La storia di Orcia

Cheti mi ha chiesto di scrivere qualcosa sulla storia di Orcia, un agglomerato nel Comune di Montaione oltre San Vivaldo, che si trova sulla cima di una collina che protende e domina la parte iniziale della Valdevola dove l’Evolella si immette nell’Evola. Cheti non è una straniera, ma la giovane figlia di un mio amico di Montaione, italianissimo, che si chiama Virgilio Ceccanti.

OrciaA me piace fare queste cosette, semplici, divulgative sulla storia anche di piccolissimi centri, ma a volte il compito è arduo: se uno vuol scrivere qualcosa sulla storia di Firenze o anche di Montaione, le notizie si trovano, ma non è lo stesso per scoprire la storia di Orcia, un paio di case e una capanna. Ma in Italia, e maggiormente in Toscana, ogni chilometro quadrato ha la sua storia e forma un museo a cielo aperto e ognuno che ci viva per una vita o per una settimana come i turisti, è bene che la conosca. Non è per prenderla larga, ma non si può parlare del vecchio casolare agricolo, dimenticando dove si trova: la campagna e soprattutto il verde prorompente dei boschi della valle; e non solo, ma devo scrivere anche del toponimo Orcia e della sua origine, della sua diffusione e delle sue complicanze e attinenze: ecco allora le fornaci di orci, le olivete e gli oleifici, le fornaci di vetri, la legna da ardere e la fabbricazione artigianale della potassa, i rimboschimenti, i boscaioli e le carbonaie, infine la sua storia risalendo indietro di secoli, terminando con la fuga dalla campagna della seconda metà del secolo scorso e il ritorno per turismo verde o per una vita sana nella natura.

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