Comunicato IHP, 30 aprile 2018

Quintana di Foligno, l’inchiesta della magistratura evidenzia le colpevoli imprudenze dei Ministeri competenti riguardo l’utilizzo dei cavalli purosangue, che intanto vengono vietati a Narni

IHP lo aveva denunciato più di un anno fa: la decisione del Ministero della Salute di inserire una deroga all’Ordinanza che regolamenta i palii e le corse storiche, consentendo l’uso dei velocissimi e fragili cavalli di razza purosangue inglese, era da considerarsi imprudente e dettata solo dagli interessi di chi lucra su questi spettacoli.

Non tardarono ad arrivare i primi incidenti, e uno di questi causò la morte del cavallo Wind Of Passiona Foligno, durante la Quintana del giugno dello scorso anno.

Qualche giorno fa sono emerse le prime notizie sull’inchiesta aperta dalla Procura di Spoletoe in particolare le oltre 1200 pagine consegnate dai due periti Giovanni Capecci e Marco Montana.
Il quadro che emerge conferma in pieno quello che per mesi avevamo cercato di far presente al Ministero della Salute, ben prima della morte del cavallo: secondo i periti il raggio di curvatura della pista sarebbe troppo stretto e non idoneo, anzi pericoloso per i purosangue. Non solo: Montana parla di presunti maltrattamenti “per la somministrazione di lidocaina per mascherare i segni clinici che potevano portare a fermare il cavallo prima dell’incidente. Una somministrazione di anestetico locale per mascherare la sintomatologia di una lesione già presente prima della manifestazione o per evitare il presentarsi della stessa sintomatologia durante la manifestazione”. “E’ da considerarsi imprudente- ha scritto nella sua perizia, invece, Capecci – da parte degli organi preposti al controllo aver autorizzato l’utilizzo di cavalli purosangue, in un circuito di gara con caratteristiche (raggi di curvatura e fondo) non paragonabili a un ippodromo nonostante la velocità di gara sia equivalente”.
Capecci aveva effettuato diversi sopralluoghi al Campo de li Giochi disposti dal Pubblico Ministero di Spoleto, Patrizia Mattei. L’ingegnere aveva effettuato una serie di misurazioni della pista di gara.

Ricordiamo quanto avvenuto nei mesi precedenti alla morte di Wind of Passion: appena saputo della imminente concessione della deroga, IHP aveva cercato di far tornare sui suoi passi il Ministero della Salute, attraverso varie lettere e un incontro con il Direttore Generale della Sanità Animale Borrello.
Infatti, dopo anni di divieto dell’uso dei PSI, considerati cavalli troppo veloci e troppo fragili per correre in circuiti stretti come quelli in cui si svolgono palii, giostre e quintane, improvvisamente il Ministero della Salute e il Ministero delle Politiche Agricole, cedendo alle pressioni di molti organizzatori, si erano inventati un’arbitraria interpretazione dell’art.2 dell’Ordinanza, in base alla quale i PSI devono essere esclusi solo quando si tratti di gare di velocità, intendendo per “velocità” solo le corse dove c’è una competizione diretta tra cavalli a chi arriva primo (come nel palio di Siena). Quindi giostre e quintane, dove il fattore tempo è uno dei più importanti per la vittoria finale, non si considerano gare di velocità solo perché i cavalli scendono in pista uno alla volta! Un’assurdità talmente evidente da non dover richiedere neanche troppi commenti. Eppure siamo rimasti inascoltati: le nostre lettere e le nostre richieste di ulteriori incontri sono cadute nel vuoto, mentre contemporaneamente l’architetto Walter Baldini, consulente del Mipaaf per il rispetto delle norme tecniche dei tracciati che ospitano manifestazioni storico-folkloristiche, annunciava con soddisfazione la tanto sospirata deroga del Ministero della Salute all’uso dei PSI.

Per questi motivi, all’indomani della morte di Wind of Passion IHP aveva presentato insieme a ENPA un esposto alla magistraturaper chiedere di far luce sull’applicazione di una deroga a nostro parere illegittima e per individuare eventuali responsabilità.

Nell’esposto veniva chiesto anche il sequestro del corpo del cavallo e dei video relativi all’incidente. Infatti nei comunicati ufficiali è stato dichiarato che il cavallo in pista aveva subìto una lesione all’apparato di sospensione del nodello degli arti anteriori e che è poi morto il mattino seguente in seguito ad arresto cardiaco.
Secondo alcune testimonianze pervenute all’associazione, invece, il cavallo avrebbe subito una frattura scomposta dell’anteriore destroalla penultima curva. Per questo motivo i soccorritori si sarebbero premurati di oscurare la vista con un telo, circondando l’animale. Sempre secondo le testimonianze, sarebbero occorsi oltre 20 minuti per caricarlo sull’ambulanza perché non ci sarebbe stata un’imbracatura idonea per queste circostanze.

L’indagine della Procura di Spoleto sta già dando i primi scossoni all’ambiente: è notizia di venerdì scorso che a NARNI l’Asl e i tecnici del Mipaaf hanno negato l’uso dei PSI per la corsa del prossimo 13 maggio, mettendo in subbuglio gli organizzatori

Ufficio stampa IHP: 0571 677082 – 328 6229264

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