Il Toscanario

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di Giancarlo Carmignani

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buffa, s.f. venuto meno, verso l’inizio della seconda metà del secolo scorso, sembra per motivi psicologici ed estetici, ma soprattutto per riconoscere chi l’aveva dalle nostre parti, dove indicava il cappuccio “forato solo all’altezza degli occhi” che era usato dai confratelli della Misericordia specialmente in occasione dei funerali o del “trasporto dei malati” e forse per la sua leggerezza deriva dalla voce d’origine onomatopeica ipotetica “buff. -” = “soffio”: DISC, secondo cui “buttare giù la buffa” (in senso metaforico)  significava  “gettare la maschera”. Tuttavia a Fucecchio c’era chi riteneva che tale frase “anziché significare scoprirsi la faccia (come qualcuno pensava), significasse “calarsi il panno sugli occhi” (M.P. Bini)

buggerà’, v.tr.: buggerare, cioè ingannare, ma dalle nostre parti anche, per es., dar noia, nella frase “Ma chi ti buggera?”, per quanto il v. “buggerare” abbia acquistato il significato di “fregare” e “ingannare” (Malagoli) dopo aver significato, nel corso della storia della lingua italiana, “praticare la sodomia” per il fatto che nel lat. tardo la voce “Bulgari” (detti così perché “provenienti dal regno di Bòlgar sul Volga”), avendo abbracciato “l’eresia patarina”, da “eretici” passò a indicare “sodomiti” (DEI) per insulto o “forse per l’identica pena che toccava agli uni e agli altri” (DISC).

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 12 luglio 2016 

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