Il Toscanario

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di Giancarlo Carmignani

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buà’, v.tr.. bucare, che deriva proprio dal lat. med. “bucare” (DEI). Modo di dire del gergo studentesco almeno di qualche anno fa: “buà’ la scuola”: fare buca, marinare la scuola, espressioni che si possono spiegare perché in tal modo viene interrotta la continuità nella frequentazione appunto della scuola serbandola a un altro giorno

buacìri, s.m.: spillone a vite per bucare il cuore dei maiali (ciri in tosc., come vedremo) in modo da farli morire. Si tratta peraltro di un termine venuto pressoché meno anche in Toscana (in cui era praticata tale barbara usanza fino a una trentina di anni fa) essendo stato sostituito questo doloroso strumento di morte dalla pistola

buaiólo, agg. volg.: omosessuale o, peggio ancora, sodomita

buanùvole, s.m.: bugiardo, uno che le spara così grosse da “bucare le nuvole”, chiara immagine iperbolica usata anche per un noto soprannome fucecchiese

buatàio, s.m. tosc.: bucataio, “lavandaio” (De Mauro), ma dalle nostre parti era molto più facile sentir dire “buataia” perché era certo più difficile che facesse il bucato un maschio. Infatti, per es., a San Pierino abitava una donna soprannominata “la buataia” perché faceva la lavandaia

bubbo, s.m.: oltre che essere un soprannome fucecchiese, indicava uno spauracchio dei bambini anche in pis., identificabile con l’orco di non poche fiabe

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 28 giugno 2016 

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