Il Toscanario

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di Giancarlo Carmignani

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bordà’, v.tr.: bordare nel senso di mescolare, per es., le carte e invece le monete nel gioco a “palle e santi”, praticato in un passato non recente e che fa chiaramente pensare a Firenze per il riferimento allo stemma dei Medici e alla figura di S. Giovanni Battista (P. Palavisini). Inoltre può significare picchiare

borgetta, s.f.: cartella scolastica usata in particolare  negli anni ’50 del secolo scorso dagli alunni  per contenere libri e quaderni; in generale era rettangolare e di fibra rigida, come nota giustamente  Alberto Morelli, che mi ha informato gentilmente anche dell’origine di questo lemma, trattandosi di un termine quasi scomparso. Esso deriva  dall’uso in Francia di un oggetto, al tempo di Luigi X, il Rissoso (figlio di Filippo IV il Bello), il quale regnò dal 1314 al 1316, anno in cui morì a Vincennes nei pressi di Parigi. Si trattava appunto di un oggetto, chiamato “borjet”, a forma di sacchetto, di un borsello per monete. Però viene fatto di pensare anche anche che il nome borgetta sia derivato dalla pronuncia della –l- come  -r- davanti a un’altra consonante come in pisano e perciò che venga da “bolgetta”: “borsa dei postini”, significato simile a quello già usato dal Caro. Si potrebbe perciò trattare del diminutivo di “bolgia”, che nel Settecento significava “valigia” ed anticamente “borsa, bisaccia; tasca grande” e addirittura fossa nell’ “Inferno” dantesco: DISC, secondo il quale risale al “fr. antico bolge, lat. tardo bulgam “borsa di pelle per il denaro”

bòro, s.m.: la pallina più grossa per giocare a caporielle (o, molto più comunemente, a palline): termine, il nostro, così diffuso fra i ragazzi fucecchiesi, ma un tempo, precisamente nel secondo dopoguerra, da dare origine a un soprannome probabilmente per la forma della testa di un giovane purtroppo morto prematuramente

borrosa, agg. f.: “costa di sedano malata” (M. Catastini), ma il termine è in disuso, così come altri registrati dallo stesso maestro, come “boo” al posto di “bove”

borsa, s.f.: filastrocca che veniva detta per divertimento dai ragazzi fucecchiesi, e non solo, per es., facendo alzare le mani di un amico dopo aver fatto finta con le mani di puntargli contro una pistola, negli anni ‘50-‘60 del secolo scorso, e che mostra anch’essa l’importanza dell’assonanza (altre volte della rima) nelle filastrocche popolari:

“O la borsa

o la vita

o’r cannuccio

della pipa!”

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Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 26 aprile 2016 

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