Coltivare la biodiversità

Domenica 29 settembre 2019

Anche quest’anno gli Amici di San Vivaldo, la Provincia francescana, il convento di san Vivaldo organizzano questo incontro in occasione della Giornata per la custodia del Creato dal titolo: “Coltivare la biodiversità”. Con in mente quanto afferma la Laudato Sì. “,,,Poiché tutte le creature sono connesse tra loro, di ognuna deve essere riconosciuto il valore con affetto e ammirazione…”.

 

Salvestrini: I condannati a morte

I condannati a morte.
Attanagliato, decollato, strangolato, squartato, impiccato, strascinato, propagginato, arso……

di Rino Salvestrini (rino.salvestrini@montaione.net)

 

I giustiziati nella città di Firenze dal 1356 fino all’abolizione della pena di morte, assistiti dai Fratelli della Compagnia dei “Battuti di Santa Maria della Croce al Tempio”, o dei Neri.

 
Il fascicolo è registrato all’Archivio Storico di Stato di Firenze come: “Registro dei condannati a morte violenta nella città di Firenze, assistiti dai fratelli della compagnia dei Neri” ed è datato 1747.
Sulla costola è conservata la scritta: MORTI PER MAN[O] DELLA GIUSTI[Z]IA e si nota un adesivo di una segnatura illeggibile solita su documenti inventariati, cosa che non era nell’archivio Geddes da Filicaia di Montaione.
Il reperto è anonimo e anche la data è soltanto quella dell’ultima registrazione di pena capitale. Se dopo il 1747 non ci furono altre esecuzioni, si deve al fatto che il nostro anonimo sia passato a miglior vita ed altri hanno ignorato la sua ricerca storica (da controllare se ci sono state altre condanne dopo), oppure che per quasi 40 anni a Firenze non ci siano state altre condanne a morte e che, di fatto, l’abolizione della pena di morte era nell’aria e il provvedimento granducale del 1786 fu un atto burocratico dovuto.
Questo registro si è conservato nell’archivio “Geddes da Filicaia”, nella villa di Pozzolo a Montaione, che nel 2001 è stato acquistato dalla Sovrintendenza Archivistica di Firenze e passato all’Archivio di Stato sempre di Firenze formando il fondo “Filicaia”. Una copia, anzi fotocopia recente, si trova nell’archivio dell’Arciconfraternita della Misericordia di Firenze e non si conoscono altre copie. Il Signor Rodolfo Geddes da Filicaia, morto recentemente, che ho ben conosciuto e che mi aveva permesso di consultare tale archivio quando era a Pozzolo, mi asseriva che era stato un Filicaia a stilare il lungo e conturbante elenco di “vittime della giustizia”. Questo perché, diceva lui, i da Filicaia da tempi immemorabili hanno fatto parte della compagnia dei Neri. Ma quale Filicaia? Poiché il documento si trovava a Pozzolo, doveva essere certamente uno del terzo ceppo e, vista la datazione ultima e lo stile dello scrivere settecentesco, potremmo azzardare qualche nome vedendo l’albero genealogico chi al tempo, metà Settecento, di quelli di Figline aveva una certa età.
Il nostro anonimo autore commette vari errori, cosa tutt’altro che insolita negli elenchi, e l’impressione che se ne può trarre è quella che non si tratta di una copia da un altro registro, ma sia
stato fatto mentre faceva le ricerche sui documenti e poi annotava i nomi. La ricerca non è stata fatta, come diceva il Geddes Rodolfo, da tante mani, ma in un tempo breve e da una sola persona.

Salvestrini: Villa Maffei a Villamagna (Volterra)

Villa Maffei, a Villamagna (Volterra)

di Rino Salvestrini (rino.salvestrini@montaione.net)

Nel secondo Millennio, dai signori rurali alle famiglie nobili e poi le magnatizie o soltanto comunque ricche, al tempo dei Comuni, del Rinascimento e giù fino al Settecento e all’Ottocento, nelle città toscane e intorno a queste, sono state costruite molte ville e case signorili sui colli, a scopo di difesa, di controllo dei possedimenti, di simbolo di potere, o solo per trascorrerci i mesi caldi della stagione estiva alternando la vita del palazzo di città.
Si trovavano sempre nel centro dei possessi terrieri, con la torre alta simbolo di potere, con i merli eretti in ogni epoca anche quando non c’era da difendersi dai lanci di frecce, con un bel parco, la fontana, la scalinata e gli annessi per le stalle, la servitù, la limonaia, poi con la fattoria e le cantine, i granai e quanto occorreva alla conduzione dei poderi, compresi gli artigiani: il fabbro, il legnaiolo, il maniscalco e quant’altro.
Anche in Valdera e in Val di Cecina, in un anello di colline che circondano Volterra città dall’antica origine etrusca, poi nel fulgore del vescovado, quindi del Comune e dei Signori di ogni epoca, si contavano molte ville, alcune ancora esistenti e più o meno ben conservate, anche se con altri proprietari (neoricchi o enti pubblici) e con altri usi, per lo più turismo e magari centri religiosi o culturali.
Eccone alcune, più o meno imponenti o antiche o ben conservate: Cedri (Alamanni), Capannoli (Baciocchi), Spedaletto (Lorenzo il Magnifico), e ancora Monterufoli, Vicarello, Mazzolla, Pignano, Palagione, Cozzano, Castagno, La Striscia, Ulignano, Montecastello ed altre. Al giorno d’oggi poi, il termine villa ha preso ben altri significati, specialmente con l’agriturismo o il turismo verde o
rurale e campagnolo come lo si voglia definire. Vecchie case coloniche abbandonate con la fuga dalla terra nella seconda metà del Novecento, sono state ristrutturate, esternamente rispettando le caratteristiche esistenti (internamente invece no) e trasformate in residenze per turisti, arricchite da rinnovati parchi, con l’aggiunta del parcheggio, della piscina e del campo da tennis, e cambiando pure il toponimo definendole ville.
Per una breve storia della Villa Maffei ho iniziato con la storia della famiglia che ne è stata l’artefice, soffermandomi poi sul probabile progettista Baldassarre Peruzzi senese ma di origini volterrane; su alcuni artisti che hanno impreziosito la villa nel tempo e vale a dire Salvator Rosa napoletano del Cinquecento e i due ottocentisti Lodovico Gamberucci di Radicofani e Raffaello Soldaini sacerdote pisano.
Naturalmente oltre la imponente villa meritano due parole anche la chiesa annessa e la fattoria sottostante.
Ringrazio Vanna Vannucchi e Lelio Lagorio per il loro aiuto.

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Salvestrini: La storia di Peccioli

La storia di Peccioli

di Rino Salvestrini (rino.salvestrini@montaione.net)

Continuando la passione per la storia locale, anche dei piccoli centri che si trovano sulle colline della Valdelsa e della Valdera, sono arrivato a Peccioli.
Già avevo sconfinato dal Comune di Montaione con quello di Peccioli in occasione di un mio libretto su Cedri, dove visse al domicilio coatto Giovanvettorio Soderini nel Cinquecento, perché
quella località era stata libero Comune, poi associato a Vignale, quindi a Montaione e poi a Peccioli. Come in tanti altri libri, anche per Peccioli ho cercato di fare una storia completa con tanti quadri e foto per una lettura facile e non erudita, a uso di tutti, esclusi gli storici puri, perché in definitiva vuole essere soltanto un lavoro per la divulgazione della storia locale o comunque un primo approccio per conoscere una località.

Certamente bisogna conoscere la storia del mondo, dell’Europa, dell’Italia e delle grandi città, ma molta gente vive in piccoli centri ed è giusto che tutti sappiano che anche una borgata di case ha la sua storia. Non c‘è niente di originale, ma si tratta di una collazione di cose scritte attingendo da pubblicazioni anche di argomento specifico ma settoriale e ho voluto dare una semplice visione d’insieme. Per chi voglia saperne di più guardi in fondo la bibliografia e se poi un giovane storico del posto volesse far meglio può iniziare daqueste pagine per invogliarsi.

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75° Anniversario della liberazione di Montaione. 1.giorno

In occasione del 75° Anniversario della Liberazione di Montaione la Sezione ANPI di Montaione organizza, con il patrocinio del Comune di Montaione e la collaborazione di AVIS Montaione, una serata fra festa, memoria e attualità. L’evento, dal titolo “Nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà. I valori della Resistenza ieri, oggi e domani”, si terrà il 17 Luglio nella cornice del Parco dei Mandorli.
Alle ore 20, cena sociale in sostegno all’ANPI (menù € 12): per prenotazioni contattare il 3351443689 oppure il 3396073652.

Dalle ore 21.30 interverranno il Sindaco di Montaione Paolo Pomponi, Raffaello Donati, il Prof. Francesco Bigazzi con i ragazzi della Scuola Media I. C. Gonnelli e Andrea Campinoti.
Vi aspettiamo numerosi!

 

Salvestrini: I bagni termali di Mommialla

I Bagni Termali di Mommialla

Nascita, vita, morte e rinascita di un’iniziativa sulle colline del Centro – Toscana

di Rino Salvestrini (rino.salvestrini@montaione.net)

 

Una delle più belle strade della Toscana parte da Montaione, sale alla cisterna romana e al parco pubblico di Poggio all’Aglione, poi sulla cresta delle colline, prosegue per Boscotondo e il Castagno col bivio per Montignoso; a destra la Valdera con il monte di Volterra e più lontano Montecatini e i monti prima del mare; più avanti i massicci del Cornocchio e del Poggio del Comune; a sinistra la Valdelsa con Castelfiorentino, Certaldo e Poggibonsi e più distanti Montespertoli, Lucardo e Barberino Valdelsa, sui colli prima di Firenze.
Ma torniamo alla nostra strada: si oltrepassano i bivi per Volterra, per San Vettore, per i Sassi Bianchi, per Larniano, per il Pian della Spina, ma già si presenta il panorama di S. Gimignano con le sue torri. Queste poche pagine non vogliono esser la storia della zona, ma un insieme di notizie da leggersi per conoscere meglio il territorio dove uno vive, ha vissuto, lavora o ha lavorato, oppure va in vacanza o in gita. Quindi è la storia dei Bagni Termali che fanno parte del borgo di Mommialla, nella parrocchia del Castagno e nell’antico Comune di Montignoso (oggi di Gambassi Terme).
Incominciamo con i nomi: Mommialla e Montignoso.
Il più antico riferimento è un documento volterrano del 979 nella forma Mumianula, che diventa Mummialla nel 1196 (vedi più avanti Bondie Bonamici). Nel 1258, si trova Mumialla ed anche Mangnalla.Nel 1302 nell’elenco delle decime si ha Ecclesia de Mamaglia.

 

 

 

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