Il Toscanario

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di Giancarlo Carmignani

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cocchiume, s.m., ma è più diffuso senza dubbio il nome gambettone come in altre parti della Tosacana: totano moro (“Tringa erythropus”), chiamato cocchiume a Fucecchio per il fischio “corto e forte” emesso da questo uccello “di ripa”, tant’è vero che a Firenze e nel Vecchianese è chiamato anche “chiò – chiò” e a Livorno “chiòi-chiòi” (C. Romanelli). Tuttavia cocchiume a Fucecchio (dal v. “cocchiare” che significa “fischiare frequentemente”) indica anche la pettegola (“Tringa totanus”), dal canto “composto di una sola nota ripetuta insistentemente” (donde il nome), e la pantana (“Tringa nebularia”), termine “tipicamente toscano” derivato dal fatto che questo uccello “frequenta luoghi melmosi”, cioè i pantani

còccolo, s.m.: “stelo di granturco o di saggina” (M. Catastini), ma è un termine caduto: in gr. “kokkos”, da cui deriva “còccola”, intesa come “bacca”, significa “nocciolo dei frutti” (DEI). Quanto a “coccole” nel senso di “tenerezze” (De Mauro), è un vocabolo dall’origine onomatopeica

coccolóne, ( a parte il termine regionale nel senso di “colpo apoplettico”: DISC) s.m.: croccolone (“Gallinago media”) e dipende dal fatto che questo uccello “resta accovacciato”(C. Romanelli)

coce’, v.tr.: cuocere. Qualche tempo fa, si poteva sentir dire: “ ‘un la fa né bollì’ e né mai coce’ ”: non la fa né bollire né cuocere, in riferimento a una persona che passa troppo velocemente dal fare una cosa a farne un’altra, senza la necessaria ponderazione o comunque senza farla maturare

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 08 agosto 2017 

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