Comunicato IHP 19 febbraio 2016

La parola fine sulla vicenda di Colleferro : tutti gli animali sono definitivamente in salvo

 

logo ihpIeri mattina si è ufficialmente conclusa la vicenda del sequestro di Colleferro, in provincia di Roma, il più grande sequestro di equidi mai fatto in Italia e uno dei più grossi al mondo, che ha visto protagonista IHP nella gestione sul campo degli animali (soccorsi, prime cure, identificazioni, ricerca di affidatari, trasferimenti, ecc…) in un’operazione senza precedenti nel nostro Paese. Per la prima volta, infatti, hanno lavorato insieme sul campo Associazioni (IHP, Rifugio degli Asinelli, ENPA, Legambiente), Forze dell’Ordine (NAS, Forestale, Polizia, Carabinieri) e Istituzioni (Ministero della Salute, Asl, Istituto Zooprofilattico).

ihpcavalloIHP ha anche coordinato l’imponente campagna di raccolta fondi che, con oltre 65.000 euro, ha finanziato quasi per intero l’operazione. Soprattutto, la nostra Associazione si è fatta carico della gestione dei cavalli, mentre il Rifugio Degli Asinelli Onlus si è occupato degli asini, muli e bardotti.

Tradotto in cifre, sono numeri impressionanti: il sequestro ha coinvolto 222 equidi (di cui 22 sono morti prima o durante le operazioni) in un’area di centinaia di ettari tra i comuni di Colleferro, Segni, Valmontone, Gavignano e Paliano. I 42 asini, muli e bardotti sono stati quasi tutti trasferiti al Rifugio degli Asinelli (qualcuno affidato a privati), mentre IHP ha seguito le sorti di ben 158 cavalli e pony: alcuni affidati a privati e associazioni, altri provvisoriamente al Corpo Forestale dello Stato e altri trasferiti presso il nostro Centro di recupero.

Le loro storie hanno commosso tutti: come Costanza e Sandra, le due puledrine trovate morenti nel fango e portate d’urgenza in clinica, di cui solo la prima è sopravvissuta; Holly, trovato con tremende ferite e curato prima in clinica e poi al centro di recupero; Panda, il puledro rimasto orfano a soli due giorni di vita. E poi Marchino, Obelix, Falcor, Luna, Ray e tutti gli altri. Ogni vita salvata ci ricorda l’inferno a cui abbiamo dovuto assistere.

Abbiamo vissuto mesi intensi e drammatici: il sequestro è iniziato in pieno inverno, a gennaio 2013, costringendoci a lavorare in condizioni proibitive, senza mezzi adeguati e senza un posto decente dove portare gli animali feriti o denutriti: abbiamo dovuto riadattare due vecchie aziende agricole abbandonate in provincia di Frosinone, luoghi fatiscenti e senza corrente elettrica, per adibirle a infermeria e paddock di prima accoglienza. E’ stato un lavoro durissimo, portato avanti a centinaia di chilometri di distanza dalle nostre sedi.

Sono stati innumerevoli i viaggi dalla Toscana e dal Piemonte per la gestione degli animali e per le tante riunioni con le Autorità. Gli ultimi cavalli (Falcor, Luna e Ray) sono stati sequestrati dopo oltre un anno dall’inizio delle operazioni. Abbiamo strappato alla morte tantissimi animali…anche se qualcuno ce lo siamo visti morire tra le braccia. Successivamente al sequestro sono nati 34 puledri, mentre 18 cavalli sono deceduti dopo l’affidamento, quasi tutti a causa delle conseguenze delle prolungate sofferenze.

L’iter giudiziario è stato lungo e complicatissimo: i legali del proprietario degli animali hanno chiesto e ottenuto da Tribunale che venisse riconosciuto incapace di intendere e di volere, evitando così la condanna. Non solo: tecnicamente, questo passo avrebbe invalidato il sequestro preventivo, col rischio di dovergli restituire tutti gli animali.

Sono iniziate attività febbrili (telefonate, riunioni, confronti serrati) e alla fine abbiamo sdoppiato la strategia, d’accordo col Rifugio Degli Asinelli: noi abbiamo continuato a seguire il procedimento penale – con i nostri avvocati Chiara Lanzillotta e Francesco De Monte – mentre loro hanno avviato una causa civile contro la famiglia del proprietario, chiedendo i danni per entrambe le associazioni per tutte le spese sostenute. Questa doppia azione è stata la chiave per salvare gli animali: ci è stato proposto un accordo, in base al quale noi rinunciamo a chiedere i danni e loro rinunciano a vantare diritti sugli animali.

Non è il 100% dell’obiettivo che volevamo (e cioè far punire il responsabile di quello scempio), ma evitare la restituzione degli animali era certamente la priorità assoluta.

Dichiara il Presidente di IHP, Sonny Richichi: <<Riesco a contenere a fatica la commozione, perché mi passano davanti tutte le scene a cui ho assistito in questi ultimi tre anni. E’ uno di quei momenti in cui provo orgoglio per essere parte di IHP e per quello che siamo riusciti a fare in questa vicenda: per aver denunciato quello che per molti anni cittadini e autorità locali guardavano impassibili; per aver ricevuto da Procure e Ministero l’incarico di gestire gli affidamenti, i ricoveri in clinica, i controlli sugli affidatari; per aver ricevuto da ENPA, Legambiente e Rifugio degli Asinelli la fiducia di coordinare la raccolta fondi; per aver sbattuto i pugni quando la burocrazia rischiava di rallentare o addirittura bloccare tutto; per aver gestito sul campo tutte le operazioni e in situazioni delicatissime – con cavalli, pony, muli e bardotti in gran parte autenticamente selvaggi e impauriti – senza che nessun animale e nessun umano si sia fatto male; per aver creato un precedente importante nel nostro Paese, di cui hanno parlato tutti i giornali e tutte le televisioni; per aver salvato la vita a centinaia di animali. Non sappiamo come siamo riusciti a fare tutto questo, da associazione giovane e con risorse limitate qual è IHP, ma lo abbiamo fatto.>>

Per tutto questo, GRAZIE. Grazie a IHP di esistere, grazie a chi ha dato il proprio contributo, a chi ha dedicato il suo tempo in qualsiasi forma. Alle associazioni Il Rifugio degli Asinelli, ENPA, Legambiente e Progetto Islander con cui abbiamo condiviso questa intensa esperienza; a Edoardo Stoppa e alla redazione di Striscia La Notizia che, dopo la nostra prima denuncia, portarono alla luce gli orrori da noi documentati; all’Unità Operativa Tutela Animale del Ministero della Salute, che ha coordinato il sequestro. Alla Clinica Universitaria di Perugia diretta dal Prof. Marco Pepe e alla Clinica Il Ceppo di Monteriggioni, per la loro disponibilità; al Corpo Forestale dello Stato e alla Polizia di Stato per aver messo a disposizione mezzi e uomini per il trasporto di gran parte dei cavalli e pony. Alle aziende Demas, Rimos, Acme e Equality per la fornitura di alcuni medicinali. All’APA di Frosinone per la fornitura dei microchip (il 95% degli equidi sequestrati non era identificato); all’Istituto Zooprofilattico Lazio e Toscana per gli esami di laboratorio; all’ASL di Frosinone, Distretto di Anagni, per la collaborazione e l’impegno.

Un ringraziamento speciale e dal profondo del cuore ai tantissimi donatori che hanno reso possibile tutto questo e alle straordinarie persone che hanno dato la loro disponibilità ad adottare gli animali sequestrati, garantendo loro cure e benessere.

Fino ad oggi abbiamo sentito il dovere morale (pur non avendo una formale responsabilità) di seguire quegli animali che avevamo salvato dalla fame e dalla sete. Da oggi siamo ufficialmente responsabili di ben 161 cavalli e pony provenienti da quel sequestro. Che si vanno ad aggiungere ai 62 del nostro Centro di recupero e ai 18 affidati da IHP e provenienti da altre situazioni. Un impegno gravoso, difficile, ma che è l’essenza di quello che esprimiamo, insieme alle tante attività istituzionali svolte dall’Associazione.

Abbiamo in progetto di realizzare un video-documentario su questa incredibile vicenda, raccontando anche le storie dei cavalli nelle loro nuove famiglie. Nel frattempo, riproponiamo il nostro video realizzato mentre il sequestro era ancora in corso:
https://www.youtube.com/watch?v=EIab3QHX6Mw

Galleria fotografica del sequestro:
http://www.horseprotection.it/dett_fotogallery.asp?id_a=579&pg=2

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.