gugliata di filo” come nei dialetti lucchese, pisano e còrso secondo il DEI

górpe, s.f.: volpe, di cui costituisce una variante simpatica perché espressiva, anche grazie al rotacismo, né meraviglia lo scambio tra la v- e la g-, non proprio raro un tempo in Toscana. In senso traslato significa persona furba: la furberia è infatti considerata una caratteristica della volpe anche senza bisogno di riferirsi a Esòpo e a Fedro. L’idea dell’astuzia è ancora più accentuata se in fondo viene messo il suff. “ –one”: “gorpone”, che significa peraltro anche persona che imbroglia; del resto tale suff. originariamente può indicare anche abitudini “negative” d’una persona, come ha messo in evidenza il DISC, il quale giustamente, in riferimento a “gorpe”, ne parla come variante tosc. volg. con “velarizzazione del suono fricativo labiodentale sonoro /v/” davanti a vocale “velare”: considerazione che vale anche in riferimento al derivato nostrano “gorponi”: con l’andatura furbesca della volpe.

gòrro, s.m.: “nassa di vimini”, ma anche “rete fitta per piccoli pesci (proibita in Toscana nel 1632)”: DEI. Quanto al “gorro astracico” del Padule di Fucecchio, è stato definito “un enorme bertovello”, mentre le anguille erano caturate con le nasse.

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 26 marzo 2019