Il Toscanario

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di Giancarlo Carmignani

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micco, s.m.: pur significando anche scimmia e nell’espress. fucecchiese “lavorare come un micco”, in questo caso come un mulo, insomma molto, talora potrebbe anche essere rivolta come un’offesa a una persona come nel romanesco (DEI) e corrispondere al fiorentino “grullo”, nell’italiano comune possiamo definire “micco” sciocco. Invece pare che in pist. significhi “orso”

mìciola, s.f.: pavoncella (nel lat. scientifico “Vanellus cristatus”). Si tratta anche di una “denominazione fiorentina” probabilmente derivata “dal richiamo notturno dell’uccello” (DEI)

migliaccio, s.m.: castagnaccio in Toscana e in particolare da noi, pur non essendo fatto di miglio, bensì di farina di castagne, almeno da quando ne siamo a conoscenza. Non escludo che un tempo questa “specie di torta” (DEI) venisse fatta con “miglio brillato”, ma il DISC conferma che il migliaccio toscano è il castagnaccio. Comunque non sorprende certo che chi vendeva il “migliaccio” venisse chiamato il “migliacciaio”

miglione, s.m.: milione con l’epentesi della –g- probabilmente per dare maggiore rilievo al concetto, trattandosi di una cifra enorme un tempo, mentre attualmente tale intensificazione nella pronunzia è molto rara, a parte forse alcune zone del contado. La grafia regolare si desume dalla derivazione dal lat. “mili(a)” = “migliaia” col suff. accrescitivo “-one”: infatti si tratta di un’unità “equivalente a mille migliaia” (DISC) un tempo di lire

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 30 giugno 2020

 

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