La storia di Barbialla

di Rino Salvestrini (rino.salvestrini@montaione.net)

barbiallamontaioneA metà strada fra Montaione e S. Miniato, su una collina coperta da una vegetazione lussureggiante, si erge il Castello di Barbialla con la sua massiccia torre quadrata a ricordo dell’antico libero Comune medievale e ancor più di quando era sede della Podesteria con Montaione che comprendeva i Comuni di S. Stefano, Castelnuovo, Barbialla, Castelfalfi, Tonda e Sughera, Vignale e Cedri, Canneto, San Quintino, Montaione, Coiano, Cigoli, Collegalli, Montebicchieri e Stibbio.
Ai suoi piedi è la piana dove scorre l’Evola che cambia comune (S. Miniato), provincia (Pisa) e anche nome (Egola). Una piana che un tempo fu teatro di quattro violente battaglie e che oggi ospita le coltivazioni del tabacco e del granturco, oppure verdeggia con i suoi ventimila pioppi allineati come soldati in parata su un tappeto ora candido di camomilla, ora scarlatto di papaveri, ora ocra di terra lavorata, ora verde di erba medica. Qui si trova un tesoro che non si vede perché sta sotto terra e soltanto certi cani con l’odorato fino possono scovarlo: è il pregiato, costoso tartufo bianco.

Secondo lo storico tedesco Fedor Schneider, nel suo libro L’ordinamento pubblico della Toscana medioevale, il toponimo Barbialla viene da BARBARIANULA, in quanto una parte dei Goti di Teodorico, quando furono sconfitti dai Bizantini, non lasciarono la Toscana, anzi vi si stabilirono specialmente nella parte nordoccidentale con epicentro a Lucca, in quella zona che fu detta la BARBARITANA o terra dei barbari che scendeva fino a Volterra. Se così fosse Barbialla avrebbe origini intorno all’anno 500, max 550 d.C.

Scarica Storia di Barbialla (pdf, 87 pagine)

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