La via Francigena a Montaione. Tutta (o quasi) la verità

di Enrico Senesi

Ebbene lo ammetto: fino a poco tempo fa non sapevo affatto cosa fosse la via Francigena; non parliamo poi di un tipo chiamato Sigerico. Tornando da lavoro all’inizio di Via della Colline vedevo sbucare ogni tanto delle persone munite di zaino che attraversavano la strada per poi proseguire su un’altra strada sterrata con l’indicazione VF. “Mah, contenti loro”, ho sempre pensato.

Questo per anni, poi improvvisamente ho scoperto questa famigerata via Francigena: un’itinerario che dall’Inghilterra porta a Roma. Sì, avete letto bene: un percorso vecchissimo (anzi, nuovo per chi non ne sapeva l’esistenza) dove non circolano auto bensì persone con lo zaino, che qualcuno chiama anche “pellegrini”. La sopresa è stata ancora maggiore quando ho scoperto che nel territorio di Montaione ci sono ben 5 km e mezzo di questa via Francigena e che per la maggior parte il percorso passa per luoghi panoramici e morfologicamente diversi tra loro. Vi svelo subito che il nostro tratto è bellissimo e con visuali mozzafiato a 360°. Ho allegato moltissime foto e spero rendano l’idea di cosa eventualmente troverete.

Prima di parlare però del tratto montaionese, in larga misura coincidente con il confine di Castelfiorentino, vi racconterò cosa era la via Francigena e vi parlerò di un arcivescovo di Canterbury chiamato Sigerico (Sigeric in lingua inglese), che più di mille anni fa passò proprio dalle nostre parti.

LA VIA FRANCIGENA TRA L’VIII E IL  XII SECOLO
In questi secoli la via Francigena è stata la principale via di comunicazione tra Roma e il Mare del Nord. Le sue origini risalgono all’epoca della dominazione longobarda quando i collegamenti tra Roma e la Cispadania erano impediti dai Bizantini che controllavano l’Esarcato (Romagna) e la costa ligure. I Longobardi, utilizzando e ricalcando preesistenti tracciati romani, crearono il passaggio nella dorsale appenninica: la Via di Monte Bardone (da Mons. Langobardorum), corrispondente all’attuale Passo della Cisa. Un passaggio strategicamente importante al quale i re longobardi assicurarono sicurezza e controllo con la costruzione di roccaforti, ma anche abbazie regie e monasteri che offrivano ai viandanti cura e ricovero. A partire dal IX secolo la strada comincia ad essere nominata “via Francigena”, ovvero “strada che proviene dal regno dei Franchi”. Questa strada millenaria fu percorsa nei secoli da mercanti, sovrani, religiosi e pellegrini che si recavano a Roma e poi proseguivano per la Terra Santa o che, in un percorso inverso, risalivano, dopo l’imbarco a Luni, verso Santiago de Compostela. La Francigena divenne così nel Medioevo il punto d’incontro dei tre grandi pellegrinaggi, di culture, emblemi e linguaggi dell’Occidente cristiano.

La Via Francigena ha rappresentato nel corso dei secoli, fin dall’alto medioevo, l’itinerario seguito dai pellegrini dell’Europa del centro-nord, per raggiungere Roma, sede del Papato e cuore della Cristianità. L’appellativo “Francigena” però non indicava solo un tracciato devozionale ad esclusivo uso dei pellegrini, ma una via percorsa da mercanti, eserciti, uomini politici e di cultura, creando così un canale primario di comunicazione e di scambio e permettendo tutte quelle interrelazioni che portarono alla sostanziale unità della cultura Europea tra X e XIII Secolo.

Esisteva un itinerario ideale di base che collegava le località più note, mentre non si è mai conosciuto nel dettaglio il percorso che le univa, tranne che per alcuni tratti obbligati dalla morfologia del territorio.

SIGERICO
Sigerico di Canterbury, soprannominato nei paesi anglosassoni come “Sigeric the Serious” (950 ca. – 28 Ottobre 994), venne ordinato ed istruito presso l’abbazia di Glastonbury, nel Somerset. Prima di diventare arcivescovo di Canterbury nel 990 venne nominato abate dell’Abbazia di Sant’Agostino a Canterbury e poi vescovo di Ramsbury e Sonning.
Ottenuta la nomina arcivescovile nel 990, Sigerico si recò personalmente a Roma per ritirare il Pallio, simbolo della sua nuova dignità, direttamente dalle mani dell’allora papa Giovanni XV.
Il pallio (derivato dal latino pallium, mantello di lana) è un paramento liturgico usato nella Chiesa cattolica, costituito da una striscia di stoffa di lana bianca avvolta sulle spalle. Rappresenta la pecora che il pastore porta sulle sue spalle come il Cristo ed è pertanto simbolo del compito pastorale di chi lo indossa. Successivamente il vescovo di Roma se ne è riservato una specie di esclusiva e lo concede solo ad alcuni arcivescovi metropoliti e primati come simbolo della giurisdizione in comunione con la Santa Sede.

Forse proprio su suggerimento dello stesso pontefice, Sigerico volle annotare per il suo viaggio di ritorno a Canterbury tutte le tappe che attraversò; questa sua cronaca personale, oggi pervenutaci, ci fornisce il più antico resoconto dell’antica via di pellegrinaggio verso Roma che diventerà in seguito famosa come Via Francigena. Di seguito ho riportato quanto annotato da Sigerico (Quando Sigerico passò da Coiano, scrisse il nome “Currant”)

Sappiamo che Sigerico impiegò 79 giorni per percorrere i circa 1600 km che li separavano dalla costa nord della Francia, sul canale della Manica (“usque ad mare“), con una media di circa 20 chilometri al giorno che egli percorse perlopiù a piedi. Da qui probabilmente si imbarcò per raggiungere le coste inglesi. Dopo l’imbarco e l’attraversamento della Manica, Sigerico giunse in patria, sulle coste dell’Inghilterra. Qui la sua cronaca scritta s’interrompe, anche se molto probabilmente toccò almeno altre due tappe: Dover, dove sbarcò e Canterbury, meta finale del suo ritorno a casa.

IL SISTEMA VIARIO ATTUALE
Nel 1994, quindi mille anni dopo la morte di Sigerico, la via Francigena è stata dichiarata “Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa” e nel dicembre 2004 la Segreteria Generale del Consiglio d’Europa le ha conferito la menzione di Grande Itinerario Culturale Europeo, analogamente al Cammino di Santiago de Compostela in Spagna.

Il cammino del pellegrino non era un itinerario singolo, bensì una rete di strade e sentieri utilizzati secondo le stagioni, gli eventi politici e dall’Ordine Religioso di appartenenza degli stessi viandanti che incontravano spesso paludi, acquitrini, tratti di bosco impenetrabili, condizioni atmosferiche avverse, animali pericolosi, banditismo. Questi imprevisti costringevano spesso i pellegrini a cercare percorsi più agevoli e sicuri, creando così innumerevoli varianti locali, fermo restando l’itinerario di base.
Per tutte queste ragioni scegliere oggi un percorso tra i tanti non è facile, ne deriva quindi la scelta di un tragitto che associ e tenga conto delle diverse esigenze del pellegrino contemporaneo, quali ad esempio: la spiritualità, la cultura, il turismo, associati a un percorso sicuro, possibilmente lontano dal traffico veicolare e dall’asfalto, con presenza di acqua, servizi e aree di sosta adeguate.
La Via Francigena pertanto non è in realtà una via, ma un sistema viario con molte alternative e varianti che trovano unitarietà e ufficialità nel diario di viaggio di Sigerico. Forti e significative sono ancora oggi le influenze esercitate dalla via Francigena sulla storia, l’arte, la tradizione religiosa dei territori attraversati, precoce testimonianza di culture europee diverse, sulla strada dal Medioevo verso l’Europa Moderna.

IL DIARIO DI VIAGGIO DI SIGERICO
Iste sunt submansiones de Roma usque ad mare. I Urbs Roma – II Johannis VIIII – III Bacane – IV Suteria – V Furcari – VI Sce Valentine – VII Sce Flaviane – VIII Sca Cristina – IX Aqua Pendente – X Sce Petir in Pail – XI Abricula – XII Sce Quiric – XIII Turreiner – XIV Arbia – XV Seocine – XVI Burgenove – XVII Aelse – XVIII Sce Martin in Fosse – XIX Sce Gemiane – XX Sce Maria GlanXXI Sce Peter Currant – XXII Sce Dionisii – XXIII Arne Blanca – XXIII Aqua Nigra – XXV Forcri – XXVI Luca – XXVII Campmaior – XXVIII Luna – XXIX Sce Stephane – XXX Aguilla – XXXI Puntremel – XXXII Sce Benedicte – XXXIII Sce Moderanne – XXXIV Philemangenur – XXXV Metane – XXXVI Sce Domnine – XXXVII Floricum – XXXVIII Placentia – XXXIX Sce Andrea – XL Sce Cristine – XLI Pamphica – XLII Tremel – XLIII Vercel – XLIV Sca Agath – XLV Everi – XLVI Publei – XLVII Agusta – XLVIII Sce Remei – XLIX Petrecastel – L Ursiores – LI Sce Maurici – LII Burbulei – LIII Vivaec – LIV Losanna – LV Urba – LVI Antifern – LVII Punterlin – LVIII Nos – LIX Bysiceon – LX Cuscei – LXI Sefui – LXII Grenant – LXIII Oisma – LXIV Blaecuile – LXV Bar – LXVI Breone – LXVII Domaniant – LXVIII Funtaine – LXIX Chateluns – LXX Rems – LXXI Corbunei – LXXII Mundlothuin – LXXIII Martinwaeth – LXXIV Duin – LXXV Atherats – LXXVI Bruwaei – LXXVII Teranburh – LXXVIII Gisne – LXXIX – LXXX Sumeran.»
Il manoscritto originale omette l’indicazione della tappa n. 79 e del relativo toponimo.
XX Sce Maria Glan è Santa Maria a Chianni
XXI Sce Peter Currant è Coiano

Italia
I – Urbs Roma (oggi la città di Roma e il Borgo Leonino)
II – Johannis VIIII (oggi la località chiamata “La Storta” lungo la via Cassia)
III – Bacane (oggi la Valle di Baccano, nella zona di Campagnano di Roma)
IV – Suteria (oggi Sutri)
V – Furcari (oggi Santa Maria di Forcassi, frazione di Vetralla)
VI – Sce Valentine (oggi “Borgo San Valentino”, presso Viterbo)
VII – Sce Flaviane (oggi Montefiascone)
VIII – Sca Cristina (oggi Bolsena)
IX – Aqua Pendente (oggi Acquapendente)
X – Sce Petir in Pail (oggi Podere Voltole, presso Abbadia San Salvatore)
XI – Abricula (oggi la località “Briccola”, o “Le Briccole”, presso Castiglione d’Orcia)
XII – Sce Quiric (oggi San Quirico d’Orcia)
XIII – Turreiner (oggi Torrenieri, presso Montalcino)
XIV – Arbia (oggi Ponte d’Arbia, nel comune di Monteroni d’Arbia)
XV – Seocine (oggi Siena)
XVI – Burgenove (oggi Abbadia a Isola, nel comune di Monteriggioni)
XVII – Aelse (Pieve d’Elsa, oggi non più esistente, presso il comune di Colle Val d’Elsa)
XVIII – Sce Martin in Fosse (oggi Molino d’Aiano, presso Colle Val d’Elsa)
XIX – Sce Gemiane (oggi San Gimignano)
XX – Sce Maria Glan (oggi Pieve di Santa Maria Assunta a Chianni, presso Gambassi Terme)
XXI – Sce Peter Currant (oggi Pieve dei Santi Pietro e Paolo a Coiano, fraz. di Castelfiorentino)
XXII – Sce Dionisii (oggi San Genesio, preso il comune di San Miniato)
XXIII – Arne Blanca (oggi Fucecchio)
XXIV – Aqua Nigra (oggi Ponte a Cappiano, nel comune di Fucecchio)
XXV – Forcri (oggi Porcari)
XXVI – Luca (oggi Lucca)
XXVII – Campmaior (oggi Camaiore)
XXVIII – Luna (oggi Luni)
XXIX – Sce Stephane (oggi Santo Stefano di Magra)
XXX – Aguilla (oggi Aulla)
XXXI – Puntremel (oggi Pontremoli)
XXXII – Sce Benedicte (oggi Pontelungo, nel comune di Pontremoli)
XXXIII – Sce Moderanne (oggi Berceto)
XXXIV – Philemangenur (oggi Felegara, nel comune di Medesano, oppure Fornovo di Taro)
XXXV – Metane (oggi Medesano, oppure Costamezzana nel comune di Noceto)
XXXVI – Sce Domnine (Borgo San Donnino, oggi Fidenza)
XXXVII – Floricum (oggi Fiorenzuola d’Adda)
XXXVIII – Placenta (oggi Piacenza)
XXXIX – Sce Andrea (oggi Corte Sant’Andrea, frazione di Corte Lodigiana)
XL – Sce Cristine (oggi Santa Cristina)
XLI – Pamphica (oggi Pavia)
XLII – Tremel (oggi Tromello)
XLIII – Vercel (oggi Vercelli)
XLIV – Sca Agath (Sant’Agata, oggi Santhià)
XLV – Everi (oggi Ivrea)
XLVI – Publei (oggi Montjovet)
XLVII – Agusta (oggi Aosta)
XLVIII – Sce Remei (San Remigio, oggi Saint-Rhémy-en-Bosses).

Svizzera
XLIX – Petrecastel (oggi Bourg-Saint-Pierre)
L – Ursiores (oggi Orsières)
LI – Sce Maurici (oggi Saint-Maurice)
LII – Burbulei (oggi Versvey nel comune di Yvorne, presso Aigle)
LIII – Vivaec (oggi Vevey)
LIV – Losanna (ancora oggi, Losanna)
LV – Urba (oggi Orbe)

Francia
LVI – Antifern (oggi la Cappella di Saint-Maurice, presso Jougne)
LVII – Punterlin (oggi Pontarlier)
LVIII – Nos (oggi Nods)
LIX – Bysiceon (oggi Besançon)
LX – Cuscei (oggi Cussey-sur-l’Ognon)
LXI – Sefui (oggi Seveux)
LXII – Grenant (ancora oggi, Grenant)
LXIII – Oisma (oggi Humes nel municipio di Humes-Jorquenay)
LXIV – Blaecuile (oggi Blessonville)
LXV – Bar (oggi Bar-sur-Aube)
LXVI – Breone (oggi Brienne-la-Vieille)
LXVII – Domaniant (oggi Donnement)
LXVIII – Funtaine (oggi Fontaine)
LXIX – Chateluns (oggi Châlons-en-Champagne)
LXX – Rems (oggi Reims)
LXXI – Corbunei (oggi Corbeny)
LXXII – Mundlothuin (ovvero “in monte Loduni”, oggi Laon)
LXXIII – Martinwaeth (ovvero “Martini vadum”, oggi Seraucourt-le-Grand)
LXXIV – Duin (oggi Doingt)
LXXV – Atherats (oggi Arras)
LXXVI – Bruwaei (oggi Bruay-en-Artois, oppure Bruay-la-Buissière)
LXXVII – Teranburh (oggi Thérouanne)
LXXVIII – Gisne (oggi Guînes)
LXIX – ?
LXXX – Sumeran (oggi Sombre, presso Wissant)

TRATTO DA COIANO A MONTAIONE (Via delle Colline)
Strada Provinciale 108, via Coianese, con la Pieve dei Santi Pietro e
Paolo a Coiano sulla sinistra.
Per proseguire il percorso della Francigena si lascia la Pieve sulla sinistra, imboccando la strada sterrata fiancheggiata dalla fattoria di Coiano a destra, caratterizzata tra gli altri da un grande opificio in mattoni dismesso per la lavorazione del tabacco, e a sinistra da un edificio rosso scuro.
Si continua per 200 m in discesa costeggiando sulla destra dei vigneti, fino ad un trivio dove si prosegue dritto sulla strada principale lasciandosi a sinistra l’ingresso a una casa bianca (Casetta). Ignorando la diramazione a destra, proseguire dritto, superando altre due deviazioni, per circa 400 m fino a incontrare sulla sinistra il Podere Carlotta, una casa colonica con colombaia
circondata da vigneti. Si prosegue per un altro tratto in prevalenza tra vigne e olivi e alternando salite a discese.
Al bivio successivo proseguire il cammino a destra in discesa, evitando il sito etrusco di Poggio Carlotta. Il sentiero continua in lieve salita, alla biforcazione all’altezza di un piccolo cimitero prendere in discesa a sinistra. A 150 m si apre un’ampia radura: a sinistra si vede una collina circondata da calanchi, mentre a destra si scorgono le case di Poggio Giulia, precedute da un viale di piccoli cipressi e un primo laghetto. Ignorando le deviazioni laterali la strada sale, entra nuovamente nel bosco ed è a tratti scavata nella terra. Sulla destra i resti di un vecchio pozzo di vena in muratura.
Proseguendo si giunge al boschetto con i ruderi del podere Il Castellare affiancato a destra da un traliccio bianco e rosso. Dopo 250 m si supera sulla destra un campo con un altro piccolo lago, si ignora la deviazione a sinistra e ci si lascia sempre a sinistra un piccolo colle dalla sommità recintata. La strada da qui per circa 1,6 km si snoda tra le colline lungo il crinale. Al termine si gira a sinistra e si prosegue in leggera discesa verso Podere Codimignoli , mentre a
destra si intravvede la strada provinciale. Passate le case si scende verso la SP 46 di Rimorti (o di Val d’Orlo). Si attraversa la strada asfaltata e si gira a sinistra percorrendola per circa 100 m, fino ad imboccare di nuovo il sentiero
a destra. Si prosegue in leggera salita per 750 m circa fino alle case gialle Le Colline. Si costeggiano dei recinti per cavalli e si prosegue lungo il sentiero per altri 750 m, alternando ancora tratti in discesa a tratti in salita.
Alla biforcazione si procede sulla sinistra costeggiando le case gialle denominate Maremmana II per altri 350 m fino a superare anche gli edifici rosa Maremmana. Si continua poi attraverso un boschetto di pini, si supera a sinistra un’altra casa gialla, e dopo circa 650 m, finita la Via della Maremmana si incrocia la SP 26 Delle Colline.

Totale: circa 8 Km. Tempo di percorrenza a piedi (con molta calma) circa due ore. Con montain-bike circa un’ora.

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Patrizio

Grande e dettagliatissimo articolo su una realtà culturale riscoperta da non molto tempo. A tal proposito mi viene in mente la battuta del vostro esimio concittadino, il professor Sergio Gensini, che molti anni fa ad un convegno sulla Francigena disse: basta con la Francigena! Non ne possiamo più. Apriamo una nuova strada: la Salaiola, l’attuale via Volterrana, che da Castelfiorentino sale a Volterra.

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