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di Giancarlo Carmignani

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ghigna, s.f.: viso “arcigno”, ma è una voce lucchese entrata nel vernacolo livornese (V. Marchi) e successivamente in quello pisano, mentre è rara nel medio valdarno

ghigno, s.m. volgare: pene, ma si tratta di un termine in decadenza, se non scomparsa

giamberattone, agg.: “spreciso” (M. Catastini), voce presente nel vernacolo fucecchiese almeno qualche tempo fa. Sembra una voce abbastanza espressiva, ma ne risulta ignota l’origine, a parte la connotazione negativa, in questo caso, del suff. “-one”

giannizzero, s.m.: tipo, più che rustico, intrattabile, oltre che esecutore di “ogni comando” di una “persona importante” da cui costui dipende in modo servile, pur dandosi “treno”, cioè importanza: anche in questo caso si tratta di uno “spregiativo” (accentuato da come viene detto dalle nostre parti) “spiegabile anche sul piano storico”, riferendosi sotto questo profilo a chi nell’impero  ottomano, da cristiano arruolato per forza nelle truppe turche (è infatti tale l’origine della parola), diventava un difensore fanatico dell’islamismo (De Mauro)


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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 22 gennaio 2019 

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ghianzi, avv.: dianzi, almeno un tempo specialmente nel contado e forse più spesso dalle nostre parti poteva capitare di sentir dire, preceduto da “Io”, “ghiantine” come interiezione: “diantine”, forma lucchese, secondo il DEI, come espressione “eufemistica” al posto di “ghiavolo”. C’era infatti in Toscana la tendenza a sostituire la d- dinanzi a due vocali con gh- come –ia- o viceversa


ghiavolaccio
, s.m.: strumento per rompere le zolle (I. Banti): nome derivato dalla sua pericolosità, che nella mentalità popolare e in particolare in quella contadina è collegabile senza dubbio col nome del diavolo, in toscano rurale ghiavolo (ved.), con l’aggiunta del suffisso peggiorativo “- accio”

ghiàvolo!, esclam.: diavolo!però questo lemma può essere anche un semplice s.m. usato almeno un tempo come nel contado pisano, ma non proprio in senso elogiativo, col significato di “persona che riesce a districarsi dai più complicati intrighi” (C. Giani)
Ghiègo (con la variante pis. e lucch. Diègo), avv., come nella frase: “Le gambe mi fanno ghiègo”: le gambe non mi reggono “per la stanchezza o per la debolezza”. Era anche il soprannome di una triade di persone nota un tempo a Fucecchio e di cui parlava anche una filastrocca:

“Ghiègo, Radicchio e Chiodo,

fagliela di pan nero,

mettici ‘r pomodoro

e faglielo mangià’”

in riferimento, penso, a uno dei piatti caratteristici della cucina fucecchiese, cioè alla zuppa o alla pappa al pomodoro.

Espressione tratta da un nome proprio in riferimento alla  gambe: “Far diego”: “Far giacomo giacomo”, “forse per accostamento alla stanchezza dei pellegrini che si recavano a S.Giacomo de Compostela in Galizia” (DEI)

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno  15 gennaio 2019 

Fine anno al Parco

Lunedì 31 Dicembre – Per l’ultimo dell’anno il Parco dei Mandorli avrà una veste completamente rinnovata con un allestimento dedicato. L’evento si svolgerà dalle ore 21.00 fino a tarda notte. Si esibiranno i CDJ, la band valdelsana che reinterpreterà al meglio il beat italiano anni 60, 70 e 80 e la crew Sogni di Rock’n’Roll con uno speciale dj set di musica a 360° per far divertire tutti. Ma le sorprese non finiscono qui, e vista l’occasione verrà allestita anche uno spazio dedicato all’House Music. Durante la serata i partecipanti potranno ordinare panini, birre, cocktails, shots e scaldarsi anche con un bel bicchiere di vin brûlé. Per i più affamati: spaghettata a notte fonda. Inoltre, alla mezzanotte, brindisi e fuochi d’artificio per salutare il 2018.

E’ una iniziativa del gruppo volontari Misericordia di Montaione

Apri il collegamento https://www.montaione.net/wp-content/uploads/2018/12/Volantino31.jpg

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ghegna (alla), loc. avv.derivata dallo scomparso v.tr. “ghennare” (probabilmente in fucecchiese un tempo parlando “ghennà’”): vincere tutte le palline e le figurine dell’ “avversario”, verbo trovato solo nel libretto attibuito a M. Catastini. Tale loc. avv. era usata a Fucecchio nel secondo dopoguerra quando un ragazzo, nel gioco delle palline o delle figurine, le aveva perse tutte essendo stato più bravo di lui un suo concorrente. Che la stessa loc. sia scomparsa, pur essendo sopravvissuta er un certo tempo al verbo da cui è derivata, non è un motivo di meraviglia, essendo cessata la pratica del gioco delle palline e poi di quello delle figurine, a Fucecchio, da una sessantina o rispettivamente una trentina d’anni dalla fine effettiva del secondo dopoguerra, seguito dal cosiddetto “miracolo economico” dell’Italia. Comunque “Mandà’ alla ghegna” significava in un certo senso mandare in fallimento nel gioco delle palline o delle figurine vincendole tutte ad un ragazzo

ghégo, agg.: stupido (M. Catastini), ma di questa voce pare sia rimasto solo il soprannome di un personaggio povero che viveva a Fucecchio e che non era certo apprezzato: Ghego

ghelle, s.f.pl., usato un tempo a Fucecchio solo nell’espressione: “Ci fo le ghelle!”: non ci faccio niente! Si tratta peraltro di un termine dal significato non chiaro che non escludo del tutto che sia collegabile almeno in tal senso col tosc. “ghèghe”: “smorfie, daddoli” e “Avere le gheghe”: “essere di cattivo umore” (DEI): espressione da noi non usata, bensì probabilmente sostituita da “chèe” (ved.). Un’altra mia ipotesi è che lo stano lemma “ghelle” sia collegabile almeno come significato almeno con il triv. “seghe”: in tal caso si potrebbe spiegare il significato sopra riportato, corrispondente alla volgarissima espressione, purtroppo diffusa nel linguaggio anche giovanile d’infima lega: “Me ne fo d’un cazzo!”

ghiacciaiòlo, s.m., venditore di ghiaccio, termine ovviamente venuto meno non esistendo ormai da un bel po’ di tempo tale mestiere nella nostra zona


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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno  8 gennaio 2019 

Il Sindaco di Montaione Paolo Pomponi incontra il Papa all’Udienza Generale del mercoledì

Mercoledì 12 dicembre, una delegazione dell’Amministrazione Comunale di Montaione composta dal Sindaco Paolo Pomponi, dal Vicesindaco Luca Belcari e dagli assessori Elena Corsinovi e Cristiano Rossetti ha preso parte all’udienza papale del mercoledì.

Al termine dell’udienza il Sindaco ha potuto porgere direttamente a Papa Francesco i saluti della comunità montaionese e omaggiarlo della nuova pubblicazione sulla Gerusalemme di San Vivaldo, realizzata in occasione di festeggiamenti per il cinquecentenario del breve papale di Leone X del 1517 che consacra San Vivaldo come luogo di indulgenza.

Con l’occasione il Sindaco ha anche rinnovato l’invito al Santo Padre per una visita al Sacro Monte di San Vivaldo.

Il Sindaco ha così commentato l’incontro con Sua Santità Papa Francesco: “Poter incontrare e parlare con il Santo Padre, una delle massime autorità morali e una delle persone più influenti al mondo, è un grandissimo onore e un’esperienza particolarmente emozionante, soprattutto per un credente.”.

Fonte: Segreteria del Sindaco

Maggio Metropolitano al nuovo teatro di Montaione

“THE ROSSINI GAME – Giocando con Gioachino”
Spettacolo per bambini dai 6 agli 11 anni
SABATO 15 DICEMBRE 2018 ALLE ORE 17.00 presso il TEATRO “S.AMMIRATO”
Piazza Gramsci – Montaione
Ingresso gratuito
Lo spettacolo è inserito nella manifestazione IL MAGGIO METROPOLITANO 2018 che vede il Comune di Montaione fra i collaboratori al progetto, che la Fondazione Teatro Maggio Musicale Fiorentino ha presentato alla Città Metropolitana di Firenze. Lo spettacolo parla della vita di uno dei più grandi compositori della storia raccontata attraverso la sua straordinaria musica, gli avvenimenti più significativi del periodo, i personaggi che amarono e venerarono il grande musicista, oppure lo detestarono. Attori, cantanti, musica dal vivo, storie di vita e storie di opere. Un intreccio nel quale il pubblico grande e piccolo viene coinvolto “dal vivo” come se il grande Rossini fosse ancora fra noi a dilettarci con la sua enorme personalità e la sua frenetica mente musicale. Un ritratto originale e appassionato, ma anche sofferto di un musicista che ci ha
lasciato alcune delle più belle opere di tutti i tempi.

volantino Montaione Maggio 15.12.18-page-001

20 anni di Vita di Comunità, sono 20 anni con don Luigi

Venti anni fa, il 12 dicembre del 1998 usciva il n. 1 di Vita di Comunità  – (vedi https://www.montaione.net/wp-content/uploads/2014/02/vdc001.pdf ),  sussidio liturgico della Parrocchia di San Regolo (la Parrocchia del capoluogo) che lo redige e lo stampa in proprio per fornire una traccia di quanto accade in Parrocchia, quali sono i suoi programmi, quali sono i suoi orari. Vita di Comunità scandisce la vita parrocchiale. Per quanto ci risulta, ad oggi è la pubblicazione più longeva che esiste o sia esistita a Montaione.

Ma se da vent’anni abbiamo VdC (come lo chiamiamo noi di Montaione.net), vuol dire ed è anche vero che abbiamo da venti anni con noi il nostro parroco don Luigi Campinoti, montaionese di Montaione, che pochissimo tempo prima, sul finire del 1998, aveva sostituito don Maurizio Volpi. Il precedente incarico era stato alla Parrocchia di San Cerbone a Montecerboli, vicino Larderello nel comune di Pomarance.

La redazione di Montaione.net esprime i più cari auguri a don Luigi per la migliore prosecuzione della sua missione tra la gente di Montaione.

Biblioteca. Il programma di dicembre

La Biblioteca Comunale  “a biscondola” di Montaione vi comunica le seguenti iniziative 
per il mese di DICEMBRE 2018

 

Giovedì 13 Dicembre, ore 17

Gruppo di Lettura. Incontro mensile del Circolo di

lettura della Biblioteca di Montaione.

Per incontrarsi, parlare di Libri e molto altro ancora.

Incontro per adulti libero e gratuito.

 

Sabato 15 Dicembre, ore 10.30

IL PACCHETTO ROSSO.

Una meravigliosa storia di Natale sul tema del dono.

A seguire un divertente laboratorio creativo natalizio.

Per bambini dai 4 agli 8 anni.

 

Venerdì 21 Dicembre, ore 17

APERTURA STRAORDINARIA

Presentazione del libro “Il grande libro dei Nomi”

di e con Lucilla Targhetti.

A seguire laboratorio creativo per bambini.

A cura di “Per fare l’albero”.

 

Sabato 22 Dicembre, ore 17.30

LE 12 PRINCIPESSE. IL BALLO SEGRETO.

Fiaba misteriosa con giradischi in valigia e movimenti di

castello. Per grandi e piccoli dai 5 anni.

A cura di “Per fare l’albero” in collaborazione con

“La Volpe con il Lume”.

Scarica il volantino al seguente collegamento Dicembre_MONTAIONE_2018 

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gemià’, v.intr.: gemicare, cioè cadere goccia a goccia (DISC), “stillare”, “verasare” (DEI) ed il verbo vernacolare mi pare senza dubbio espressivo anche perché evoca l’idea del gemere, quasi come se si trattasse di un lamento. Infatti deriva dal lat. parlato ipotetico “gemicare” e questo dal classico “gemere” (Zingarelli)

gengioli, s.m. pl.: “noccioline”, ma è un termine in disuso; anzi, l’ho trovato solo in M. Catastini

germano, s.m.: germano reale (“Anas platyrhyncos”), in altre parti della Toscana chiamato  semplicemente reale essendo “fra le anatre (…) la preda più ambita” (C. Romanelli)

gèrso, s.m.: gelso (“Morus alba” o “nigra”: De Mauro), ma usato spesso in senso eufemistico e metaforico, precisamente in quello di sedere, per non dire peggio, per es., nell’espressione  “Prenderlo nel gèrso”: essere ingannato o, parlando più volgarmente, essere fregati


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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 18 dicembre 2018 

L’ Arte sotto l’albero

E’ una iniziativa di Natale con una mostra dedicata alle opere su carta, giclée, collage, litografie, bozzetti e pezzi unici degli artisti Toni Alfano, Gordon Breckenridge, Francesco Bruni, Lapo Gargani, Maria Grazia Preda, Rita Pedullà e Giacomo Tinacci con la partecipazione della poetessa Petronella Ortmann e le sue nuove litografie sulla poesia visiva.

Con l’occasione verranno presentate le opere dell’artista Mariangela Artese carte uniche che mischiano collage e pittura, che vogliono far rivivere il bambino interiore che portiamo dentro di noi, la parte più pura, spontanea e creativa che a volte lo spettatore dimentica di avere.

La mostra “Arte sotto l’albero” è partita  Sabato 1° Dicembre e durerà fino al 31/12.

Locandina Natale CORA FB

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gastigo, s.m.: castigo, che deriva da “castigare” e questo dal lat. “castus” = “puro” e  “agere” = “fare” e qindi propriamente “render puro”: DISC e secondo il DEI sarebbe attestata dall’inizio del ‘300 la voce “gastigo” e invece dal Duecento il v. “gastigare” (al posto di “castigare”, che ha assunto il significato far fare penitenza), voci toscane, così come “gastigato”, variante di castigato, part. pass. che diventa agg. si deduce anche dal De Mauro. Non è tuttavia senza rilievo il fatto che originariamente la c in lat. “aveva il suono della g”, che fu introdotta “solo tardi nell’alfabeto romano”, “verso il 234 a.C.”, derivando “forse da una leggera  mutazione grafica del C” (Georges-Calonghi) e, a proposito del genere delle lettere dell’alfabeto, è da precisare che è maschile se si sottintende “segno”, femminile se invece la parola sottintesa è “lettera”

gattini, s.m. pl., ed è un’espressione popolare da noi “fare i gattini” (vomitare) “metafora scherzosa presa da” gatto: DEI, che ricorda l’espressione meridionale “vomitare come una gatta ingorda”

gatto
, s.m.: “Esse’ del gatto” : esser del gatto in senso metaforico cioè essere sfacciato nel senso di essere come morto oppure di essere fregato oppure non essere più capace di certe prestazioni, così come “Averle infilate” e “Essere giù di corda”: trovarsi in cattive condizioni di salute: espressione forse usata anche oltre l’ambito fucecchiese. Viene fatto di pensare che potrebbe essere stata originata pensando al topo, che, com’è noto, è una preda ambìta dal gatto. Perciò, se questo l’afferrasse, un’espressione del genere potrebbe scaturire, in una favola in cui gli animali parlassero, ovviamente secondo la fantasia, dalla mente del topo. In tal caso significa essere in balìa dell’avversario, ma da noi, estendendo oltre l‘accezione del vocabolo, l’espressione significa ciò che ho affermato sopra

gattonà’, v.tr.: gattonare, cioè “seguire silenziosamente” come può fare un “gatto”, accenna in parte il DEI, che ne parla anche come di un verbo scherzoso o del “gergo studentesco” toscano nel senso di “pedinare”

gàżżera, s.f.: gażża, voce toscana anche secondo il DEI, ma in declino, nonostante la frase che un tempo si poteva sentir dire nel contado “Nighio fatto, gazzera pena”: quando il nido è fatto, la gazza soffre, forse perché sarebbe vaga di andare a giro anche a rubacchiare specialmente “oggetti luccicanti”. Non per niente è chiamata “ladra” anche la gazza comune (“Pica pica”: C. Romanelli ).

 

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garganòzzo, s.m.: parte sporgente della gola che possiamo chiamare gózzo, corrispondente all’it. “gargarozzo” (di cui penso che sia una forma dissimilata), derivata dal lat. tardo “gargara”, a sua volta dalla radice ipotetica “garga” (=“gola”), donde “garganella” (DEI), termine usato solo nell’espressione “bere a garganella” (DISC, che fa derivare tale voce da una radice onomatopeica ipotetica “garg”, “viva in tutte le lingue romanze”), cioè “senza riprendere fiato” (M. Catastini) e si tenga presente la voce pisana “gargana”: “bocca spalancata” anche in riferimento al canto (M.P.Bini). La dissimilazione si può spiegare anche per influsso del pisano “gàrgano” (gola: DEI), mentre una dissimilazione diversa è avvenuta nel pis. “gargalòzzo” (“pomo d’Adamo”: B.Gianetti), attestato in Toscana nel ‘500 (DEI). Tale protuberanza, secondo C.Giani, sarebbe “visibile in modo accentuato nelle persone che hanno subìto la sofferenza della fame per un periodo prolungato”

gargòzzole, s.f. pl.: vescichette (M. Catastini), bollicine, voce espressiva

garóso, agg.: innamorato, in riferimento al merlo, nel gergo dei cacciatori di Fucecchio e dintorni: un significato molto lontano, come si vede, dall’antico agg. (risalente al ‘500, almeno secondo il DEI) derivato da “gara” e che significa “litigioso”, per quanto un collegamento si possa cogliere dal momento che anche i merli maschi lottano fra loro per contendersi la femmina

garżone, s.m.: “operaio presso una famiglia colonica” (M. Catastini) e nella campagna vicino a Fucecchio esisteva anche il termine “garzona” che equivaleva com significato a una specie di “serva”, ma si tratta di un significato che è andato quasi perduto anche quello di garzone “di stalla”, mentre è rimasto (forse però ormai per poco tempo) quello di ragazzo “di bottega”; chiara l’origine dal francese “garçon” = “ragazzo” (DISC)

 

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 04 dicembre 2018 

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gaóh guà!: espressione tipicamente fucecchiese che significa alla lettera: “guarda, oh, guarda!” in riferimento a una cosa che non va bene: si tratta perciò di un’osservazione sfavorevole, come, per es.: ma guarda un po’ cosa si deve vedere! Figuriamoci se do retta a lui! In pisano esiste “Gaoh!” esclamazione che può essere seguita da un “bellino!” in senso ironico (B.Gianetti). Almeno un tempo “certamente” poteva essere reso in vernacolo con l’espressione “Sé’ bah gaoh”, alla lettera “Senti, bada, guarda, oh!”

garbà’, v. intr.: garbare: si tratta di un verbo che figura anche nel proverbio contadino: “A chi ‘un gli garba il vino, Dio gli levi l’acqua”, proverbio tutt’altro che benevolo in generale specialmente nei confronti di chi è astemio, cui è augurato addirittura di essere privato dell’acqua e perciò del necessario per vivere. Lo stesso verbo figura in un altro proverbio: “vari son degli uomini i cervelli: a chi gli garba la torta e a chi i tortelli”: i gusti umani son diversi: così, per es., c’è a chi piace il dolce e a chi il salato, ma si tenga presente l’ampio uso della rima per semplificare e ancor di più per finalità mnemoniche ed espressive in molti proverbi

garbatezza, s.f.: “Atto di cortesia”. A me sembra un sostantivo veramente efficace in quanto espressivo, come nella frase: “ ‘Un gli si può fà’ una garbatezza ché subito accetta!”: non gli possiamo fare un atto di cortesia perché accetta immediatamente senza fare i complimenti

garbicchià’, v. intr.: garbicchiare, cioè garbare un po’, essendo “-icchiare” un suff. con valore diminutivo

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 27 novembre 2018 

Biblioteca. Ora non posso

La Biblioteca Comunale  “a biscondola” di Montaione vi comunica la seguente iniziativa

 MERCOLEDÌ 21 NOVEMBRE 2018
ORE 17

ORA NON POSSO

 Letture per bambini sulla lettura condivisa in famiglia e
il diritto alle storie Incontro con l’autrice e pedagogista Cristina Bartoli
per bambini 0-6 anni e i loro genitori

Oranonposso

Cinema. La casa sul mare

Recuperiamo un prezioso film francese di Robert Guédiguian “LA CASA SUL MARE” che rischiò di vincere il Leone d’oro a Venezia nel 2017. Nell’agosto scorso gli è stato assegnato il Premio Fiesole.

Dal 21 novembre, a causa di importanti lavori sulla struttura il cinema rimarrà chiuso fino ai primi di dicembre, speriamo di riprendere regolarmente  l’attività l’8 dicembre.  BUONE VISIONI !

L’Angelo Azzurro.

lacasasulmaresopra

lacasasulmaresotto

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ganghì’, v.intr.: ganghire: “struggersi per il desiderio” di qualcosa; voce toscana, forse deformazione di “gannire”, che significa “mugolare, proprio del cane e della volpe” e che è una voce dotta derivando dal latino “gannire” (DEI): voce che troviamo anche nel celebre commediografo del II secolo a.C. Terenzio e che significa, appunto, “mugolare” (Georges-Calonghi). Un tempo veniva usato a Fucecchio nel senso di “patire” (A. Morelli) o addirittura di “morire” (B. Soldaini), come nelle frase: “Mi farai ganghì’!”: mi farai morire!

ganzata, s.f.: “cosa ben riuscita” nel gergo toscano (DEI) specialmente dei giovani studenti

ganzerino, s.m. derivato da “ganzo”, col suff. dimin. preceduto dall’ampliamento – er – : persona “ben vestita” (DEI, che però lo dice a proposito della parola “ganzo”), ma più ancora da noi che ci sa o ci sapeva fare con le donne


ganzo
, s.m.: nel gergo studentesco toscano a partire dagli anni ’50 ha assunto il significato di “bravo”, simpatico, ammirevole, mentre è già attestato nel Giusti quel significato di “amante” (DISC) che ha perduto un po’ di quota, mentre è più diffuso specialmente nel linguaggio giovanile il significato ironico di “bravone”, con una rilevante dose d’esibizionismo, per es., nella frase: “ ’un fa’ ir ganzo!”: non fare il bravone! Si tratta comunque di una voce toscana, forse derivata (ovviamente in riferimento al femminile) dal lat. tardo “ganea”=“meretrice” (DEI) e perciò molto più nel senso indicato dal Giusti che in quello assunto più recentemente

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 20 novembre 2018 

Cinema. Speciale ragazzi e “Beate”

Con la fretta della comunicazione abbiamo commesso un altro imperdonabile errore nell’orario di DOMENICA ecco  gli orari giusti:

  Sabato      10 novembre  ore 21,15

  domenica  11  novembre  ore 17,30 e 21,15

  martedi       13  novembre  ore 21,15

        BEATE 

(Italia 2018)  90’   Regia Samad  Zarmandili  con  Donatella Finocchiaro, Paolo Pierbon, Maria Roveran, Lucia Sardo

Scusateci per il contrattempo.   L’Angelo  Azzurro

— 

unastoriasenzanome uno

Per motivi tecnici il film “una storia senza nome” non può essere proiettato, verrà sostituito con “Beate”, pregevole film indipendente dell’esordiente Samad Zarmandili che affronta i problemi del lavoro nel dramma della delocalizzazione.   Una straordinaria Donatella Finocchiaro e un’eccellenza del teatro italiano Paolo Pierbon. Un film di qualità che come sempre fatica ad uscire sul mercato. Non perdete questa opportunità.

UNA COMMEDIA ARGUTA CHE NON DIMENTICA LA SITUAZIONE ECONOMICA REALE E INNALZA UN’ODE ALLA CAPACITÀ FEMMINILE DI RISOLLEVARSI.

https://www.cinematografo.it/cinedatabase/film/beate/63483/

beate-35 BOLLETTINO 9 novembre 2018 (1)-page-001

 

 

Biblioteca. Il programma di novembre

La Biblioteca Comunale  “a biscondola” di Montaione vi comunica le seguenti iniziative per il mese di NOVEMBRE 2018

Giovedì 8 Novembre | ore 17,00
Gruppo di Lettura. Incontro mensile del Circolo di lettura della Biblioteca “a biscondola” di Montaione.
Per incontrarsi, parlare di Libri e molto altro ancora. Incontro libero e gratuito.

Sabato 10 Novembre | ore 10,30
Cari bambini della Terra.
Ora del Racconto dedicata alla nostra amica Terra e al diritto di tutti di vivere in un ambiente sano.
Per bambini dai 4 agli 8 anni.

Sabato 17 Novembre | ore 10,30
Punte di Spillo contro ogni violenza.
Reading letterario e incontro con l’autrice Sandra Landi. Introduce Elena Corsinovi Assessore alla Cultura del
Comune di Montaione.

Mercoledì 21 Novembre | ore 17
Ora non Posso. Letture per bambini 0-6 anni sull’importanza della lettura in
famiglia, con l’autrice e pedagogista Cristina Bartoli
(17 – 25 Novembre Settimana Nazionale Nati per Leggere).

IN ALLEGATO PROGRAMMA NOVEMBRE 2018  clicca il collegamento —>Novembre in biblioteca

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gamballaria (a): loc. avv. “a gambe all’aria”, ma “ mandare a  gamballaria” è da intendere metaforicamente dalle nostre parti nel senso di “mandare in rovina” una persona o “far fallire una inziativa” (M. Catastini), per quanto alla lettera tale loc. significhi sottosopra, “in disordine”

gambe, s.f. pl. che assume un significato particolare nell’espressione negativa “ ’Un ci tira fuori le gambe”: non guarisce, anche se alla lettera significa che non ci tirar fuori le gambe (sottinteso probabilmente “dal letto”). Non  sembra ancora proprio in declino l’espressione “Ci si va a quattro gambe” ( dov’è giustificata la forma impersonale, altre volte abusata in toscano): c’è troppa sporcizia

gambone, s.m.: “troppa confidenza” (M. Catastini), per es., nell’espressione “Ha preso gambone!”: ha preso troppa confidenza, appunto, come non avrebbe dovuto permettersi. Si tratta di un accrescitivo di gamba (come si desume dal suff. “–one”) col cambiamento del genere, ma usato in senso metaforico e in riferimento a una persona prima sottomessa o riservata nei confronti dell’altra su cui finisce poi appunto per prender “gambone”


ganascia
, s.f. con un significato particolare se detto al pl. in una esclamazione in riferimento a una persona: “Che ganasce!”: che avidità! per es. nella frase, accompagnata da un’eloquente mimica, “Mangia a quattro ganasce!”: “con ingordigia, a quattro palmenti” (DISC). Infatti nell’essere umano le ganasce (mascelle e guance) non sono più di due, per cui si comprende facilmente la metafora

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Misericordia. Formati con noi

Avete mai pensato che nella vita potreste trovarvi davanti ad un caso di emergenza perchè qualcuno che vi è vicino in quel momento ha un forte bisogno di aiuto?  Immaginate in quale situazione imbarazzante potreste trovarvi in quel momento se non sapete quale primo immediato soccorso potreste prestare? E chi ha bisogno di aiuto in quel momento potrebbe essere chiunque,…talvolta, purtroppo, anche chi ci è vicino nella vita di tutti i giorni.    

La Misericordia di Montaione offre una serie di corsi gratuiti che ci insegnano come prestare il soccorso d’urgenza. I corsi sono riconosciuti dalla regione Toscana. Ecco qui sotto il programma: formazione_2018 (1)

IHP – Siamo a cavallo!

Segnaliamo con piacere il seguente articolo a firma di Silvia Amodio integralmente tratto dal periodico mensile “informatore” di Coop-fi. Si parla di Italian Horse Protection,  associazione che si occupa del recupero dei cavalli e che ha sede a Montaione. Chi è Italian Horse Protection, come è nata, di cosa si occupa.  L’Associazione Montaione.Net già pubblica, di volta in volta, i comunicati che IHP le trasmette.

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di Giancarlo Carmignani

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gallerone, s.m.: uccello simile al gall(o) e al (capp)one, voci dall’incrocio dalle quali deriva gallerone con l’ampliamento –er-

gallinaccio, s.m.: gallina che canta “a galletto” (essendo d’“incerto sesso”: DEI), cosa che a Fucecchio era ritenuto che portasse “male”, una “disgrazia in famiglia”, come pare che ci sia  ancora chi crede che porti male il canto, ovviamente notturno, della civetta presso la casa: è evidente che si tratta di stupide superstizioni, prive di qualsiasi validità scientifica e perciò respinte da chi ragiona veramente. Quanto al termine gallinaccio, secondo M.P. Bini, in “quasi tutti i dizionari di lingua italiana” si troverebbe, ma nel senso di “tacchino”. Né il gallinaccio è da confondere col cappone, gallo “castrato”, come si deduce anche dall’ètimo. Infatti esso deriva dal lat. parlato ipotetico “cappone”, classico “capone(m)”, collegato col gr. “kòptein”= “tagliare” (DISC)

gallòra, s.f.: “còccola di cipresso” (M. Catastini), ma è un termine in declino, essendo stato sostituito per lo più da quello di “bacca”, a sua volta peraltro “denominazione impropria” anche in riferimento alla “coccola del ginepro” e alla “drupa dell’alloro” (De Mauro). In valdelsa veniva indicata con questo termine anche il rigonfiamento della pelle, pieno di liquido, dopo una scottatura.

gallozzola, s.f.: “bolla d’aria in terra” (M. Catastini) a causa della pioggia

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 6 novembre 2018 

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di Giancarlo Carmignani

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gabbionaio, s.m.: chi costruisce gabbie, ma il termine è pressoché scomparso nella nostra zona non essendovi più praticato tale mestiere

gaburrino, s.m.: moneta d’argento, ma anche banconota “da due lire su cui era impressa l’effigie” di Camillo Benso, conte di Cavour, da cui deriva, con “–ino e resa grafica della pronuncia” (DISC) con modifica della lettera iniziale. Un tempo era popolare a Fucecchio, ma il termine non è sopravvissuto e se ne comprende il motivo

gagliardello, s.m.: gagliardetto fascista; si tratta di un termine usato un tempo (se non proprio a Fucecchio, nelle sue vicinanze, secondo la testimonianza di I. Montanelli) e di un diminutivo di “gagliardo”, che indicava “la bandiera principale di una nave”; infatti “gagliardo” significava “più importante”, derivando forse dal lat. volg. ipotetico di Gallia “galia” = “forza” (DEI) e noi sappiamo bene dallo studio della storia quanto i gagliardetti fascisti fossero un segno di arroganza

galantòmo, s.m.: galantuomo; la scomparsa della –u- si spiega perché nel vernacolo viene detto “omo” l’uomo, come vedremo, un po’ alla latina

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 30 ottobre 2018 

Cinema. Sulla mia pelle + una proiezione speciale

Il film su Stefano Cucchi  dopo la drammatica confessione di un carabiniere dei giorni scorsi contribuirà a fare piena luce sulle      responsabilità.
A varie richieste riproponiamo una proiezione speciale del film la RAGAZZA DEI TULIPANI   per domenica alle ore 19,45.  BUONE VISIONI
L’Angelo Azzurro
  sulla mia pelle