Il Toscanario

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di Giancarlo Carmignani

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broscia, s.f.: pasto del porco “in prevalenza liquido”, ma anche “minestra troppo brodosa” (Malagoli) e di “gusto cattivo”: De Mauro, che giustamente la considera una voce toscana

broscione, s.m.: persona molto disordinata in particolare nel vestire (“broccione” a Castagneto Carducci e a Firenze). Il termine nostro deriva da “broscia”, cioè “brodaglia” (DEI), e il senso del disordine è accresciuto dall’uso del suff. accresc. “– one –”. Peraltro c’è chi gli dà il significato di “persona che parla a vanvera” (M. Catastini)

bruciaùlo, s.m. volg.: bruciaculo, cioè bruciare al deretano

brùcio, s.m.volg. pl. bruci: “baco pelóso (larva di farfalla)”, oltre che soprannome fucecchiese del secondo dopoguerra. Si tratta di una “variante fiorentina, lucch., pisana, senese, grossetana e carrarese” di “bruco” rifatta proprio sul plurale “bruci”, usata nella seconda metà del ‘700 dal Targioni Tozzetti (DEI)

brusca, s.f.: “spazzola per pulire i “cavalli, striglia” (DEI), anche insieme di seghette per “pulire il mantello dei cavalli” (L. Briganti), per cui l’espressione “a brusca e striglia”, in riferimento ai cavalli, significa tenerli ben puliti, mentre “fare brusca e striglia a qualcuno” significa “sgridarlo severamente”, un po’ come “fargli pelo e contropelo”, si deduce dal DISC

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 14 giugno 2016 

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