La storia di Castelfalfi

di Rino Salvestrini (rino.salvestrini@montaione.net)

castelfalfiCastelfalfi si trova nel Comune di Montaione, al confine con la provincia di Pisa, su un crinale fra le valli del Carfalo e del Roglio, sulla strada che parte da San Gimignano, conduce al Castagno e a San Vivaldo e, dopo Castelfalfi, scende a Pontedera nella piana dell’Arno.
Il Castello si trova su uno sperone a 272 metri sul livello del mare che permette la vista di gran parte dell’azienda. Da ogni punto si godono panorami ampi, bellissimi e sempre diversi. In poche pagine questa è la sua storia che è iniziata otto milioni di anni fa e continua nel futuro, perché il capitolo del turismo verde è appena iniziato. Una storia soprattutto che passa per il periodo dal ‘200 al 1774, quando Castelfalfi era un libero Comune con il suo territorio delimitato dai torrenti Carfalo e Roglio. Perché trascorrere una vacanza a Castelfalfi? Certamente si tratta di
un paio di settimane con l’ aria pulita, con la pace, il sole, i prodotti genuini, un ritrovato rapporto con gli animali e il riposo dallo stress.
Ma c’è un altro motivo, che definirei storico, perché si vive in vecchie case che sono lì da un migliaio d’anni: quanta gente fra quelle mura è nata, è cresciuta, ha mangiato, ha dormito, ha riso, ha pianto, ha fatto l’amore, è morta! Quelle pareti in pietra, quelle volte a mattoni sono pregni di storia e vivendoci sentiamo di essere. Certamente la storia non si ferma mai e qualcosa c’è anche di nuovo, ma nato nel rispetto del suo passato, della sua cultura e soprattutto del suo ambiente.
Ho trascorso anni bellissimi come maestro di campagna a Castelfalfi percorrendo gli undici chilometri di distanza per una strada tra i boschi e i campi pitturati di verde, marrone, giallo, rosso secondo le stagioni e le coltivazioni, odorosi di acacia all’arrivo della primavera e poi di ginestra, profumi che mi entravano anche nell’automobile. Quei bambini e bambine ora sono uomini e donne adulti, medici, ingegneri, ragionieri o semplici operai e impiegati, ma tutti in gamba come più mi è capitato negli anni d’ insegnamento di poi.
Ricordo il museo di storia naturale a scuola, il prosciutto di Gino che alla fine mi vendeva lo stinco e che a casa ci divertivamo a rosicchiare in quelle parti un po’ callose, ma saporitissime. Ritorno ancora molto spesso a godere i panorami dalla scuola con Piaggia, Tonda, Sughera e lontani gli Appennini, e soprattutto dalla terrazza del castello nella Valdera con Volterra, Montecatini, Peccioli e laggiù in fondo la fascia del mare che si indora al tramonto quando il sole ci si spenge. Ora che il progetto turistico ha decollato, ripenso alle battaglie con gli enti sovrastanti, per riportare la vita in questa fattoria con il turismo nel quindicennio che ero Sindaco di Montaione. Una rinascita che andrà lontano e non sarà l’effimero e breve periodo del film Pinocchio girato in parte qui da Roberto Benigni. Qualcosa penso di aver dato a Castelfalfi, ma molto più ne ho ricevuto. A questa ristampa della storia di Castelfalfi, da me ampliata aggiornata, e arricchita con foto e disegni, sono stati aggiunti la versione in tedesco a cura di Luca Nardi e gli Statuti di Castelfalfi del 1546 –1614 ad opera di Francesco Salvestrini, docente di Storia Medievale all’Università di Firenze; quest’ultima parte per dare un tono più accademico, più storico con tutte le regole per chi pretende di più.

 

Scarica La storia di Castelfalfi (pdf, 92 pagine)

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