Il Toscanario

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di Giancarlo Carmignani

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, avv., ma con un significato particolare nell’esclam. “Bada lì!”: cosa vuoi che sia!, e secondo il DEI è una forma toscana “Per lì”: per quelle parti, come pure può esserlo “Lì per lì”: in quel momento. Non mi risulta invece che sia più usato col significato di “bada lì” l’espressione “Bada all’unto”, riportata da L. Briganti. Sono ancora usate da noi espressioni come “Lui lì”: proprio lui e “Lei là”: proprio lei. Talora si può sentir dire, almeno nel contado,“Di lì essùe”: da lì in sù

lìcitte, s.m.: “ritirata”, “cesso”,  gabinetto, con modifica vernacolare dal lat. “licet” = “è lecito”, ma in forma interrogativa, secondo il DEI [che cita il pis. “licet(te)”, il pist. “licit” e l’emiliano “lìzet” = “cesso”] e la tipica epitesi nostrana, dopo l’assimilazione della – e – alla – i – precedente. Secondo De Mauro “licet” è attestato dal 1734 e deriva dalla “domanda che anticamente lo scolaro rivolgeva all’insegnante per uscire dall’aula” e secondo C. Cantù, citato dal Migliorini e dal DEI, “i maestri di retorica continuarono a suggerire ai discepoli fino in pieno Ottocento, come più poetica” la forma “lice” anziché “è lecito”: non a caso tale forma è usata dal Leopardi per ben tre volte in due versi consecutivi nella poesia “A Consalvo”

lieto, agg. avente di per sé un’accezione positiva, ma non in riferimento a un cibo a Fucecchio; così, quando viene detto d’un alimento: “Sa di lieto” si vuol dire inacidito e in particolare in riferimento al prosciutto e ad altre parti seccate del maiale, quando il loro colore da bianco diventa giallo. Penso che l’uso di tale agg.in senso sfavorevole si possa spiegare perché detto forse in senso ironico (ovvero antifrastico, come verrebbe detto nella retorica) in un contesto del genere

lìlleri, s.m. pl. tosc. e scherzoso: “denari contanti” “quattrini” (infatti potrebbe essere una deformazione del ted. “Heller” = “quattrino”, ma più probabilmente è una voce onomatopeica, riproducendo abbastanza “il suono delle monete” (DISC). Si pensi al detto già cit. sotto la voce “lallerare” e al significato che può avere “lìllare” e cioè di “ìlare, allegro” secondo R. Cantagalli,  ma è da tener presente che in tosc. esiste anche il v. “lillare”: “ornare di lilli”, cioè di gingilli (DEI)

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 12 novembre 2019

 

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