MONTAIONE SUL TETTO D’EUROPA!

Dopo mesi di attesa, la notizia è finalmente ufficiale.

Ogni anno, il Patto dei Sindaci dell’Unione Europea lancia un concorso per selezionare i migliori Comuni a livello europeo che si sono particolarmente distinti nell’attuazione delle politiche energetiche sostenibili, valutandone impegni e risultati raggiunti.

Il Patto dei Sindaci, che è stato sottoscritto da oltre 10mila comuni europei e di questi quasi 7mila sono di piccola dimensione demografica (<10mila abitanti), è un’iniziativa della Commissione Europea che dal 2008 riunisce in una rete permanente le municipalità che intendono avviare volontariamente un insieme coordinato di iniziative per la lotta ai cambiamenti climatici, impegnandosi ad aumentare l’efficienza energetica e l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili nei loro territori. Attraverso il loro impegno i firmatari del Patto intendono raggiungere e superare l’obiettivo europeo di riduzione del 40% delle emissioni di CO2 entro il 2030.

Quest’anno per le grandi città (>250mila abitanti) è risultata vincitrice Torino, per quelle intermedie (da 10mila a 250mila abitanti) Turku (Finlandia) e per le cittadine sotto i 10.000 abitanti ha vinto Montaione.

La notizia era nota già da fine febbraio, con tanto di organizzazione di un’apposita cerimonia di premiazione al Parlamento Europeo poi rimandata per la vicenda del Covid-19

Un risultato straordinario quello raggiunto dal Comune di Montaione, che si contraddistingue per l’adozione di politiche energetiche ed ambientali innovative ormai riconosciute come un’eccellenza europea. L’annuncio è stato dato con un videomessaggio della Commissaria Europea all’energia Kadri Simsom (https://youtu.be/dAxUjfUHnfs ) che si è complimentata con i vincitori, dispensando belle e importanti parole per Montaione, definendolo come “leader europeo nel campo dell’energia e del clima”.

Il  Sindaco Paolo Pomponi è molto felice di questo risultato e ha dichiarato: “Questo prestigioso riconoscimento è un grandissimo motivo di orgoglio per tutta la comunità di Montaione. L’Europa ha sempre rappresentato un riferimento a cui ispirarci per definire le strategie di sviluppo in campo energetico ed ambientale. L’adesione al Patto dei Sindaci nel 2011 ci ha permesso, grazie ad un progetto europeo della linea Intelligent Energy for Europe, di elaborare il Piano di Azione per l’Energia Sostenibile che è stato implementato con successo nel nostro Comune. Abbiamo raggiunto e superato gli obiettivi al 2020 e siamo pronti per nuove sfide con gli obiettivi al 2030 su energia e clima.

Abbiamo sviluppato progetti per l’efficienza energetica e per le energie rinnovabili andando ad instaurare una proficua collaborazione con operatori privati grazie alla presenza di politiche energetiche ed ambientali chiare e precise.

Abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con Standard internazionali per valutare il nostro Sistema di Gestione Energia ed Ambiente che ha superato la procedura di ricertificaione ISO14001 e ISO50001. Lo scorso anno è stata inoltre confermata l’European Energy Award GOLD, ad oggi conseguita da soli due comuni italiani, che ci colloca nell’eccellenza a livello europeo.

Ma a noi di Montaione non piace prendercela comoda, sappiamo che c’è ancora molto da fare:  il cambiamento climatico è un problema attuale e reale e i suoi effetti sono sotto gli occhi di tutti.

Proprio per questo dal 2018 abbiamo aderito al progetto Horizon 2020 “Come Easy”, di cui siamo uno dei 18 Comuni Ambassador in Europa, e il cui obiettivo è quello di facilitare l’elaborazione del PAESC ai Comuni aderenti attraverso una serie di tool innovativi che sono applicati nel nostro Comune.

Il nostro obiettivo è migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini e dei turisti che visitano il nostro territorio che presenta risorse straordinarie sotto il profilo naturalistico, artistico e del paesaggio. Nel frattempo stiamo già predisponendo per i prossimi anni un programma di azioni ambizioso, ma ispirato alla concretezza per una resilienza climatica e una transizione energetica verso un’economia a zero emissioni.”

Fonte: Comune di Montaione

Il Paesaggio ritrovato: I salti dell’Evola.

28-06-2020
Percorso fra le rocce vulcaniche scavate dal Torrente Egola a Montaione

L’uscita dovrà seguire le linee guida delle Regioni ed avere un numero massimo di 20 partecipanti.

E’ obbligatoria quindi la prenotazione al 340 3460859 Massimiliano o via mail info@ecocerbaie.it
Il contributo richiesto è pari a 10 euro a persona. 5 euro sotto i 14 anni.

Ulteriori info: https://www.ecocerbaie.it

Se vuoi farti una preparazione di quanto andrai a vedere durante l’escursione clicca sul seguente collegamento  https://www.montaione.net/wp-content/uploads/2018/11/I-pozzi-nellEvola.pdf

Si tratta di una delle interessanti ricerche di Rino Salvestrini scritte sulle persone e il territorio di Montaione e i luoghi circostanti. Vedi cosa ti interessa https://www.montaione.net/salvestrini/

 

Bilancio Sociale della Misericordia di Montaione

Lunedì 15 giugno alle ore 21.00 è prevista l’assemblea delle consorelle e dei confratelli, in videoconferenza, per l’approvazione del BILANCIO.

Bilancio Sociale,
Uno strumento di comunicazione interna ed esterna dell’associazione.
È in distribuzuone in questi giorni l’opuscolo per la popolazione.
Un bilancio da oltre 1000 servizi tra ambulanza, auto e mezzo attrezzato.
Tante le attività di:
– FORMAZIONE,
Corsi BLSD LAICI per la popolazione
Aggiornamento dei soccorritori
Corso di primo soccorso
Corso disostruzione pediatrica
Corso di guida sicura
Progetto ASSO, A Scuola di Soccorso, con le scuole.

Tante anche le iniziative di:
– PROMOZIONE,
Feste, pranzi e cene dei volontari.
– I ricavi del 2019 sono stati 82.500 euro,
– I costi circa 76.000 euro, con un avanzo di gestione di 6.500 euro.
– Nel 2019 è stato approvato il nuovo statuto ed è stata inaugurata la 2* postazione DAE in via di Vittorio.

Flessioni e riflessioni: Montaione, Comune-immune

Flessioni e riflessioni – Ginnastica per la mente

Montaione, Comune-Immune

C’è un Comune nella ex provincia di Firenze che può vantarsi per ora di un dato particolare: zero contagi Covid-19. Il Comune è il nostro.

Da queste parti la popolazione conta poco più di 3600 abitanti, ma il territorio conta anche non pochi pendolari “in” che vengono a lavoro dai comuni limitrofi. Molti anche i pendolari “out” sia per lavoro che per la scuola. Esistono da molti anni due strutture importanti per anziani che tra ospiti e personale superano le 300 persone. Sono particolari che innalzano il rischio potenziale di contagio.

I nostri numeri, messi a confronto con quelli degli altri comuni della regione Toscana, rivelano che siamo uno dei due comuni a zero contagi nella provincia fiorentina e uno dei circa 30 comuni “Covid-Free” della regione. Nella ex provincia di Firenze insieme a noi c’è Palazzuolo Sul Senio, che conta però 1.131 abitanti: meno di un terzo di Montaione.

Montaione risulta essere il terzo nella lista per maggior residenti registrati in anagrafe. Prima del nostro Comune, tra i più popolosi ci sono Porto Azzurro (3686 abitanti) e Campo nell’Elba (4.840). Indubbiamente più…“isolati” e naturalmente isolabili rispetto a Montaione e non c’è da stupirsi se sono ancora oggi a zero contagi. 

Sebbene in questo momento sia in corso una regressione del virus sotto il profilo dei contagi, il rischio però è ancora potenziale. Le statistiche ufficiali in Toscana parlano di 2 contagi ogni mille abitanti. Quindi a Montaione mancherebbero all’appello almeno sei contagi. Invece ce ne sono zero.

Il risultato, fino ad oggi, è qualcosa di cui si può essere fieri ed il cui merito va in modo particolare a chi opera nelle strutture RSA, all’amministrazione comunale che tempestivamente ha messo in campo tutte le possibili misure precauzionali e comunicative, ma anche alle associazioni ed alla popolazione che ha capito l’allarme rosso. E diciamolo tranquillamente: anche un po’ di fortuna non guasta mai e va spesso dalla parte di chi se lo merita.

Auspichiamo che quanto ottenuto finora possa continuare anche nel prossimo futuro. Di certo è che nessuno di noi può permettersi di abbassare la guardia per il bene e il rispetto reciproco. E’ fondamentale il corretto comportamento di ciascuno che vive, lavora o transita sul nostro territorio.

Quindi bravissimi tutti i comuni Toscani Covid-Free. Godiamoci i dati incoraggianti e continuiamo a perseverare.


Società storica della Valdelsa: diretta video

Sabato 30 Maggio 2020, alle ore 17:00
siete invitati alla diretta video (vedi sotto le informazioni per l’accesso) della seguente iniziativa:

La peste del Seicento in Valdelsa.
Una rilettura di Bandiera gialla a Poggibonsi di Costantino Antichi

Intervengono:

  • Fabio Dei  (Società Storica della Valdelsa)
  • Nicola Berti (Assessore alla Cultura del Comune di Poggibonsi)
  • Fabio e Pietro Antichi (figlio e nipote dell’autore)

Relazioni di:

  • Rossella Merli (Società Storica della Valdelsa)
  • Gabriele Beatrice (Amici dell’Archivio Storico di Empoli)
  • Giovanni Cipriani (Università di Firenze)

Descrizione dell’iniziativa:
L’esperienza della pandemia da coronavirus e di sospensione delle attività sociali, da cui stiamo uscendo, ci spinge a riflettere su precedenti storici di contagio e sulle analogie con il presente che possono evidenziare, pur nella grande differenza dei contesti. In questa prospettiva è utile tornare a leggere lo studio che Costantino Antichi pubblicò negli anni ’70 sulla peste del 1630-33 in Valdelsa, Bandiera gialla a Poggibonsi (1975). Interamente basato sulla cronaca coeva di Domenico Della Rocca, il libro ricostruisce i vari aspetti della reazione della comunità locale alla gravissima epidemia: dalle misure di igiene pubblica e di isolamento sociale, alle credenze popolari, alle politiche economiche e amministrative. Il dibattito sarà anche l’occasione per ricordare la figura di Costantino Antichi, figura rappresentativa di una intera generazione di storici valdelsani, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita.

Informazioni per l’accesso alla diretta video:

Per l’accesso alla diretta video, poco prima delle 17:00, fai click su questo link:

https://meet.google.com/bsm-oyou-mbf

attendi che si attivi la telecamera e il microfono, poi fai click su “Partecipa” e, una volta approvata la tua richiesta, comparirai tra i partecipanti attivi alla diretta.
In alternativa, sempre sabato prossimo alle 17:00, puoi partecipare un maniera passiva tramite una diretta Facebook visibile sulla pagina della Società a questo link:

 

Il Beato ‘San’ Vivaldo. 700 anni dalla morte 1320 – 2020

Quest’anno, 2020, avrebbero dovuto tenersi grandi festeggiamenti per i 700 anni dalla morte di Vivaldo, il primo maggio. Si sarebbe dovuto tenere anche un convegno, per il quale anch’io avrei dovuto preparare una relazione, di cui questi sono alcuni appunti. Tuttavia con il Covid-19 e il divieto di assembramenti, tutto il progetto preparato da fra Stefano e collaboratori verrà rinviato.
Intanto, per ricordare la data del primo maggio, metto in rete questo articolo.

Rino Salvestrini (rino.salvestrini@montaione.net)

Il Beato ‘San’ Vivaldo
Per i 700 anni dalla morte 1320 – 2020

Il 1° di maggio di 700 anni fa un cacciatore di Montaione rinvenne in località Bosco Tondo, nella Selva di Camporena, dentro il cavo di un castagno, il corpo senza vita dell’eremita Vivaldo Stricchi.
Il cacciatore corse a dare la notizia ai Montaionesi, che lo andarono a prendere, lo seppellirono nella chiesa del paese sotto l’Altar Maggiore e a furor di popolo lo acclamarono SANTO.
Vivaldo era nato verso la metà del Trecento presso San Gimignano e di lui sappiamo che fu seguace di Santo Bartolo, anche questo sangimignanese e parroco di Picchena. Bartolo, presa la lebbra, andò nel lebbrosario di Cellole, pieve non lontana dal suo paese d’origine, e qui fu accompagnato da Vivaldo.
Alla morte del protettore, nel 1300, Vivaldo si fece eremita e scelse di recarsi a vivere a Bosco Tondo (attuale San Vivaldo), nel bel mezzo della selva di Camporena. Non abbiamo molte notizie della sua vita di eremita, che per i primi storici, del Cinquecento, morì in quei boschi un anno dopo.

A parte il fatto che successivamente fu accertato che la data della morte di Vivaldo era avvenuta nel 1320, si scrisse che visse in preghiera nel cavo di un vecchio castagno. Niente altro! Ma perché Vivaldo scelse il castagneto di Bosco Tondo nella selva di Camporena? Aveva tanti boschi intorno a San Gimignano. Perché scelse di venire così lontano?
Proviamo ad avanzare alcune ipotesi analizzando questo ambiente e basandoci sui documenti storici, sulle condizioni naturalistiche, sulle rare presenze umane al tempo, sulle tradizioni popolari arrivate fino a noi e sulla toponomastica.
Bosco Tondo si trovava al centro di un incrocio importante già nel XIII secolo, con una strada che conduceva a Camporena e poi a Volterra e giù per Pisa; la strada opposta invece scendeva in Evola e raggiungeva Montaione e quindi Firenze; un’altra via portava a San Gimignano e quindi a Siena; infine il prolungamento di quest’ultima passava per Tonda e raggiungeva San Miniato.
Quindi un importante incrocio di percorsi che conducevano alle località più importanti di questa zona nel Medio Evo.

Forse Vivaldo Stricchi scelse questo luogo perché ricco di castagni e di sorgenti (a prova vale ricordare che poco più di cento anni fa dalle sorgenti di questa zona fu emunta acqua per gli acquedotti di Montaione, Gambassi e Castelfiorentino), e qui si poteva sopravvivere col “pan di legno e vin di nuvoli!”. Oltre l’acqua e le castagne poteva anche trovare altri frutti di bosco come le more, le corbezzole e le mele selvatiche. Ma queste condizioni, o simili, poteva trovarle, ad esempio, anche sul Poggio del Comune presso San Gimignano.
Oppure Vivaldo venne qua perché sulla strada per Tonda vivevano vari eremiti, alcuni dei quali erano i cosiddetti Fratres de cruce de Normandia; e la toponomastica ci ricorda che qui si trovavano, e si trovano: il Nome di Gesù, una pietra con l’incisione di tre croci sul Calvario, il Poggio della Madonna e il Poggio Romiti. Ma anche questa ipotesi non regge, o quanto meno non appare sufficiente, perché questi eremiti erano piuttosto girovaghi e attivi, tanto che c’è chi dice che addirittura lavorassero il vetro, con la silice che si trova sul posto, e non mancava certamente la legna da ardere nelle fornaci. Ma il pacifico amante della preghiera in solitudine, Vivaldo, non poteva coabitare con gli eremiti della Croce di Normandia, che, fra l’altro, non risulta essere stato interessato alla fabbricazione del vetro.
Sempre analizzando la zona nella seconda metà del Duecento e inizi del Trecento, vediamo che a un chilometro di distanza sulla strada per San Gimignano si trovava l’ospedaletto o lazzeretto di San Leonardo, storicamente provato come Spedaletto di San Leonardo in Bosco di Camporena, fatto costruire agli inizi del 1200 dai signori di Montignoso e della Pietra per ospitare i viandanti poveri e i pellegrini.
Come tanti altri in Toscana, lo Spedale di San Leonardo fu da Cosimo I de’ Medici inglobato nello Spedale del Bigallo nel 1560, infine il Bigallo nel 1779 lo soppresse e le entrate passarono allo Spedale degli Innocenti di Firenze e di Santa Fina di San Gimignano. Lo spedale aveva anche un oratorio dedicato, appunto, a San Leonardo che, trasformato in capanna, destino di tanti luoghi sacri sparsi nelle campagne, ha resistito fino all’ultima guerra, quando, danneggiato dalle cannonate, fu raso al suolo: vennero allora alla luce anche molti scheletri, perché in antico vi era anche un cimitero (naturalmente!); e qui ci viene in mente che era un lazzeretto più che uno spedaletto.
Inoltre la toponomastica ci dice che proprio a poche centinaia di metri dall’attuale San Vivaldo si trova la casa colonica Bosco Lazzeroni, e sembra (la tradizione popolare è arrivata fino ai giorni nostri) che Bosco Lazzeroni si chiamasse così perché c’era un lazzeretto degli appestati, Casa Lazzeroni perché ci vivevano i lazzeroni dello spedaletto. La casa, forse, non ebbe fama, ma ‘nomea’, e rimase anche storicamente nascosta. Tuttavia per la gente, per i contadini dei pressi, essa era un lazzeretto, e questo marchio sancito e perpetuato fino ai giorni nostri, l’ho sentito anche nelle interviste che ho fatto personalmente.

1955 ca. I frati hanno fatto fare una statua di gesso del beato che ora si trova sotto l’altare del Presepe. È il giorno della “inaugurazione".
1955 ca. I frati hanno fatto fare una statua di gesso del beato che ora si trova sotto l’altare del Presepe. È il giorno della “inaugurazione”.

Un mio amico che abitava al Sapito, mi conferma ancora oggi che di generazione in generazione si sono tramandati questa diceria. Lui ricorda di essere stato a Bosco Lazzeroni e di essere rimasto meravigliato che al primo piano ci fossero due grossi stanzoni.
Ancora ipotizzando, non è che Vivaldo Stricchi, dopo l’esperienza nel lebbrosario di Cellole, dove aveva assistito il maestro, non sia venuto in questo crocevia, a due passi dal Lazzeretto di Bosco Lazzeroni e poco più distante dall’ospedaletto di San Leonardo, e abbia voluto continuare concretamente, oltre che con la preghiera, ad aiutare i malati e i bisognosi?
E poi: in questa zona vivevano altri eremiti, e qualcuno vi sarà anche deceduto. Tuttavia i Montaionesi non sono corsi a prenderlo per seppellirlo in chiesa e farlo santo subito, ma hanno fatto questo solo per Vivaldo.
Il comportamento dei Montaionesi si spiega solo se si ritiene che quel particolare eremita fosse ben conosciuto; e mi immagino il cacciatore che nella piazza del castello di Montaione davanti alla chiesa di S. Bartolomeo, arrivava annunciando: Quel bravuomo che assiste i lebbrosi da vent’anni a Bosco Tondo nella selva di Camporena, è morto!
Tutto si spiegherebbe: questo eremita morto nel cavo di un vecchio castagno fu sepolto sotto l’Altar Maggiore della chiesa principale e proclamato, coram populo, San Vivaldo! E la campane suonarono!