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di Giancarlo Carmignani

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dispari, agg., ma è da considerarsi invece s.inv. significando numero dispari, come si deduce dal DISC, nel caso del proverbio “Si lavora bene in dispari, ma in tre siamo troppi”: è considerato ottimale il lavoro (a maggior ragione lo studio, direi) individuale

ditoni, s.m. pl., col suff. accrescitivo, detto così per la forma: cannelloni, tipo particolare di pasta alimentare

do’, avv.: dove, di cui è una forma apocopata ovvero abbreviata nella parte finale (alle abbreviazioni tende molto il popolo fucecchiese, come dimostrano in particolare tanti infiniti dei verbi e anche questo penso che dipenda da un motivo di praticità, ma sembra contrastare con l’abbreviazione l’intensificazione (peraltro espressiva) data dall’uso ancora non cessato della prep. “in” espressiva  come “in dov’è?”: dov’è? e “ma in do’ vai?”: ma dove vai?, espressione detta talora con un certo scetticismo, manifestato con una mimica eloquente con le dita della mano

domandà’, v.tr.: domandare. Modo di dire: “Mi domando e dico”: mi chiedo con stupore. Da questi due verbi tr. è formata questa espressione con cui si fa un’osservazione chiedendo implicitamente il “consenso” dell’interlocutore su un fatto piuttosto clamoroso o evidente che viene commentato

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 27 febbraio 2018 

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dirindillo, s.m.: campanello col tirante e una specie di filo metallico, ma la voce, d’origine livornese e onomatopeica, mi rusulta scomparsa non solo da Fucecchio, bensì anche da Livorno. L’influenza nel livornese sul fucecchiese meno antico si può in parte spiegare per la presenza di diversi livornesi sfollati a Fucecchio durante l’ultima guerra, ma ha radici storiche più fondate, come il collegamento dello stesso dialetto col pisano, cui ho fatto cenno nell’introduzione, ma da chiarire in modo ben più esaustivo

diritto, agg.: prediletto nella frase: “ È il su’ occhio diritto”, specialmente in riferimento a un figlio: è il suo figliolo prediletto

discorre’, v. intr.: discorrere, parlare, ma non ragionando, per es., nella frase: “Ma che fai per discorre’?”: ma che lo dici solo per parlare (a vanvera)? Fino a qualche tempo fa poteva significare anche fare la corte ad una persona per i primi approcci amorosi, frequentarsi, intrattenersi prima del fidanzamento ufficiale, ma in questo senso tale accezione “è caduta in disuso” (M.P.Bini)

discorso, s.m. Frase: “È un bèr discorso!” (“ber” significa chiaramente “bel” alla pisana) detto ironicamente per esprimere che non consideriamo affatto valido ciò che ha detto l’interlocutore

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 20 febbraio 2018 

Torna il teatro. Sorelle Materasso

Dopo il successo dei primi spettacoli teatrali “AM(E)LETO” della compagnia “Fuori dal Comune” e “BADA BADANTE” della compagnia degli “Spiattori”, ci sarà il quarto appuntamento di una serie di spettacoli teatrali che vede la collaborazione dei comuni di Montaione e Gambassi Terme e l’associazione Teatro Castello di Castelfiorentino, collaborazione nata dall’esigenza di diffondere, sempre di più, la cultura teatrale nel nostro territorio. L’associazione Teatro Castello con la compagnia “IL CERCHIO DI GESSO” il giorno SABATO 10.02.2018 al Teatro “S.Ammirato” di Montaione presenterà SORELLE MATERASSO, una commedia brillante di Augusta Elena Giglioli, due anziane sorelle che, a causa del nipote affascinante ma scialacquatora, perdono il loro podere e, soprattutto la loro dignità. La regia è di DIEGO CONFORTI. Gli altri appuntamenti previsti sono:

• 8 marzo 2018, ore 21.30 – Gambassi Terme – Circolo Arci “OSTERIA DEL CALANDRINO della compagnia “ScusicheLaminsegnateatro” testo e regia di Alessio Lami;

• 10 marzo, ore 21.30 – Montaione – Teatro “S.Ammirato” “NON PREDETEMI…ALLA LETTERA della compagnia “ScusicheLaminsegnateatro” testo e regia di Alessio Lami.

le sorelle materasso

Cinema. Tre manifesti a Ebbing Missouri

Non perdete il film  di Martin McDonagh  Vincitore del festival di Toronto, vincitore di 4 Golden Globe e soprattutto vincitore migliore sceneggiatura al Festival di Venezia fa di Tre manifesti a Ebbing, Missouri il film più discusso di questo inizio anno favorito ai prossimi Oscar. Una protagonista (Frances McDormand) straordinaria – favoritissima all’oscar.  Un film con una straordinaria  poetica con le sue ruvidezze, disillusioni, coerenze, forza di volontà, scheletri nell’armadio. Basterebbe questo per farne un film imperdibile. BUONE VISIONI!

Il calendario delle proiezioni  subirà una variabile perché il Sabato ci sarà uno spettacolo teatrale e le proiezioni inizieranno da Giovedi.

L’Angelo Azzurro

TRE MANIFESTI

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dimórto, avv.: di molto (toscano), ma è considerato giustamente agg. o pron. dal DISC quando è variabile, come se diciamo: “Ha dimorti amici” oppure “Dimorti partiranno”, cioè molti. Invece è avv. quando significa solo molto, di cui ritengo che sia un rafforzativo grazie alla preposizione che lo precede e che, se viene scritta in modo staccato, fa considerare “di molto” una loc. avv.

dinanzà’, v. intr.: mettersi davanti a un branco d’animali per farli retrocedere, ma in questo senso è una voce non più usata, mentre può darsi che lo sia in qualche località, ma comunque raramente, “dinanzare”, v. tr. risalente all’ ‘800 col significato di “oltrepassare chi sta dinanzi”. Tuttavia – a mio parere – si tratta di un verbo veramente brutto, anche se è spiegabile per analogia con “divanzare” più che con “fidanzare”, derivato dal lat. mediev. “fidantiare” = “rendere sicuro” (DEI)

dindi, s.m. pl.: soldi, denaro; voce onomatopeica del linguaggio infantile (DISC), come rivela anche la ripetizione del gruppo di- che esprime bene con la –n- centrale il suono delle monete. Nota comunque il DEI che questa voce toscana, usata anche da Dante, si trova pure al sing. “dindo”, come nel romanesco in cui significa “baiocco” ed ancora più onomatopeico è senza dubbio il piemontese “dindìn” = “quattrino”

dindole, s.f.pl.: coccole, ma si tratta di un vecchio termine fucecchiese quasi completamente caduto in disuso

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 13 febbraio 2018 

Biblioteca. Il programma di febbraio

 

La Biblioteca Comunale  “a biscondola” di Montaione vi comunica le seguenti iniziative

 

Giovedì 8 Febbraio, ore 17

Circolo di Lettura della biblioteca

Incontro dedicato al gruppo di

lettura della biblioteca

abiscondola”di Montaione.

Incontro libero e gratuito.

 

Sabato 17 Febbraio, ore 10.30

L’Ora del Racconto

Continuano gli appuntamenti per i

piccoli lettori.

Letture animate per bambini
dai 4 agli 8 anni.

IN ALLEGATO, qui sotto, IL PROGRAMMA FEBBRAIO 2018

Febbraio 2018_programma-page-001

Cinema. Una donna fantastica

Arriva il film  del cileno Sebastian Lelio inspiegabilmente  discriminato dalla distribuzione, “Una donna fantastica” una vera e propria lezione di cinema e di vita. Un film importante che ci ricorda che esistono dei diritti umani che devono essere tutelati.  BUONE VISIONI

L’Angelo Azzurro

05 BOLLETTINO 31 gennaio 2018 (1)-page-001

 

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diluvià’, v. intr.: diluviare, piovere con violenza, mentre a Empoli, Siena, Grosseto e nell’amiatino usano dire “Piove a ritrecine” in riferimento a una “pioggia torrenziale” (DEI) ed è da notare che spesso a Fucecchio tale voce alla terza pers. sing. del presente indicativo o come per introdurre il discorso, è preceduta dalla congiunzione “e”: “E diluvia!”

digrumà, v. tr.: digrumare (voce toscana), che nella zona nostra significa anche “mangiare con una certa rapidità e avidità” (M. Catastini)

dilungassi, v. rifl.: dilungarsi, “sgranchirsi braccia e gambe” (M. Catastini)

dimenassi, v. rifl.: dimenarsi, verbo che troviamo nel proverbio “Chi va a letto senza cena, tutta la notte si dimena”: chi va a dormire senza cenare, s’agita l’intera notte, ma c’è anche il proverbio contrario: “Chi va a letto a pancia piena, tutta la notte si dimena” (C. Lapucci)

dimenatura: modo di camminare “a donna”, cioè scuotendo il deretano “da una parte all’altra” (M.P. Bini), ma il termine è certamente in declino 

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dieci, s.inv. Frase: “C’ha preso dieci e lode!” in senso ironico: ha fatto una figuruccia, cioè una brutta figura

diecione, s.m.: poteva indicare un tempo una “moneta da dieci centesimi” almeno da noi (M.Catastini), ma in seguito una banconota da dieci mila lire o comunque una valuta tutt’altro che trascurabile (quando la lina aveva un certo valore) o un bellissimo voto a scuola specialmente nella frase: “M’ ha dato un bel diecione!”

diferente, agg.: differente, almeno in zone confinanti con la Lucchesia, dov’è presente la tendenza a scempiare certe consonanti

digià, avv.: già, di cui è una variante (De Mauro), ma da noi può avere un senso confermativo, come dire che non c’è da meravigliarsi di certi discorsi o comportamenti, date particolari condizioni o situazioni, oltre ad avere il significato di “dal momento (che)”, per es., nella frase “di già che viene l’acqua a catinelle…”, cioè dal momento che viene una “pioggia scrosciante” (DISC), “resta in casa”

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diaccio, s.m., oltre che aggettivo: “ghiaccio”: considerato un “idiotismo toscano” dal DEI secondo il quale è attestato in letteratura dal ‘500, ma ormai è piuttosto in disuso. Si tenga presente che l’espressione “all’addiaccio” non deriva da “diaccio”, bensì dal lat. “ad” = “presso” + “iacere” = “giacere” e significa “all’aperto”

diacé’, v.intr.: giacere, come la variante “ghiacé’ ” (così come nel pisano), ma specialmente in campagna e fino a qualche tempo fa. Quanto a “diacere”, si tratta di un “idiotismo” toscano, “comune nel pistoiese del XXVII sec.”, mentre “ghiacere” è un “fiorentinismo” risalente al Cinquecento (DEI)

di atti (a Empoli “di catti”), loc. avv. Frase: “ Avere di atti” : “avere un debito nei confronti di una persona e cioè dipendere  da questa. Pare che derivi dal latino “de capto” “(appena, quasi)” per grazia (L. Bazzini) : essere costretto a contentarsi  della cortesia di una persona che non sarebbe  tenuta a dimostrarla.  Infatti deriva da  “avere per  accatto, cioè per elemosina aver bisogno di una persona a cui erano state fatte angherie, (P. Giacchi) e troviamo nel Battaglia che “aver di atti”  o “dicatto” significa “esser contento, ritenersi fortunato”, di poter avere un “favore, servizio, prestazione”. Secondo R. Cantagalli l’espressione “avere un dicatti”  significa “è di grazia se si è avuto tanto” e può derivare da “avere per accatto, cioè per elemosina, per grazia: ipotesi che mi sembra la più accettabile

dibernovo, loc. avv.: di nuovo, anche se propriamente sarebbe di bel nuovo, ma è da qualche tempo piuttosto in disuso ed ancora di più la loc. avv. ulteriormente rafforzata “ridibernovo”: ancor più nuovamente, indubbiamente enfatica, anche se piuttosto espressiva

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dè una semplice!, interiezione al posto dell’esclamazione troppo volgare empolese “Dè una sega!” rispetto alla quale costituisce perciò un eufemismo. Si tratta comunque di un’ esclamazione che denota meraviglia, come “È incredibile!”

dì’, v.tr.: dire. Indicativo presente (specialmente un tempo) 1^ pers. sing.“dio” (anche in pisano): dico; 2^ pers. sing. “dii”: dici; 3^ pers. pl.“diano” (specialmente nell’espressione “Che diano?”): dicono. Fut. sempl. (probabilmente per influsso pisano): “dirrò”, “dirrai”, “dirrà” e al cond. pres.: “dirrei, dirresti, dirrebbe” anziché con una semplice –r-.

Modi di dire: “Dice pòo”: sa di poco, in riferimento a una persona che non è espressiva, oppure a un alimento che non ha un sapore veramente gradevole.

“L’a dì’ te!”: lo hai a dire tu!

“M’ha’ dì’ te”: mi devi dire.

“Te l’ho a dì’?”: te lo devo proprio dire?

Espressione piuttosto strana è questa, sentita dire a Fucecchio: “Chi me l’avrebbe issuto a dì’?”: chi me l’avrebbe mai detto? in riferimento a una cosa spiacevole e perciò da non augurare a nessuno.

Inoltre come per attaccare discorso, insomma come “segnale discorsivo” anche in riferimento al presente, viene detto talora: “Dicevo io…” così come viene detto “O per esempio” (e prima ancora “O presempio”, con metatesi).

Un’altra tipica espressione usata nella nostra zona è “Dioirvero!”: dico il vero, ma come un “segnale discorsivo” per dire “già! mi dimenticavo di dirti che…”, “a proposito di quello che dicevamo”, derivando da “dico il vero” cioè la verità.

Altra frase da noi diffusa: “Ora vengo a dittelo”: sto per venire a dirtelo

, s.m., con un significato particolare nell’espressione ironica, direi, oltre che scherzosa: “È un dì!”: è tanto tempo!

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descolina, agg.: “macilenta e debole” (M. Catastini), ma è una voce del tutto scomparsa dall’uso, a mio parere

desèrre, s.m., storpiatura del fr. “dessert”, con un significato particolare come nella frase: “È un dessèrre!”: è un piacere! anziché “Portata con cui si conclude un pasto (frutta, dolce o gelato)”  come significa il termine francese, derivato da “desservir” = “sparecchiare” (DISC)

desinà’, s.m.: desinare (tosc.), cioè “pasto di mezzogiorno”: DISC, secondo cui deriva dal v. “desinare”, a sua volta dal fr. ant. “disner” e questo dal lat. parlato ipotetico “diseiunare”, propriamente “uscire dal digiuno”
desìo, s.m.: desiderio, in letteratura attestato già prima del 1200 in Giacomo da Lentini (DELI), ma in vernacolo può significare l’opposto e perciò avere un’accezione ironica nell’espressione “È un desio di nulla, guà!”, come quando viene detto ironicamente “Ber sugo!”: bella soddisfazione!

detta, part. pass.f. del v. “dire”, che finisce per avere funzione di sostantivo o di aggettivo sostantivato sottintendendo “cosa”, con un significao particolare nell’espressione “Dalla detta alla fatta”: immediatamente, significato dell’espressione latina “ipso facto” (in fucecchiese “isto fatto”) che invece sul piano giuridico vuol dire “automaticamente”. Si tratta di due sostantivi che derivano dai plurali neutri latini, nella pronuncia vernacolare. Si tratta di due sostantivi che derivano dai plurali neutri latini “dicta” = “cose dette” e “facta” = “cose fatte”, come possiamo dedurre in parte dal De Mauro. Comunque col significato di “subito” si può sentir dire anche, dalle nostre parti in modo più sintetico rispetto all’espressione sopra indicata, “Detto fatto” (M. Catastini)

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Cinema. La ruota delle meraviglie. Speciale ragazzi

Chiudiamo l’attività di questo anno con un pregevole Woody Allen con una commedia di piccole vite di uomini e donne che cercano di strappare alla quotidianità qualche momento di luce.

Non manca un film per ragazzi con la storia della natività dal punto di vista degli animali. Una prospettiva originale e divertente.

Purtroppo i nostri sforzi di intensificare le giornate di proiezione con una prevalenza di prime visioni non ha dato i risultati sperati e molto probabilmente dopo le festività ci vedremo costretti a ridurre le proiezioni.  BUONE VISIONI e i migliori auguri di buone feste.

L’Angelo Azzurro

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Fiabe e racconti per grandi e piccini

La Biblioteca Comunale “a biscondola” di Montaione vi comunica le seguenti iniziative presenti sul territorio
VENERDI’ 29 DICEMBRE 2017
LOCALI EX ASILO DELLE SUORE, VIA CHITI 29 – MONTAIONE (FI)
ORE 17.30   
 
LA VOLPE CON IL LUME
ospite di Per Fare l’Albero
in collaborazione con il Comune di Montaione
racconta, canta e filastrocca
AISHA E IL GHUL
Fiaba avventurosa alla ricerca del fuoco
con micro-laboratorio di costruzione a seguire
Per adulti, bambini e bambine arditi. Dai 4 anni  
 
Ingresso: biglietto unico 5,00 euro
Prenotazione consigliata: Sonia 392 1657221  
 
Per info sull’associazione “Per Fare l’Albero” chiedere all’ingresso  
 

VENERDI’ 5 GENNAIO 2018
OSTERIA DEL CASTAGNO
CASTAGNO VAL D’ELSA – GAMBASSI TERME (FI)
ORE 18.30   
 
OSTERIA DEL CASTAGNO e
LA VOLPE CON IL LUME
presentano
NELL’ATTESA DELLA SAGGIA VECCHIA,
VERSO LA NOTTE DELL’EPIFANIA
si narra e si suona 
“LA STORIA DELLA BAMBINA CORAGGIOSA.
IL VIAGGIO DI VASSILISSA”
Racconto teporoso per il tempo del freddo
a tre sedie, cinque sassi, un fagottino e scalpitante fisarmonica
Con Sonia Montanaro e Simone Faraoni alla musica
Per grandi e piccoli dai 5 anni  
 
Seguita da cena in pic nic su caldi tappeti, con cibi deliziosi
e tenero regalo sul finire
 
Ingresso spettacolo con cena: 20,00 adulti – 18,00 bambini 
Prenotazione Obbligatoria: 0571 638506 – osteriadelcastagno@gmail.com   
 

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deccazzo!, escl. triv. con le varianti meno volgari e perciò eufemistiche “deccaro!” e “dercaro!”, ma c’è anche la variante ancora più triviale “dercazzaccio!”: perdinci! ovvero “bada lì!” (I. Chiari). Toscanamente può equivalere a dire: “Hai detto una bischerata!” e in italiano: “Non è vero” oppure “Non credo a codesto” (pronome “vivo nell’ambito linguistico toscano”: DISC)

dèccoti, avv.: èccoti, col pron. personale enclitico, ma è più “tosc. settentr.” (DEI) e tale forma prostetica, cioè con l’aggiunta iniziale della d – , è talora usata piuttosto scherzosamente nel corso della conversazione con le altre enclitiche –mi, -ci, -vi, -lo e –la, probabilmente giungendo saltuariamente  a noi per influsso pisano. Infatti nel vernacolo pisano tale prostesi mi risulta più viva, tenendo presente B. Gianetti. Comunque a proposito di “dècco” al posto di “ècco”, P. Fanfani affermava verso il 1863 che era un “idiotismo comune al contado di quasi tutta Toscana”, come “dèccomi” per “éccomi”; per analogia penso che ciò si possa dire anche per “déccoti”

defetto, s.m.: difetto: era un termine antico, ma anche una parola dotta, derivando dal lat. “defectu(m)” (DISC): “mancanza” e veniva detto in pisano e in livornese, ma anche in altre zone del medio valdarno

denti, s.m.pl., nell’espressione spesso accompagnata da un cenno con l’indice proprio verso tali “formazioni ossee” (la mimica è molto importante anche per la linguistica!): “Nei denti!”: neanche per sogno! in risposta ad un favore chiesto o comunque ad una richiesta. Equivale insomma a rispondere: Niente affatto! quasi si volesse contrapporre al cuore, ritenuto sede dei sentimenti, una parte del corpo da non considerare certamente come quello, bensì molto inferiore ad esso

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damo, s.m. tosc.: “fidanzato” (De Mauro), corrispondente m. di “dama”, derivata dal francese “dame” e questa dal lat. “domina(m)” = “padrona” tramite la forma sincopata del lat. popolare “domna(m)” (DISC), donde è facile capire che deriva “donna” per assimilazione della –m- alla lettera successiva. Tale voce toscana è attestata con tale significato già in Andrea da Barberino prima del 1431 (DELI). Tuttavia è ormai in declino, a parte l’uso che ne può essere fatto scherzosamente

da lì essue, loc.prep.: da lì e su, con l’epitesi dopo il raddoppiamento della consonante nella parlata soprattutto contadina

dante, s.m.: più che “maggiolino” (accezione riportata da M. Catastini), grosso insetto come la cetonia dorata, chiamata in tal modo forse per le sue grosse dimensioni come insetto (in un campo ben diverso, come quello letterario, nessuno può negare la grandezza poetica di Dante Alighieri), ma si tratta di un termine non più usato, mi risulta, almeno dalle nostre parti, dopo pochi anni di distanza dalla seconda guerra mondiale, nonostante che questo bell’insetto sia diffuso nelle nostre campagne anche nei nostri tempi

debà, s.m.: dibattimento; voce passata nell’Ottocento dal fr. “débat” (derivato nel ‘200 da “débattre” = “dibattere”) in pisano e quindi passato al fucecchiese, dove peraltro questo francesismo è giustamente in disuso già da tempo e sta scomparendo anche nelle altre poche zone in cui era usato: M.P. Bini, riferendo l’opinione di un intervistato a Fucecchio, secondo il quale esso era meno “compli‘ato” del processo anche perché era fatto in “pretura”, ma da noi in modo ancor più popolare o volgare “complicato” viene detto “compriato” con un dileguo completo della –c- intervocalica, oltre che col rotacismo alla pisana “culu(m)”, ma noi possiamo dire “coda” + “erige”, imperativo di “erigere” = “ergere” per il fatto che tiene il “posteriore ritto”

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A Villa Serena c’è….Bada Badante

Dopo il successo di “AM(E)LETO” della compagnia “Fuori dal Comune” a Gambassi Terme, il 17 dicembre alle ore 16.00, presso la Casa di Riposo “Villa Serena” a Montaione, ci sarà il secondo appuntamento di una serie di spettacoli teatrali che vede la collaborazione dei comuni di Montaione e Gambassi Terme e l’associazione Teatro Castello di Castelfiorentino, collaborazione nata dall’esigenza di diffondere, sempre di più, la cultura teatrale nel nostro territorio.

L’associazione Teatro Castello con la compagnia degli “SPIATTORI” (pensionati dello SPI-CGIL) presenterà BADA BADANTE, una commedia brillante di due atti di Augusta Elena Giglioli che affronta in modo ironico, il rapporto tra “badati” e “bandanti”, con un sottile sguardo alla condizione degli anziani nella nostra società. La regia è di LUCIA TADDEI con il contributo di Diego Conforti Gli altri appuntamenti previsti sono:

• 26 gennaio 2018, ore 21.30 – Gambassi Terme – Circolo Arci- replica di “BADA BADANTE”;

• 10 febbraio 2018, ore 21.30 – Montaione – Teatro “S.Ammirato” “ SORELLE MATERASSO” della compagnia “Cerchio di Gesso”con la regia di Diego Conforti;

• 8 marzo 2018, ore 21.30 – Gambassi Terme – Circolo Arci “OSTERIA DEL CALANDRINO della compagnia “ScusicheLaminsegnateatro” testo e regia di Alessio Lami;

• 10 marzo, ore 21.30 – Montaione – Teatro “S.Ammirato” “NON PRENDETEMI…ALLA LETTERA della compagnia “ScusicheLaminsegnateatro” testo e regia di Alessio Lami.

Locandina Bada Badante-page-001

Insieme per caso. Un anno dopo si ripetono

Si ripetono un anno dopo il Natale 2016 che li ha visti nella nostra Parrocchiale esibirsi in un apprezzatissimo concerto vocale. Il Gruppo Insieme per Caso che ha origine a San Miniato torna ad esibirsi oggi sabato 16 dicembre ore 21,30 all’interno della chiesa di San Regolo   

LOCANDINA Insieme per caso. pdf-page-001

Cinema. La Tenerezza

Recuperiamo il bellissimo film di Gianni Amelio che non avevamo ancora proposto.  La storia di due famiglie in una Napoli inedita, lontana dalle periferie, una città borghese dove il benessere può mutarsi in tragedia. Il film ha ottenuto 8 candidature e vinto 4 Nastri d’Argento. BUONE VISIONI!

L’Angelo Azzurro

42 BOLLETTINO 11 dicembre 2017-page-001

 

Natum de Maria. Concerto alla Pieve di S. Maria a Chianni

Concerto “NATUM DE MARIA”.

Domenica 17 dicembre 2017 alle ore 18.30 Pieve di Santa Maria a Chianni di Gambassi Terme si terrà la seguente iniziativa: “Natum de Maria” Concerto di musica sacra e canti natalizi a cura del Coro della parrocchia dei SS.Jacopo e Stefano di Gambassi Terme diretto da Francesco Marchetti.

All’organo Nicoletta Cantini, al violoncello Anna Labella e al Violino Grabriel Centorbi. Soprano Martina Barreca, Contralto Elisabetta Vuocolo e tenore Francesco Marchetti.

L’ingresso è gratuito

locandina concerto NATALE2017-page-001

Aspettando il Natale e Laboratorio per bambini

L’evento è per il giorno 17 , domenica prossima.  ‘ Aspettando il Natale a Montaione‘ è organizzato da Borgoalto, in collaborazione con il Comune di Montaione e inserito nel programma del Natale Montaionese.
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Oltre al mercatino con banchi di artigianato, artigianato, gastronomia e aziende agricole, dalle ore 15 ci saranno due laboratori per bambini : uno con pelle con Metello Posarelli di ‘ Metello & Simonetta – Artigiani a Montaione‘ in Via Ammirato, e uno con legno con Massimo Fortunati di ‘ Progetto Legno‘ in Via Roma.
Inoltre dalle ore 15 ci saranno vin brulé, pane&Nutella e bomboloni.
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di Giancarlo Carmignani

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cutrione, s.m.: codrione, ma da noi cutrione indica una parte ancora più in basso: il deretano del pollo. Infatti il corrispondente del codrione, definito giustamente dal DEI “l’estremità della schiena (…) degli uccelli” è in cortonese “cudirone”, che significa proprio “deretano”: stesso dizionario, che fa derivare codrione (cutrione ne è chiaramente una var. vernacolare) dall’incontro del latino “coda” con “posterio”, posterioris” (ma preferisco pensare all’accusativo posteriore(m)) perché perlopiù i nomi italiani derivano dall’accusativo latino

cuuglio, s.m. in declino: cuculo (“Cuculus canorus”), chiaramente onomatopeico (C.Romanelli), che comincia a fare il suo caratteristico verso ad aprile, quando inizia a fiorire quel “fior cuculo” che appunto da esso ha preso il nome: “Lychnis flos-cuculi”: specie di “garofanino selvatico” che, a causa dei “cinque petali” presentati, in lucchese e pisoiese è chiamato “manina di Gesù” (DEI

da, prep. sempl. usata anche nelle espressioni “Da oggi a otto”, più raramente “Da oggi a quindici” e ancora più insolitamente “Da oggi a ventuno”, cioè, comprendendo il giorno stesso in cui queste espressioni sono e, nell’ultimo caso, venivano dette: “Fra una settimana, due settimane o venti giorni” 

dà’, v.tr.: dare, con un significato particolare, per es., nella frase: “Te lo do io!”: te la faccio pagare io. Si tenga presente anche la frase: “Che sugo c’è a dà’ i biscotti a’ maiali?”: che soddisfazione c’è a dare i biscotti ai maiali e cioè a fare uno spreco inutile? È inoltre da notare il raddoppiamento della –v- nella frase, per es.: “Perché davvela vinta?”: perché darvela vinta? in riferimento alla partita

daddoli, s.m.pl. tosc.: “moine, smorfiette.”: DEI, secondo cui è una voce del “linguaggio infantile”, ma, come altre, è usata anche da adulti. Comunque si tratta di una voce espressiva, come si desume anche dall’abbondanza delle –d- in essa presenti

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