Il Toscanario

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di Giancarlo Carmignani

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marangóne, s.m. (chiamato così anche a Viareggio, Vecchiano, Livorno, Orbetello e Siena): cormorano (“Phalacrocorax carbo”), mentre il nome usato anche a Fucecchio deriva dal lat. “mergere” = immergersi, perché tale uccello, appunto, s’immerge, si tuffa nell’acqua, come possiamo dedurre anche dal Romanelli e come possiamo vedere anche nell’Arno

marchese, s.m.: mestruo; popolare, ma più propriamente gergale. Probabilmente deriva dal fr. “marguer” (DEI) nel senso di “segnalare”, sottinteso, come viene detto popolarmente, che una donna “ha le su’ ‘ose”, cioè le mestruazioni, per sottolineare l’intimità della cosa

marco, s.m.: livido, dal tema germanico “mark-” = “segnare” a cui accenna il DISC, potendo essere il segnale di un colpo ricevuto o, per meglio dire, subìto

mardocchio, s.m.: malocchio, di cui è una storpiatura: propriamente sarebbe mal d’occhio, ma la parola è caduta in disuso ed è molto probabile che tale storpiatura, come del resto molte altre,  fosse originaria del contado

maremma!, esclam. eufemistica per non dire Madonna! Potrebbe però derivare anche dal fatto che un tempo in tale subregione toscana imperversava la malaria e perciò che nel “gergo popolare” significhi “luogo brutto” secondo B. Gianetti, diventando una specie di imprecazione tipicamente toscana, non una bestemmia, per quanto, secondo il DISC, di questa sia considerato un sinonimo il termine “imprecazione”

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 17 marzo 2020

 

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