Il Toscanario

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di Giancarlo Carmignani

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carce, s.f.: calce, la quale nell’uso volg. viene chiamata anche a Pisa “carcina” (Malagoli). Si tenga presente anche il derivato peggiorativo carcinaccio, s.m.: calcinaccio

carcheduno, pron.: qualcheduno, qualcuno anche a Pisa (Malagoli), ma non mi risulta più usato

carcinsella, s.m.: calcinsella o, ben più volgare, “calcinculo”: giostra della fiera chiamata così  perché a calci di tal genere si presta per il movimento rotatorio dei seggiolini (“appesi a lunghe catene”) nei quali siedono i ragazzi nella fiera paesana sfiorandosi con i piedi

carciofo, s.m.: uomo “buono a nulla” (in toscano).Tenendo presente che il carciofo è una buona “pianta alimentare”, come si spiega il significato sopra espresso? forse pensando all’etimo dall’arabo “harsuf” in riferimento al “carciofo selvatico” o addirittura al “cardo spinoso” (DEI), che non è certo gradevole

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 22 novembre 2016 

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