Cinema. La famiglia Belier

MONTAIONE PER UN CINEMA DI QUALITÀ

Cinema Teatro Scipione Ammirato  Piazza Gramsci ,  Montaione

Circolo del Cinema “ANGELO AZZURRO” UICC – In collaborazione con il  Comune di MONTAIONE

  • Brillante commedia francese supportata da una sceneggiatura solida, che mescola con perfetta misura umorismo, lacrime, disfunzioni, pregiudizi e canzoni
  • Sabato 6 febbraio ore 21,15 e Domenica 7 febbraio ore 17,30

LA FAMIGLIA BELIER   (Francia  2015)  100’  Regia di  Eric Lartigau,

Con Karin Viard, Eric Elmosnino, Louane Erreira

Se vuoi vedere il trailer clicca      La Famiglia Belier – Trailer Ufficiale Italiano – YouTube

Paula Bélier ha sedici anni e da altrettanti è interprete e voce della sua famiglia. Perché i Bélier, agricoltori della Normandia, sono sordi. Paula, che intende e parla, è il loro ponte col mondo: il medico, il veterinario, il sindaco e i clienti che al mercato acquistano i formaggi prodotti dalla loro azienda. Paula, divisa tra lavoro e liceo, scopre a scuola di avere una voce per andare lontano. Incoraggiata dal suo professore di musica, si iscrive al concorso canoro indetto da Radio France a Parigi. Indecisa sul da farsi, restare con la sua famiglia o seguire la sua vocazione, Paula cerca in segreto un compromesso impossibile. Ma con un talento esagerato e una famiglia (ir)ragionevole niente è davvero perduto.

la famille belierCampione di incassi in Francia e nella stagione appena passata, La famiglia Bélier è una commedia popolare che aggiorna con note e sorrisi il vecchio tema dell’adolescente alla ricerca di un’identità stabile. Sospeso tra focolare e autonomia, il nuovo film di Éric Lartigau ‘riorganizza’ una famiglia esuberante intorno a un’età per sua natura fragile e scostante. A incarnarla è il volto pieno e acerbo di Louane Emera, ex concorrente dell’edizione francese di The Voice, che presta voce e immediatezza a un personaggio in cerca di un posto nel mondo. Se comicità e crisi si accomodano tra la rappresentazione genitoriale del futuro filiale e la tensione allo svincolo della prole, i personaggi vivono situazioni esilaranti, annullano lo scarto con l’amore e spiccano il salto verso una condizione nuova. Appoggiato su una sceneggiatura solida, che mescola con perfetta misura umorismo, lacrime, disfunzioni, pregiudizi e canzoni, La famiglia Bélier svolge una storia ben ordita in cui ciascun personaggio gioca la sua parte con effetto e sincerità, senza mai sconfinare nel pathos. Precipitando lo spettatore nel mondo ‘smorzato’ dei malentendants, Lartigau elude lo sguardo (fastidioso) dei ‘normali’ sui disabili, mettendo in scena una famiglia che quella difficoltà ha imparato a gestirla, intorno a quella difficoltà è cresciuta e su quella difficoltà si è impratichita, sentendo ogni movimento della vita. La famiglia Bélier non emoziona perché è differente ma al contrario perché è universale, si agita, si rimprovera e fa pace come tutte le famiglie del mondo. Chiusi nella sordità e in una bolla di sicurezza familiare, i Bélier si fanno sentire forte e chiaro attraverso la voce limpida di Paula e attraverso il linguaggio marcato dei segni. Linguaggio che regista e attori dimostrano di saper adottare con sensibilità dentro un film good movie alla francese, che ‘canta’ Michel Sardou. Celebre chanteur parigino, ammirato dal professore appassionato e coinvolto di Éric Elmosnino, Sardou è il tappeto musicale che ‘accompagna’ il ritratto di una famiglia in un interno domestico e in un esterno bucolico, lontano dalle città e dentro una Francia atemporale e irriducibile, che alla techno preferisce la chanson française, al formaggio di soia quello a latte crudo, alle hall degli aeroporti le piazze di paese. Per preservare ‘quella Francia’ i Bélier sono addirittura disposti a scendere politicamente in campo e a battersi ‘a gran voce’. In tempi di crisi, la commedia di Lartigau ripara nei valori di cui Paula è in fondo portatrice sana.un film che vi fara bene Perché il suo distacco dalle ‘origini’ è solo fisico, mai totale e lirico come le parole ‘segnate’ di Sardou (“Je vole”). Parafrasando la canzone, Paula “non fugge, lei vola” verso spazi e tempi di prova in cui prepararsi alla vita. Dentro una moltitudine di diversità Éric Lartigau pesca quella irresoluta dell’adolescenza e di un’adolescente che deve apprendere un ‘linguaggio’ nuovo ed evidentemente altro e incoerente rispetto a quello familiare. Ispirato al libro di Véronique Poulain (“Les Mots qu’on ne me dit pas”), La famiglia Bélier è abitato da un cast irresistibile, condotto da François Damiens e Karin Viard, genitori affatto ‘sordi’ a la maladie d’amour e a quel fiume di note impetuose che cercano una melodia. Una melodia che Paula legittima adesso con la sua voce (e le sue mani).

Marzia Gandolfi, Mymovies

 

Iniziative in biblioteca. Il programma di febbraio

La Biblioteca Comunale “a biscondola” di Montaione vi comunica le seguenti iniziative

Sabato 6, ore 10.30

Ora del racconto

Letture animate per bambini

dai 4 agli 8 anni.

Martedì 9, ore 17

Circolo di Lettura della biblioteca.

Per tutti gli appassionati di libri.

Incontro libero.


Mercoledì 24, ore 17

Un pomeriggio in biblioteca.

Una biblioteca piena di sorprese…

Per ragazzi dagli 8 agli 11 anni.

in allegato il
PROGRAMMA COMPLETO DI FEBBRAIO 2016

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

***

beschia, s.f.: bestia, specialmente nel contado e una volta, oltre che volg. e in preda all’ira, mentre la sostituzione opposta della –t- alla –c- seguita dalla –h- non era affatto inconsueta in toscano, come vedremo in seguito, per es., in un vocabolo meno volg. come “stioppo” al posto di “schioppo”, quasi come se si trattasse di una forma di ipercorrettismo come “carti” invece di “arti”

beúta, s.f. pop.: bevuta, con dileguo della –v- intervocalica come in “beitore”: bevitore : termini che erano entrambi molto diffusi un tempo dalle nostre parti, così come lo erano purtoppo l’ignoranza e l’alcolismo

bévere, v.tr.: bere, dal latino “bibere”, un tempo usato anche nel nostro vernacolo mentre questa forma antica sarebbe tuttora “viva  nei  dial. merid. e settentr.” secondo il DEI

bezziato, agg.: bezzicato, voce toscana che significa quasi “butterato” (M. Catastini) cioè coperto di “butteri”, sì da far venire un po’ in mente chi è stato colpito dal vaiolo (DISC). Significa anche dal viso come punzecchiato, beccato, pizzicato. Non per niente a Fucecchio esisteva il soprannome “Bezziato”,  ma il termine è in declino e in Toscana esiste il v. “bezzicare” in senese e in amiatino col significato di “beccare”: verbo da cui esso deriva, incrociato con “pizzicare” (DEI); che poi da noi sia caduta per dileguo la –c- intervocalica non è certo una novità

bia, s.f.: bica, cioè “micchio” (conico) di covoni; rifacimento toscano (ma pis. e lucc. “biga”) del settentr. biga che deriva dal long. biga” (DEI). Che a Massarella dicessero al pl. “bie” non sorprende infondo, tenendo presente che il dileguo della –c- intervocalica è molto diffusa nel nostro vernacolo, ma penso che in questo caso anche da noi il dileguo abbia finito per cedere alla parola corretta

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 9 febbraio 2016 

Cinema. Welcome to New York

MONTAIONE PER UN CINEMA DI QUALITÀ

Cinema Teatro Scipione Ammirato  Piazza Gramsci ,  Montaione

Circolo del Cinema “ANGELO AZZURRO” UICC – In collaborazione con il  Comune di MONTAIONE

  • Sabato 30 ore 21,15 e
  • Domenica 31 gennaio 2016 ore 17,30

WELCOME TO NEW YORK  (USA  2015)  120’  Regia di  Abel Ferrara,

Con Gérard  Depardieu, Jacqueline Bisset, Drena De Niro, Paul Calderon, Amy Ferguson

Se vuoi vedere il trailer clicca      Welcome To New York – Trailer 

Devereaux è a capo del Fondo Monetario Internazionale e sta per annunciare la propria candidature alle elezioni presidenziali francesi quando un’accusa di stupro nei confronti di una cameriera d’albergo lo porta all’arresto mutando profondamente il corso della sua vita.  Abel Ferrara, ispirandosi al caso Strauss-Khan (ma prendendone al contempo le distanze per quanto riguarda la ricostruzione degli aspetti privati della vicenda nel testo che introduce al film) prosegue la propria indagine sugli abissi dell’animo umano. Lo fa aprendo il suo lavoro in modo inusuale con la dichiarazione dell’artificio grazie a una pseudo intervista a Gerard Depardieu che spiega perché ha accettato il ruolo di un personaggio che detesta. Da lì prende il via un film notturno e cupo come le profondità insondabili dell’animo del protagonista. Il tema della colpa e dell’eventuale possibilità di una redenzione ha sempre attratto il regista newyorkese che qui si spinge fino a citare un maestro, autore di un cinema distante anni luce dal suo, François Truffaut, quasi riconoscesse in lui una possibilità di illuminazione anche per chi vive nel buio della disillusione come il suo Devereaux. welcome to new york
Welcome to New York più che come un’analisi del Potere va letto come la disamina di una patologia. Ma non si tratta solo di una sesso dipendenza (come potrebbe far credere la prima parte del film e come lo stesso Devereaux si autodiagnostica). In un film che non ha nulla del machismo di cui è stato accusato (non tutte le donne gli si concedono e i suoi grugniti, associati alla corporeità in disfacimento di Depardieu, contribuiscono a testimoniare esattamente il contrario) Ferrara va oltre. La colpa di cui giorno dopo giorno si è macchiato Devereaux è stata quella di considerare le donne come cose e la vita come un deserto arido in cui ogni ideale appassisce e muore. La coazione a ripetere che lo spinge a cercare il sesso non distinguendo più tra quando è consenziente (anche se a pagamento) e quando invece non lo è, si rivela direttamente proporzionale all’imputridimento dei suoi ideali.  Quella redenzione che il regista continua a cercare nei suoi film non è per lui. Non è per un uomo che è ormai convinto che nessuno vuole essere veramente salvato. Il Devereaux di Ferrara non può salvarsi (anche se forse nel profondo lo vorrebbe) neppure da se stesso.   Giancarlo Zappoli, Mymovies

 

 

Cinema. Il grande dittatore

MONTAIONE PER UN CINEMA DI QUALITÀ

Cinema Teatro Scipione Ammirato,   Piazza Gramsci ,  Montaione

Circolo del Cinema “ANGELO AZZURRO” UICC – In collaborazione con il  Comune di MONTAIONE

  • MERCOLEDI 27 gennaio 2016 ore 21,15
IL GRANDE DITTATORE  (USA 1940)  126’  Regia di  Charles  Chaplin,

Con Jack OakieCharles ChaplinPaulette GoddardHenry DaniellReginald Gardiner.

Se vuoi vedere il trailer clicca      TRAILER IL GRANDE DITTATORE (MANFREDI) – YouTube

Torna il capolavoro del 1940 nella versione restaurata che fu concepita dal regista. Un film realizzato nonostante i boicottaggi e le difficoltà che dopo 75 anni parla ancora al mondo

Primo film interamente parlato di Chaplin, è una geniale satira antinazista realizzata quando le armate del Terzo Reich avevano ormai soggiogato l’intera Europa. Tra le sequenze da antologia, la danza di Hynkel con il mappamondo e i “duetti” con Napoloni/ Mussolini.

 Tra censura e autocensura, la vita del Dittatore in Italia.Il film, che negli Stati Uniti rimase in cartellone per quindici settimane diventando uno dei più grossi successi commerciali di Chaplin, naturalmente ha avuto una vita travagliata nel nostro paese. Uscito verso la fine della guerra in una versione con didascalie fu un mezzo flop, Chaplin tentò di farlo arrivare nei cinema nuovamente nel 1960, ma fu bloccato dalla censura (temevano che i neofascisti che avevano attaccato le sale dove si proiettavaIl generale della Rovere assaltassero le sale). Soltanto nel 1972, sulla scia dell’Oscar alla carriera a Chaplin e del Leone d’oro che la Mostra del cinema di Venezia per l’insieme della sua opera, il film riuscì nel nostro paese doppiato da Oreste Lionello con un buon incasso. Ma il film rispetto all’originale mancava di cinque minuti ovvero la scena di Hynkel che balla con la moglie di Napoloni, decisione che fu presa per rispetto ne confronti di Donna Rachele che era ancopra viva. Oggi il film torna nelle sale italiane esattamente come il suo regista lo aveva concepito e nella sua lingua originale.

da Il Circolo del Cinema “L’Angelo Azzurro”

Per la recensione clicca il collegamento Il grande dittatore

 

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

***

bernècche, s.m. inv., voce toscana che si trova peraltro solo nelle locuzioni “andare” o “essere” (nel nostro vernacolo rispettivamente “andà’ ” o “èsse’ ”) “in bernecche” (De Mauro): “essere ubriaco”: DEI, che considera tale voce fiorentina e espressiva, così come lo è il francese dialettale “berlique, berloque” = “essere ubriaco”: in fondo anche chi è “berlicche berlocche”, come viene detto ancora dalle nostre parti, può dare l’idea dell’instabilità un po’ come la dà l’ubriaco, anche se la prima parte del termine può far venire in mente il Berni, poeta dallo “stile burlesco” a cui a ccenna il De Mauro

berrettaio, s.m. Frase “Urla come un berrettaio!”: urla tanto, forse perché c’era chi faceva questo tra chi vendeva  berretti, ma è un termine in disuso anche perché chi lo fa più il berrettaio dalle nostre parti?

bertivèllo, s.m.: bertuello, rete per la pesca “a camere distinte dove il pesce entra, ma non può uscire” (M.P. Bini), ma il termine vernacolare è più vicino (tenendo presente la trasformazione  per betacismo della v- in b- e in senso opposto per spirantizzazione della –b- in –v-) all’ipotetico lat. “vertibellu(m)” = “bertovello” cui accenna il DEI

bertuccia, s.f.: donna troppo civettuola e anche antipatica; voce derivata (sia pure con significato diverso, secondo il DISC) dal nome proprio Berta, che poteva significare “donna chiacchierona”. E’ osservato nel DELI che tale nome personale era usato in senso spregiativo già nel Medioevo, in contrapposizione a “Ser Martino”: nome, quest’ultimo, che ritengo sia stato dato a un uccellino dai colori molto belli come il Martin pescatore, anche per tale motivo. Invece l’accezione sfavorevole del lemma in questione (attestato già dal ‘200 nella nostra letteratura) può derivare dal “temperamento piuttosto eccitabile” presentato dalla scimmia con tale nome che vive anche a Gibilterra

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 2 febbraio 2016 

Cinema. L’attesa

MONTAIONE PER UN CINEMA DI QUALITÀ

Cinema Teatro Scipione Ammirato – Piazza Gramsci,  Montaione

Circolo del Cinema “ANGELO AZZURRO” UICC – In collaborazione con il  Comune di MONTAIONE

  • Sabato 23 ore 21,15 e Domenica 24 gennaio 2016 ore 17,30
(Italia –Francia  2015)  100’  Regia di  Piero Messina,

Con Juliette Binoche, Lou de Laage, Giorgio Colangeli, Domenico Liele.

Se vuoi vedere il trailer clicca la freccia

Nel paese siciliano,  poco distante dalla villa in cui Anna vive con il fedele inserviente Pietro, si è appena tenuto un funerale e la donna è stravolta dal dolore. Arriva però dalla Francia la giovane Jeanne, fidanzata con il figlio Giuseppe, la quale, quando riesce ad incontrarla, desidera sapere perché images (1)Giuseppe non si sia presentato per accoglierla. Riceverà risposte che occultano la verità perché la stessa è troppo dura per confessarla persino a se stessa.  Piero Messina al suo primo lungometraggio ha centrato l’obiettivo vanificando subito i sospetti di chi, sapendolo aiuto regista di Sorrentino, temeva che fosse affetto da qualche forma di manierismo ereditato dal maestro. Non è così, se si esclude la sequenza peraltro significante dei titoli di testa. Dichiarando la propria remota fonte di ispirazione in “La vita che ti diedi” di Pirandello il regista mette invece in gioco la propria sicilianità (è nato a Caltagirone) depurandola immediatamente da qualsiasi notazione folcloristica per porre invece al centro lo spazio, sia esso quello degli interni della villa su cui pesa il senso della perdita che quello del paesaggio che la circonda. Evidenzia poi uno sguardo attento alla ritualità più ancestrale quando fa della processione della Settimana Santa un momento nodale della vicenda. Perché quella che viene narrata è la storia di una Passione (si pensi alla prima fondamentale inquadratura) vista però dal punto di vista della Mater Dolorosa. Anna non può e non sa accettare la separazione da Giuseppe e nel momento in cui si trova davanti Jeanne comprende di avere l’inattesa opportunità di poter prolungare, suo tramite, la presenza di chi non c’è più. Il progressivo avvicinamento tra le l'attesadue donne (che Messina presenta come entrambe di origine francese facilitandone quindi la comunicazione) dovrebbe proteggere la giovane da un dolore difficile da gestire ma in realtà è fondamentalmente funzionale al bisogno inconfessabile della madre. L’attesa di chi non c’è (o non c’è più), grazie all’interpretazione della Binoche ma anche a quella per nulla intimidita di Lou De Läage, diventa così uno scavo nelle dinamiche di un’elaborazione di un lutto da un lato e di una ipotetica presa di consapevolezza di una separazione da qualcuno che è ancora vivo dall’altro. Una delle domande a cui spetta allo spettatore fornire una risposta personale è quale sia la più difficile da superare.

   Giancarlo Zappoli, Mymovies

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Addio a Ettore Scola, maestro del cinema

Il grande regista aveva 84 anni. L’avevamo contattato qualche tempo fa comunicandogli la nostra intenzione di premiarlo con la ottava edizione del GIGLIO d’ORO. Ettore ne era lusingato e ci aveva dato la sua disponibilità, purtroppo non lo potremo più incontrare, ma ci impegniamo a tenere viva la sua memoria con il suo cinema che ha raccontato l’Italia. 

Cliccando il collegamento leggi Ricordo di Ettore Scola

da Il circolo del cinema “L’Angelo Azzurro”

Festa di San Sebastiano Martire, patrono dei Vigili

Nell’Unione dei Comuni dell’Empolese Valdelsa, la Festa del Patrono dei Vigili Urbani, San Sebastiano Martire,  sta diventando un appuntamento annuale.

Celebrata per la prima volta lo scorso anno nella Collegiata di Empoli per volontà della comandante della Polizia Municipale dell’Unione dei Comuni Annalisa Maritan, quest’anno si è spostata a Montaione nella chiesa di San Regolo e l’antistante Piazza della Repubblica. La Festa del Patrono è l’occasione per celebrare anche la Festa del Corpo di tutti i comandi dei vigili dell’Unione.

Ieri 20 gennaio a Montaione erano presenti S.E. Mons. Silvani, Vescovo di Volterra che ha officiato la S. Messa nell’Arcipretura di San Regolo al cospetto di tutti i comandanti territoriali e sindaci dell’Unione. Erano presenti anche il vice prefetto Rosa Milano e i rappresentanti di tutte gli altri corpi di polizia.

Dopo le celebrazioni nella chiesa, l’attenzione si è spostata presso la Sala del Cinema S. Ammirato dove la Comandante Annalisa Maritan ha esposto un sunto delle attività durante il 2015, il Sindaco di Empoli e Presidente dell’Unione Brenda Barnini ha espresso il proprio saluto e ringraziamenti al Corpo, come anche il sindaco ospitante Paolo Pomponi ha porto il saluto del Comune di Montaione e  i ringraziamenti a tutti i presenti.

A noi di Montaione.Net viene in mente una simpatica poesia di Gianni Rodari con la quale vogliamo idealmente salutare i Vigili che, riteniamo, svolgono un prezioso lavoro a beneficio di tutta la cittadinanza.

Il vigile urbano  (poesia di Gianni Rodari)
images (2)Chi è più forte del vigile urbano?
Ferma i tram con una mano.Con un dito, calmo e sereno,
tiene indietro un autotreno:cento motori scalpitanti
li mette a cuccia alzando i

guanti.

Sempre in croce in mezzo al baccano:
chi è più paziente del vigile urbano?

 

 

 

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

***

 

benino, avv. in vernacolo è più un vezzeggiativo che un diminutivospecialmente quando si dice  affettuosamente a una persona, magari prendendola per il “ganascino”, avendo con lei confidenza, “Ti va benino, eh?”: ti va proprio bene, vero?

béo, s.m.volg.: becco, cornuto, tradito dalla moglie, con scomparsa addirittura della doppia – c –  e non solo di quella intervocalica, come avviene molte volte nel nostro vernacolo

bèr, agg.: bel (forma tronca di bello), come nel pisano, per esempio davanti a “discorso” nella frase antifrastica ovvero ironica: “E’ un ber discorso!” in riferimento ad un’affermazione che non condividiamo. Viene però detto seriamente quando diciamo, per esempio:”E’ un ber cane!” : è un cane bello! oppure “Ber mi esse’ ne’ su’ piedi!”: come mi piacerebbe trovarmi nella sua situazione!

bercià’, v.intr.: “gridare, urlare; voce tosc. (fior., pis., pist.)”: DEI, ma più ancora di “berciare”, lo è “sberciare” (De Mauro), nel vernacolo nostro “sbercià’” col pref. s- intensivo: da entrambi questi verbi derivano i due s. m. toscani “bèrcio” e “sbèrcio”: “grido sguaiato” ( De Mauro)

berlicche, s.m.: “nome scherzoso del diavolo”, ma passa a significare “volubile” deduciamo dal DEI, per es. nella frase espressiva come mostrano le due varianti: “Fa’ Berlicche Berlocche!”: cambi parere tanto rapidamente e in modo indisponente?

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 26 gennaio 2016 

Cinema. Il mio amico Nanuk + Non essere cattivo

Questo fine settimana un tenero film per ragazzi e il film postumo di Claudio Caligari (morto a maggio 2015 dopo una lunga malattia e autore del film cult Amore tossico), prodotto da Valerio Mastrandrea,  presentato fuori concorso all’ultima Mostra del cinema di Venezia. Scelto inizialmente per la candidatura all’Oscar per il miglior film straniero è stato poi escluso (grazie al mercato!). Vi aspettiamo.
Il circolo del cinema “L’Angelo Azzurro”

SPECIALE RAGAZZI

Sabato 16 ore 15,30 e Domenica 17 gennaio 2016 ore 15
IL MIO AMICO NANUK (Italia-Canada-USA 2014) 98′ Regia: Brando Quilici – Roger Spottiswoode
Con: Dakota Goyo – Goran Visnjic – Bridget Moynahan – Kendra Leigh Timmins

nanukTra i ghiacci del Canada settentrionale, il piccolo Luke scopre che un giovane cucciolo di orso polare è stato separato dalla madre. Ponendosi come obiettivo quello di trovare un modo per ricongiungere i due, Luke trova l’aiuto di Muktuk, mezzo Inuit e mezzo canadese, che conosce bene il territorio dove vivono gli orsi polari. Per portare a termine la missione, Luke dovrà imparare a proteggere se stesso e il cucciolo dai pericoli della natura selvaggia.

Clicca la freccia del seguente collegamento per vedere il trailer

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Sabato 16 ore 21,15 e Domenica 17 gennaio 2016 ore 17,30
NON ESSERE CATTIVO (Italia 2015) 100’ Regia di Claudio Caligari,

Con Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Silvia D’Amico, Roberta Mattei

Se vuoi vedere il trailer clicca

 NON ESSERE CATTIVO – Trailer Ufficiale HD – YouTube

non essere cattivoOstia, 1995 Vittorio e Cesare sono amici da una vita, praticamente fratelli. Cresciuti in un quartiere degradato campano di espedienti, si drogano, bevono e si azzuffano con altri sbandati come loro. A casa Cesare ha una madre precocemente invecchiata che accudisce una nipotina malata, la cui madre è morta di Aids. Vittorio invece sembra non avere nessuno al mondo, e quando incontra Linda vede in lei una possibilità di costruire una vita normale. Trova lavoro e cerca di coinvolgere anche Cesare, che nel frattempo si è innamorato di Viviana, una disperata come lui ma piena di voglia di costruirsi un futuro. Riusciranno Rosencrantz e Guildenstern a diventare protagonisti della loro vita? L’ultimo film di Claudio Caligari, 17 anni dopo L’odore della notte, è un altro excursus nei luoghi oscuri non solo dell’hinterland romano, ma dell’animo umano e della società contemporanea, raccontato attraverso due figure di confine, l’una encomiabile per la sua volontà di tirarsi fuori dalle sabbie mobili della propria condizione, l’altra patetica per l’incapacità strutturale di farlo. In certi luoghi e certe circostanze non essere cattivo, per citare il titolo, non è una scelta, perché per sopravvivere alla violenza e alla prevaricazione che ti circonda devi tirare fuori la tua natura peggiore, e possibilmente un “ferro”. Al di là di una trama piuttosto prevedibile e molto già vista al cinema, ciò che colpisce di Non essere cattivo è l’energia vitale di cui è imbevuto, la fame di rivalsa, la voracità con cui Vittorio e Cesare azzannano la vita, strappandone brandelli di carne viva. La fotografia (di Maurizio Calvesi), lucida e colorata al neon, crea un 3D “de noantri”, un bassorilievo pagano. Anche l’archeologia suburbana è messa a frutto per delineare un universo coatto e coattante, un pianeta selvaggio dove è inevitabile sentirsi marziani, come marziano doveva sentirsi Caligari rispetto a gran parte della inciviltà contemporanea.
Luca Marinelli nei panni di Cesare è irriconoscibile rispetto alle sue interpretazioni cinematografiche precedenti e rivela una cifra comica tutta sua, anche se in filigrana si intravede quella che avrebbe potuto essere in quel ruolo l’interpretazione di Valerio Mastandrea, produttore del film e interprete de L’odore della notte. E Alessandro Borghi è una rivelazione nel ruolo meno centrale di Vittorio, che passa dalle allucinazioni cocainomani alla tenerezza del buon padre di famiglia senza mai perdere credibilità. Paola Casella, Mymovies

Ben Fare – La qualità ed il benessere nelle RSA

Seminario regionale sul Benfare a Villa Serena.
Venerdì 15 gennaio 2016 si terrà a Villa Serena, a Montaione, un importante seminario a livello regionale sul Ben-fare nelle RSA. La manifestazione è promossa dal marchio Q&B, gestito da Kairos e da UPIPA di Trento, patrocinato dall’Unione dei Comuni Circondario dell’Empolese Valdelsa, ARET ASP Regionale e ANSDIPP Regione Toscana.
A livello nazionale circa una cinquantina di RSA aderiscono al marchio Qualità & Benessere, di cui 5 RSA sono toscane: Villa Serena di Montaione, gestita dall’Unione dei Comuni, l’ASP Del Campana Guazzesi di San Miniato, l’ASP L. Martelli di Figline, l’ASP Fossombroni di Arezzo, l’ASP Opera Pia Vanni di Impruneta.
Queste strutture,che hanno puntato negli ultimi anni ad aumentare il benessere per gli anziani ospitati, nel pomeriggio presenteranno anche una loro best pratic. La giornata sarà l’occasione per confrontare i risultati raggiunti da queste RSA con altre a livello nazionale e verrà effettuato un importante benchmarking per confrontare e sviluppare la qualità.
Sarà un’occasione anche per affrontare, insieme all’ARS (Agenzia regionale della Sanità) il problema del Risk management nelle RSA ed il delicato processo della gestione dei farmaci, temi su cui ha lavorato l’Agenzia in questi anni, insieme a diverse RSA.
Il Co.RE ( il coro degli anziani di 8 residenze della zona) interverrà attivamente nella giornata e presenterà, al termine del seminario, una performance musicale con cinquanta anziani.

Il programma del Seminario è il seguente:

“Le BUONE PRASSI Regionali del Marchio Q&B ed il RISK MANAGEMENT nelle RSA”

Ore 10.00 – 10.15 Saluti della struttura ospitante, delle autorità e delle associazioni
– Delio Fiordispina Direttore “Residenza per Anziani Villa Serena”
– Paolo Pomponi, Sindaco di Montaione e delegato al Sociale dell’ Unione dei Comuni Circondario dell’Empolese Valdelsa
– Enrico Sostegni, Consigliere Regione Toscana e membro della Commissione Sanità
– Carmine Di Palma, Presidente Ansdipp Toscana
– Sauro Sarotti, Presidente regionale ARET-ASP

Ore 10.15 – 10.45 “I risultati di Benchmarking regionale del Marchio Qualità e Benessere”,
Ing. Mario Iesurum, di Kairos spa
10.45 – 11.15 “C’è del valore in RSA. Un’iniziativa di ARS e IPAVSI per la qualità e la sicurezza”,
Dott. Andrea Vannucci
11.15 – 11.45 “La gestione del farmaco: un processo che richiede molta attenzione”,
Dott.ssa Giovanna Paggi
11.45 – 12.15 “I vantaggi di un approccio al rischio”, Avv. Marco Ubezio e Avv. Raffaele Mozzanica
12.15 – 12.45 Discussione

Ore 14.30 – 17.00 Laboratorio delle Buone Prassi in RSA:
– CON/TATTO, la stimolazione multisensoriale – “Residenza per anziani Villa Serena”, Montaione (FI)
– Condividere la scelta del menù – “Opera Pia L. e G. Vanni”, Impruneta (FI)
– GRC Gestione del rischio clinico in RSA : un’opportunità di crescita – “Centro Residenziale Martelli” Figline Valdarno (FI)
– Alla ri-scoperta del territorio – “Del Campana Guazzesi”, San Miniato (PI)
– Ospedale e territorio: il successo della multidisciplinarietà – “V. Fossombroni”, Arezzo (AR)
– La gestione del rischio clinico con gli strumenti di Lean management – “Casa di Riposo la Misericordia”, Gaiole in Chianti (SI)
Chiude i lavori il Co.Re. (Il coro delle RSA) : Una Buona prassi verso l’eccellenza.
Il convegno è aperto a tutti e la partecipazione è gratuita, per iscrizioni:
villaserena@empolese-valdelsa.it – tel.0571 699458 fax 0571 699333 – Facebook: Rsa Villa Serena

Scarica la locandina (pdf)

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

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bèllora, s.f.: puzzola (M. Catastini), ma sono del parere che tale voce, ormai in disuso, indicasse piuttosto la “donnola”, come afferma P. Fanfani (tenendo presente il “Vocabolario lucchese” del Bianchini), dato l’aspetto piacevole che presenta e che potrebbe spiegare la prima parte del nome (bello-)

belluria, s. f.: “bella apparenza”; voce popolare specialmente nel pistoiese, chiaramente derivata da “bello”, ma tenendo presente la stessa terminazione di “lussuria” (DEI), ma indicava “bellezza in tutti i suoi significati” nella montagna pistoiese, oltre che “in molti luoghi del contado”, secondo P.Fanfani. Infatti si tratta di una bellezza “più apparente che reale”, implicando l’idea di “eccesso” sia la lussuria sia il lat. “luxus” da cui questo termine deriva e il lusso quella dell’ “ostentazione”, si deduce dal De Mauro. Peraltro da noi il termine non sembra certo usato dando al suff. “-uria” un “valore perlopiù negativo” come avviene in italiano, stando al DISC

belluzia, s.f.: bellezza, ma lemma usato specialmente dai giovani nell’espressione “che belluzia!”, talora ironicamente, mentre altre volte questo termine viene usato con un senso di maggiore intensità rispetto a “belluria”, come fa capire anche l’uso della –z-, “mai di grado tenue”, a differenza della –r- (DISC)

benaére, s.m. chiaramente derivato da “bene” e “avere”: pace (anche a Firenze e Siena: R. Cantagalli, ma senza il dileguo della –v- come da noi), per es., nella frase: “Non mi fa benaére!”: non mi dà pace, molestandomi

benedì’, v.tr.: benedire, coniugato in parte dal popolo pisano su “finire” anziché  come un composto di “dire” e perciò all’indicativo pres. 1^ pers. sing. può capitar di sentir dire “benedisco” anziché “benedico” e alla 3^  pl. “benediscono” anziché “benedicono” (Malagoli), ma questo a Fucecchio viene fatto di pensare che si verificasse più che altro, come molti lemmi del presente dizionario, nel contado

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 19 gennaio 2016 

 

 

Cinema. Per amor vostro

“Nel tempo dei cinepanettoni imperterriti continuiamo a proporre grande qualità con un film  diretto da Giuseppe M. Gaudino con una straordinaria  Valeria Golino vincitrice della  Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile al festival di Venezia. Vi aspettiamo”

BUONE VISIONI e AUGURI DI BUONE FESTE

da Circolo del cinema L’Angelo Azzurro

Un film ambizioso che si affida alle poderose spalle interpretative di Valeria Golino, facendo correre il pensiero ad Anna Magnani

Per Amor Vostro Trailer Ufficiale (2015)  

Venerdi 8 ore 21,15 e Domenica 10 gennaio 2016 ore 17,30 presso la sala cinema S. Ammirato, piazza Gramsci, Montaione   

PER AMOR VOSTRO

(Italia 2015) 110′  Regia di Giuseppe M. Gaudino con Valeria Golino, Massimiliano Gallo, S. Cantalupo

per amor vostro 2Anna è una bambina spavalda e coraggiosa. Oggi è una donna che vive nella sua Napoli e che da vent’anni ha smesso di vedere quel che davvero accade nella sua famiglia, preferendo non prendere posizione, sospesa tra Bene e Male. Per amore dei tre figli e della famiglia, ha lasciato che la sua vita si spegnesse, lentamente. Fino a convincersi di essere una “cosa da niente”. La sua vita è così grigia che non vede più i colori, benché sul lavoro – fa la “suggeritrice” in uno studio televisivo – sia apprezzata e amata, e questo la riempia di orgoglio. Anna ha doti innate nell’aiutare gli altri, ma non le adopera per se stessa. Non trova mai le parole né l’occasione per darsi aiuto.  Giuseppe M. Gaudino realizza con Per amor vostro il suo film più ambizioso perché la ‘storia’ che racconta si vuole allargare a uno sguardo che coinvolga non solo coloro che agiscono al suo interno ma si applichi alla complessa città in cui si dipana, alla sua storia, alla sua cultura ancestrale. Perché Anna, con le sue incertezze e la sua caparbietà, la sua incommensurabile generosità e il suo bisogno di essere compresa e di avere qualcosa che sia solo per sé è in fondo la summa della coscienza profonda della città che attraversa con il suo passo nervoso e una vita in bianco e nero pronta a colorarsi nei momenti topici in cui la sua anima si sente più fragile.
per amor vostro 4Anna è Napoli, capace di fingere di non vedere (per quieto vivere) il marciume morale che la circonda e che rischia di sommergerla ma anche capace di serietà, di slanci, di disponibilità al sacrificio e bisognosa di una comprensione difficile da trovare. Gaudino affida alle poderose spalle interpretative di Valeria Golino le innumerevoli sfaccettature di una persona che si fa presente/passato e forse anche futuro e ne viene ripagato quasi che il nome di finzione che le attribuisce volesse, più o meno inconsciamente, far correre il pensiero a una ‘grande’ del cinema come Anna Magnani. Se la colonna sonora musicale riesce a far confluire in un magma di suoni e di stili (si va dal Quartetto Cetra al “Lascia ch’io pianga” di Handel passando per affabulazioni ritmate in un napoletano quasi da cantastorie) il rapporto tra gli inferi urbani e un cielo che a tratti si fa quasi più ctonio degli inferi stessi, la messa in parallelo della vita quotidiana della protagonista e il mondo ‘della’ e ‘da’ soap opera in cui lavora e si innamora suona un po’ didascalico. Ma quando si ha a disposizione una ‘vera’ attrice anche questo ostacolo può essere superato..

Giancarlo Zappoli, da Mymovies.it

Sanremo Story

 NATALE MONTAIONESE 2015.

Si concludono gli appuntamenti del Natale  Montaionese 2015 con lo spettacolo previsto per Sabato 9 gennaio 2016 presso il Teatro “S.Ammirato” di Montaione alle ore 21.30 dal titolo “I CLASSIC POP. SANREMO STORY”. Un revival sulle più belle canzoni del festival di Sanremo dal 1951 ad oggi interpretate dal gruppo dell’insegnante Rita Lazzeri. Conduce la serata lo speaker di Radio Toscana Alessandro Masti.

L’ingresso è gratuito

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Le iniziative della biblioteca a gennaio

La Biblioteca Comunale “a biscondola” di Montaione vi comunica le seguenti iniziative
Sabato 9 Gennaio, ore 10.30
Ora del racconto
Letture animate per bambini
dai 4 agli 8 anni.
Martedì 12 Gennaio, ore 17
Circolo di Lettura della biblioteca.
Imperdibile appuntamento per gli amanti della lettura.
Gli incontri del Circolo sono liberi e gratuiti.
Mercoledì 27 Gennaio, ore 17
Un pomeriggio in biblioteca.
Una biblioteca piena di sorprese 8-11 anni.
in allegato il
PROGRAMMA COMPLETO DI GENNAIO 2016
 clicca sul collegamento: biblioteca per te

Lunga vita al vostro Albero

Anno nuovo, l’Epifania si avvicina e tutte le feste le porta via….

Sarà anche il tempo di riporre tutti gli arredi natalizi e il vostro Albero vivo potrà tornare all’aria aperta. imagesSe non sapete cosa farne, non sapete dove piantarlo e il vostro Albero di Natale fosse destinato ad un futuro incerto, potrete portarlo al Centro Parrocchiale Sant’Antonio.

Depositatelo sul sagrato della chiesetta, successivamente provvederemo a reimpiantarlo nel luogo più opportuno all’interno dell’area a verde accanto al Centro.

Cena con i migranti, le foto della serata

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Domenica 3 gennaio scorso si è tenuta la cena con i migranti, organizzata dalla parrocchia con il sostegno dell’amministrazione comunale. Davvero nutrita la IMG_7715partecipazione da parte dei cittadini montaionesi presso il refettorio della scuola elementare. Tra di loro, il sindaco, alcuni assessori ed alcuni consiglieri del Comune, oltre al nostro parroco Don Luigi Campinoti e Don Andrea Cristiani in rappresentanza del gruppo Shalom.IMG_7703

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Alcune pietanze pakistane e nigeriane

C’è stato modo di assaggiare alcune specialità nigeriane e pakistane, oltre a quelle tipiche di casa nostra. Enrico Geri e Simone Bigazzi hanno intrattenuto i presenti con alcuni pezzi classici della musica italiana e non solo. Al termine, su invito anche del nosIMG_7726tro parroco, i ragazzi nigeriani si sono esibiti in alcuni brani “freestyle rap”, eseguito su basi musicali, dispensando emozioni e bravura in quella che è loro lingua: un inglese semplificato e africanizzato (pidgin english).

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L’esibizione dei pakistani

A seguire, alcuni giovani pakistani hanno ballato in modo davvero scatenato e divertente alcuni pezzi “dance” del loro Stato di origine, tra foto, video e gridi di approvazione di tutti i presenti. E pensare che hanno conservato tutta questa allegria dopo aver impiegato un anno, o anche molto di più,  a piedi dal Pakistan all’Italia. Può far riflettere.

Durante la serata un seminarista di origine cinese ha cantato l’Ave Maria in cinese, accompagnadosi con la chitarra.

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Il momento dell’ “Ave Maria” in cinese

In definitiva una serata particolarmente insolita quanto allegra per tutti i presenti che, malgrado le differenze linguistiche, hanno comunicato attraverso altre modalità, ovvero la musica e il cibo in un’atmosfera di accoglienza e rispetto gli uni degli altri.

L’importanza di esserci. Può essere banale. Può sembrare inutile agli occhi di alcuni che non c’erano. Crediamo, invece, si tratti di un’esperienza che significhi molto per chi viene da tanto lontano e da tante ostilità del loro paese ma incontrate anche durante un viaggio tortuoso.

La partecipazione di noi indigeni è stata, è vero, numerosa ma è anche vero  sarebbe stata tanto più pertinente  per chi tra noi conserva diffidenze verso chi arriva da un’altra civiltà, da un altro mondo, da altre usanze. Porre ancora ostacoli a questa gente sarebbe delittuoso, esigere da loro fattiva collaborazione verso una possibile integrazione nella società è del tutto ragionevole. Perchè accada questo, una serata come quella di domenica scorsa ha voluto dimostrare che possiamo incontrarci e condividere del tempo insieme, ha voluto significare anche incoraggiare al dialogo chi può sentirsi ai margini di questa società o, semplicemente, chi può soffrire la lontananza dai propri famigliari.

Leggi anche i seguenti articoli correlati:

Montaione tende la mano ai migranti

 

Assemblea pubblica per la presentazione del progetto di accoglienza dei migranti

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I nostri concittadini durante la loro esibizione
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Il taglio della torta per festeggiare il nuovo anno
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Una parte dei partecipanti

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

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befana, s.f.: persona che lascia molto a desiderare. E’ un termine  rivolto ad una persona per lo più come offesa, sia pure in parte piuttosto cordiale almeno in Toscana. Infatti anche il personaggio che ai bambini piccoli viene fatto credere che porti loro doni la notte dell’Epifania (parola da cui deriva tale nome per “aferesi e sonorizzazione”: DISC) ha un aspetto non certo piacevole, ma è tanto gradito dai piccoli per un motivo facilmente comprensibile

befano, s.m.: offesa, peraltro non dettata proprio da malevolenza, e derivata da chi, la vigilia dell’Epifania ovvero della befana,  veniva estratto a sorte e gli veniva dato tale nome, mentre quella che rimaneva senza il compagno in tale estrazione si vedeva assegnare il titolo, non certo onorifico, di befana

beggerìo, s.m.: “schiamazzo di persone” (M. Catastini), ma è un termine caduto in disuso, a differenza di “buggerìo”, termine popolare italiano che indica sia “rumore forte e fastidioso” sia  un “gran numero di persone” (da noi anche “moltitudine disordinata”) e di cui “beggerìo” può essere stata una storpiatura forse per assimilazione alla – e – seguente. Infatti si può sentir dire: “C’era un buggerìo di gente!”

belleìto, agg. ma originariamente participio passato la parte finale “ìto”, che potrebbe essere scritta staccata così: bell’e ito: “spacciato” (R. Cantagalli) e, in modo più completo, ormai spacciato

bellìo, (anche in pis. e in livorn.) s.m.: ombelico, ma più direttamente da “bellico” che deriva appunto dal lat. “umbilicu(m)” = “ombelico” (DISC) con aferesi della sillaba iniziale, raddoppiamento espressivo della –l- e dileguo (tutt’altro che inconsueto nell’area linguistica di cui il fucecchiese fa parte, senza starlo a ripetere ancora per casi analoghi) della – c – intervocalica

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 12 gennaio 2016 

Racconto con bagno di gong

In occasione delle feste natalizie l’Associazione Per fare l’albero, in collaborazione con La volpe con il lume e VoceDAnima, propone
 
ARUN, VARUN, KIRANMALA. IL VIAGGIO ALLA MONTAGNA
RACCONTO CON BAGNO DI GONG PER GRANDI E PICCOLI
Mercoledì 30 dicembre ore 17.30. Locali ex asilo, Via Chiti, 29 – Montaione
 
Questa storia arriva fino ai monti dell’India, insieme a tre fratelli e il loro viaggio Che cosa cercheranno?

Raccontata per voce e musica, è un ponte verso il bagno di gong suonato con percussioni di origine asiatica coccola sonora su morbido tappeto.
Chissà dove i suoni ci porteranno.

INGRESSO: 10,00 Euro soci Per FareL’Albero, 15,00 Euro non soci – Bambini fino a 11 anni gratuito. Vestiti comodi, gradita coperta e tappetino.

POSTI LIMITATI PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA – SONIA 392 1657221 soniamiaoapr@gmail.com

QUALORA CI SIA GRANDE RICHIESTA, REPLICA ALLE 18.45
Per leggere la locandina dell’iniziativa clicca sul collegamento: ArunVarunKiranmala PerPerFareL’Albero
 

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

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becco e bastonato!, escl.: sfortunatissimo, aggiungendosi una disgrazia ad un’altra

bécero, s.m.: “zotico, villanzone”: DEI, secondo cui la voce fiorentina (ma ritengo anche fucecchiese sì da figurare pure in un soprannome) è stata introdotta in letteratura dal Carducci

bècio, s.m.: lombrico e dalla voce fucecchiese, corrispondente al pisano “bécio” (con cui è collegato il toscano settentrionale “béco” = baco: DEI), è derivato a Fucecchio il noto soprannome omonimo, passato – come diversi soprannomi – ai figli

beeróne, s.m.: beverone, nel senso di bevanda abbondante (così si spiega bene il  suffisso accrescitivo “ – one –”), ma “insipida”, anzi “di gusto cattivo” (DISC) con dileguo della –v-; secondo una “forte tendenza” presente nel “toscano popolare” (G. Rohlfs),  per cui non meraviglia certo sentire  usare “beeróne”, oltre che a Pisa, Livorno e da noi presso Empoli: M.P. Bini, secondo la quale peraltro beverone, nelle zone toscane dove ella ha fatto interviste, sarebbe una voce “usata più comunemente per indicare il miscuglio di acqua e di farina che viene dato alle bestie”

beétta, s.f.: donna dappoco “antipatica”, ma veniva usata questa voce tipicamente fucecchiese (forse diminutivo di béa per il suono stridulo – antipatico specialmente quando annunziava l’inizio del lavoro – provocato dalla sirena della SAFFA) nel significato di fastidiosa, come poteva esserlo la voce di tale “donnetta”: questa parola non nel senso di donna dai facili costumi, bensì come un appellativo scherzoso, cioè senza nessuna cattiveria

 

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 5 gennaio 2016 

La danza è regina. Fieri delle nostre ballerine.

IMG_7611Mercoledì 23 si è svolta una esibizione di danza al teatro S. Ammirato in Montaione. Le abbiamo dato il nome “Sulle punte sotto l’albero” proprio a sottolineare l’evento nel periodo natalizio. E’ la prima volta che nel paese del turismo verde si riesce a portare uno spettacolo come quello dell’antivigilia di Natale. E’ stato un evento cercato e voluto da un binomio inusuale a Montaione, ossia l’Associazione Culturale Montaione. Net e Strettoio Pub.  IMG_7612E in più la determinante complicità di Obiettivo: DanzA e le sue brave ballerine. Fieri di queste ballerine, indipendentemente dell’esperienza che ciascuna ha avuto il tempo di maturare, ovviamente. E’ anche a loro che noi organizzatori vogliamo rivolgere il nostro grazie. Oggi ci sembra di sentirle anche un po’ nostre, pensiamo che Francesca Mazzuoli non ce ne vorrà. D’altronde, la nostra è soltanto un’espressione affettuosa per tutte coloro che dopo tanta scuola, non poche  volte anche di sacrificio, hanno l’occasione di mostrare il frutto del loro lavoro e della loro passione. Brave! Vi esortiamo a continuare a mettere tanto impegno in ciò che fate. E’ un valore immenso per  la crescita e vi tornerà sempre utile nel futuro.

“…chi smette perché non ottiene risultati, chi ha sempre bisogno di stimoli per amare o vivere, non è entrato nella profondità della vita, ed abbandonerà ogni qualvolta la vita non gli regalerà ciò che lui desidera. È la legge dell’amore: si ama perché si sente il bisogno di farlo, non per ottenere qualcosa od essere ricambiati, altrimenti si è destinati all’infelicità. …. ringrazio Dio per avermi dato un corpo per danzare cosicché io non sprecassi neanche un attimo del meraviglioso dono della vita… “

(da Lettera alla danza di Rudolf Nujerev)

Per leggere il testo di “Lettera alla danza” clicca sul seguente collegamento: Lettera alla danza di Rudolf Nurejev

La vigilia di Natale. Grazie a tutti voi

 

Avis e Misericordia: per un Natale sostenibile e solidale, solidarietà e divertimento a … Montaione.

Una sola parola “GRAZIE”,
per l’immensa gioia che si respirava, nell’aria, quasi si poteva toccare.
L’impegno di tutte e di tutti ha dato linfa vitale all’AVIS, alla MISERICORDIA e a tutto MONTAIONE.
Tante sono state le Famiglie coi Bambini che son venute nella stupenda Casa di Babbo Natale.
Già, la Casa, che il prossimo anno diventerà un Villaggio.
Il gruppo che ha lavorato alla realizzazione degli addobbi in sede, delle oltre 300 palline per la Popolazione, della Casa, dello zucchero filato e del tradizionale panettone e vin brulé è stato semplicemente UNICO ed egregiamente coordinato da Annalisa Faustino e Klizia Morelli.
Tantissimi i regali raccolti per i bimbi più in difficoltà, per un “Natale sostenibile e Solidale” …. Ed il prossimo anno??
Grandi sorprese e novità.
I pandori di Viola Montagnani, come sempre buonissimi.
La creatività, la fantasia e la nostra mente non hanno limiti,
tutto si può fare,
guardate cosa siamo riusciti ad organizzare.
Le idee, accompagnate da tanta buona volontà, voglia di stare insieme e divertirsi, spirito di gratuità e fraternità, hanno reso una Vigilia di Natale MERAVIGLIOSA ed unica per Montaione.
Ma la soddisfazione più grande è arrivata dalla Popolazione che ha partecipato con entusiasmo alle originali iniziative di Avis e Misericordia.

Le Associazioni di Volontariato hanno bisogno di essere valorizzate con la presenza costante di tutti, cittadini ed istituzioni. Avis e Misericordia sono una ricchezza ed una forza proprio grazie a tutta la Popolazione. Le Associazioni al loro interno, per funzionare bene, devono avere Volontari di tutte le età, giovani e meno giovani, di ogni “genere”, di ogni orientamento, politico, sessuale, religioso, di opinioni diverse e di “diverse” etnie purché ci sia il rispetto, la non discriminazione ed il fine comune sia l’aiuto verso il “prossimo”. I Volontari, persone comuni, che nella Vita fanno altro di lavoro, si valorizzano facendogli fare ciò che ritengono più giusto, più bello, ciò che a loro piace e li fa stare bene ed insieme con un grande spirito di gruppo, non ciò che altri vorrebbero fargli fare. … e la speranza è sempre quella di trovare nuove Persone, uomini e donne di buona volontà, che dedichino una parte del proprio tempo agli altri e, perché no, anche a se stessi… la ricchezza che riceviamo è sempre maggiore di quella che diamo.

“Che Iddio ve ne renda merito”

Alessio Gronchi
Vice governatore e
Responsabile Formazione e Comunicazione
Misericordia Montaione

Cinema. 45 anni

Impeccabilmente messo in scena, scritto e interpretato, 45 ANNI trova la sua verticalità in un passato fuori campo

45anniE’ l’ennesima proposta del circolo del cinema Angelo Azzurro presso la sala cinema S. Ammirato in piazza Gramsci a Montaione 

Sabato 26 e Domenica 27 dicembre 2015 ore 17,30

45ANNI (Gran Bretagna 2015) 95′ regia Andrew Haigh, con Charlotte Rampling, Dolly Wells, Tom Courtenay, Geraldine James, Hannah Chalmers, David Sibley.

Clicca sul collegamento, recensione tratta da My Movies

45 ANNI – Trailer italiano ufficiale

La vigilia di Natale a Montaione

Un Natale sostenibile e solidale con Avis e Misericordia Insieme per una Vigilia unica e spettacolare.

Anche quest’anno l’Avis e la Misericordia di Montaione organizzano la festa della vigilia di Natale, la collaborazione ed il legame tra le due associazioni ha portato alla realizzazione di una giornata che rimarrà nel “cuore” dei montaionesi.

Da quasi tre mesi, un gruppo di Volontari, coordinato dalle giovanissime Annalisa Faustino e Klizia Morelli, unito, che ha dimostrato impegno e passione, entusiasmo e dedizione, voglia di stare insieme e divertirsi, ha organizzato delle iniziative fantastiche. Tanta è stata anche la fantasia, la creatività, l’estro, l’abilità e l’arte di Persone normali, comuni, semplicemente “Volontari”.

Dalle ore 16.00 Babbo Natale, con i suoi aiutanti elfi, vestiti creati lo scorso anno da Nonna Maria, e le renne, all’interno della loro Casa, sotto l’abete addobbato di Palazzo Gianchecchi in Piazza Cavour, con l’aiuto dei bambini, prepareranno i doni da destinare ai “piccoli” della cooperativa sociale “Il Simbolo” di Pisa.

“Dona una seconda vita ad un tuo gioco e farai sorridere il cuore di un altro bambino”

La Casa di Babbo Natale, bellissima, da vedere, costruita dai Volontari, solo le immagini potranno parlare.

Sempre dalle ore 16.00 bambini grandi e piccini potranno gustare lo zucchero filato, la festa si trasferirà poi in Piazza della Repubblica ed i Volontari doneranno alla Popolazione le oltre 300 palline, create con amore, e tutti potranno gustare pandoro, panettone e vin brulé. Chi vorrà potrà ammirare i bellissimi addobbi presso la sede della Misericordia in Via Roma 17.

Vi aspettiamo per festeggiare insieme e farci gli Auguri 

Alessio Gronchi

Vice governatore  e

Responsabile Formazione e Comunicazione

Misericordia Montaione

Sulle punte sotto l’Albero

Ebbene sì, l’omonima Associazione che gestisce questo sito web e Strettoio Pub sono riusciti a portare a Montaione uno spettacolo che vedrà sul palco un numero impressionante di elementi. Grazie alla determinante partecipazione di Obiettivo: DanzA, mercoledì 23 dicembre alle ore 21.30 presso il Teatro S. Ammirato, le ballerine della scuola di danza di Francesca Mazzuoli ci offriranno una piacevole serata degna di un numeroso pubblico. Si ringraziano tutti coloro che hanno sostenuto l’iniziativa, in particolar modo la collaborazione dell’amministrazione comunale di Montaione. Si raccomanda l’ingresso almeno un quarto d’ora prima dell’inizio spettacolo. Evento inserito in ambito del Natale Montaionese.

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Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

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bé’, v.tr.: bere. Pres. ind. 1^ pers. sing. “Béo”: bevo. Pres. congt. 3^ pers. pl. “ Bevino”: bevano. Imperf. ind. “Beévo”: bevevo. Part. pass. volg. “Beuto”: bevuto, con il dileguo della –v- intervocalica, come in altri casi visti. Modi di dire contadineschi: “Bé’ come un lotro”: bere “molto e ingordamente”; “Bevémoci su!”: beviamoci sopra! in riferimento a una “cosa spiacevole che si vuol dimenticare”; “Ma che ti béi (bevi) ’r (il) cervello?: ma che non ragioni?

béa: la sirena della SAFFA, cioè della Soc. An. Fiammiferi e Affini, che suonava per annunziare l’entrata e l’uscita degli operai da questa fabbrica a Fucecchio, dove tale voce non esiste più, se non in espressioni tipo “Sembrava la bea!” in riferimento a un suono acuto e stridulo

bearèllo, s. m.: recipiente dove si mette l’acqua per gli uccelli in gabbia affinché bevano; “beverello” o “beverino” (DISC). Da notare che fino a pochissimo tempo fa esisteva nel comune di Fucecchio una persona soprannominata “Bearèllo”, ma ne ignoriamo il motivo preciso

bécca, s. m.: piega anche del vestito e, al pl., della camicia

beccà’, v. intr. e tr.: abboccare all’amo anche in senso metaforico e perciò farsi ingannare; per quanto propriamente voglia dire beccare, ha anche il senso di prendere “in fragrante”

beccaccia scopina, s.f. (seguito da un agg., a mio parere, ed invece da un altro s.f., sia pure toscano, secondo il De Mauro): varietà piccola di beccaccia, chiamata in tal modo a Fucecchio (oltre che scopaiola, essendo solita nascondersi nella scopa o erica), così come vi è chiamata beccaccia bottaia la varietà grande, ma si tratta di distinzioni presenti nel mondo venatorio, mentre è invece diffuso il nome comune beccaccia (“Scolopax rusticola”) su cui un proverbio toscano recita: “la Beccaccia è la regina del bosco” (C. Romanelli)

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 29 dicembre  

Aria di Natale nel centro storico

Aspettando il Natale tra foto, giochi e ricordi, domenica 20 dicembre nelle vie del centro di Montaione 

Mostra fotografica a cura di Walter Ragoni e Mauro Tani per le vie del centro storico. Un pomeriggio in paese …bomboloni di nonna Marisa e animazione per bambini.

Una iniziativa di Borgoalto e Scout con la collaborazione del Comune di Montaione   

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

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battióda, s.f.: batticoda, vale a dire la cutrettola (“Motacilla flava”), termine “tipicamente toscano”, ma a Fucecchio, oltre a chiamarsi in tal modo perché dondola “continuamente la coda” (si noti che anticamente si chiamava “cutretta” per la derivazione dal latino “cauda” = “coda” e “trepida” = “tremante”), si chiama, sia pur più raramente, “battiódola” o strisciaiòla” perché questo uccello sembra “strisciare sul terreno”, e “cutì” per il verso: C. Romanelli

battiscarpa (a), loc. avv.: senza smettere di camminare e perciò “in fretta”, velocemente, ma pare che almeno una volta venisse detto “L’ho mangiato ( e nel contado “l’ho mangio”) a battiscarpa”: l’ho mangiato senza condimento, modo del resto più veloce di mangiare

batulèsse, s.m.: “litigio al buio” (M. Catastini), ma il termine è da tempo in disuso e questo lo possiamo capire anche perché non ne vedo le connessioni sul piano linguistico- semantico

baudòro (con la variante baodòro), s.m.: cetonietta grigio-nerastra e “pelosa” (M. Catastini), voce molto diffusa fra i bambini di Fucecchio nel secondo dopoguerra, ma il termine “baco d’oro” (significato originario dello stesso, modificato anche nel significato indebitamente per un arbitrario accostamento chiaramente erroneo) era e forse è ancora diffuso “nell’Italia sett. e centrale”, compresa la Toscana, per la cetonia dorata e se ne comprende bene il motivo, dati i colori che presenta: “baco” nel “senso generico di insetto” dal “colore dorato a riflessi metallici” (DEI). Si pensi all’espressione scherzosa, per quanto volgare: “Fottuto baudoro!” quasi intraducibile nell’ italiano corretto, se non con : ma cosa dici?ma non dire fesserie!

“Bau sette!” esclamazione del linguaggio infantile e perciò espressivo per far paura o divertire i bambini piccini

bavettina, s. f.: pastina molto sottile, dim. di “bavetta”, altro tipo di pasta sottile usata in Toscana. Invece in pisano almeno un tempo bavetta indicava una cosa da nulla

bavoso, agg. usato nell’ ambito del linguaggio familiare: vecchio libidinoso o comunque morbosamente sensibile alle giovanili bellezze femminili

 

ABBREVIAZIONI

ABBREVIAZIONI EVENTUALI

Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 22 dicembre  

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

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bastraóne, agg.: trasandato, disordinato ed in particolare vestito male, derivato da “bastracone” attestato sin dal 1300: “uomo grosso e forzuto” dal bizantino “bàstax, bàstakos” = “facchino” con il suffisso accrescitivo –one che originariamente poteva indicare qualità negative d’una persona (DISC) e l’epentesi espressiva della –r-

basusi, termine derivato da un soprannome fucecchiese e che si trovava nel modo di dire fucecchiese “Mi sembri basusi!” che non sembra che significasse sciocco, non essendo così l’impiegato di farmacia con tale soprannome. Comunque viene usata tale frase con un accento che non sembra certo elogiativo per la persona cui è diretto, ma il tono usato era piuttosto amichevole e perciò cordiale, oltre che scherzoso, comunque era espressivo. Invece secondo M. Catastini significava persona non considerata “per niente”

batanfrano/a, s. m. e f.: “persona inaffidabile”, ma è un termine venuto meno da tempo

batòlle, s.m.: persona impacciata, incerta e di capacità veramente scarse specialmente sul piano pratico, oltre che nel parlare e nella presenza: insomma per dirlo in vernacolo, una persona che “spìccia” davvero poco anche nel lavoro! (vedi spicciare): voce espressiva

batte’, v. tr.: battere. Pres. cong. 3^ pl. “Battino”: battano. Pass. rem., volg. “Battiedi”: battei; “Battiede”: batté e “Battiedero”: batterono. Espressione particolare anche in pis.: “B. una patta”: cadere. Si pensi poi alla frase con aria scocciata in riferimento ad una persona: “Bah, tanto per cambià’, è venuta di nuovo a batte’ cassa!”: com’è solita fare, è ritornata a chieder denari! Un altro modo di dire tipicamente fucecchiese, peraltro caduto in disuso è : “Batte’ ir piattellino”: andare a bere e mangiare all’osteria ripetutamente e senza adeguata giustificazione

battèllo, s.m.: “venditore ambulante”, ma in tal senso la voce è scomparsa anche a Fucecchio, dove,  secondo M. P. Bini, era ancora presente poco più di trent’anni fa. Probabilmente deriva dal fatto che batteva, cioè che costui andava di casa in casa per “vendere la roba”

batteria, s.f. con un significato particolare quando veniva detto “da batteria”: scadente

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Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 15 dicembre  

Archeologia, museo e territorio

Il 2015 sta per finire. Per l’archeologia a Montaione, questo è un anno da ricordare. I recenti scavi stanno portando alla luce le antiche origini delle zone abitate in epoca remota più vicine all’attuale Montaione. Vale la pena rileggere l’articolo http://www.montaione.net/cosa-cera-sul-territorio-prima-di-montaione-la-villa-romana-a-santantonio/  e poi darsi appuntamento a venerdì prossimo presso la Sala Consiliare  del Municipio per i recentissimi aggiornamenti  archeologia a montaione

Cinema. Mia madre

Sabato 5 ore 21,15, Domenica 6 dicembre ore 17,30

mia madreUn film profondo e sincero, un film sul cinema e sul rapporto tra realtà e finzione, un film che s’appresta ad essere un manifesto del nostro tempo complesso e problematico

MIA MADRE (Italia-Francia-Germania 2015) 106’ Regia: Nanni Moretti

Con Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini, Nanni Moretti, Beatrice Mancini

Per vedere il trailer clicca: 

Clicca il collegamento: Mia madre, di Nanni moretti – La recensione

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

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barżotto, agg.: viene detto “soprattutto dell’uovo, né troppo sodo né troppo tenero” in livornese, ma da noi anche in riferimento a un individuo che lascia a desiderare e pure con la – s – anziché con la -ż- , tant’è vero che in questo senso figura in un soprannome fucecchiese. Anzi, è da notare che un cognome non raro dalle nostre parti è quello di Barzotti: anche alcuni cognomi e soprannomi, oltre che certi nomi propri, possono far luce sui vocaboli, compresi quelli vernacolari o dialettali, motivo per cui i secondi li ho introdotti nell’appendice. Comunque barżotto può significare mezzo e mezzo, come viene detto in castagnetano in riferimento all’uovo “ à la coque”. Invece noi lo diciamo in senso sfavorevole anche in riferimento al tempo che “non dice il vero” per il fatto che non è trasparente o, come dicono in Campania, non è “sincero”

bàscula, s.f.: basculla, rispetto alla quale bàscula è la “forma pisana” (DEI) usata anche da noi e in fondo giustificabile, a mio parere, perché deriva dal franc. “bascule”, cioè “bilancia a bilico”, a sua volta da “baculer” propriamente “battere il sedere” in riferimento scherzoso all’ “abbassarsi della bilancia” (DISC)

basiglio, s.m.: basilico, ma il termine, venuto fuori dal dileguo della -c– intervocalica ed il conseguente rafforzamento della consonante che lo precedeva, è venuto meno

basso, agg. con un uso particolare nell’espressione “Passan bassi!”: più che in riferimento agli uccelli, come per dire ironicamente, se non con un certo risentimento: “Ma cosa fischi?”, appunto ad uno che fischietta, pare che l’espressione sia usata “quando fa molto freddo” perché in questo caso, per tale motivo, la gente “cammina col capo affondato fra le spalle, quasi rattrappita” (R. Cantagalli)

bastardume (termine usato anche a Fucecchio e a Pisa in riferimento alle anatre tuffatrici ritenute “bastarde” avendo caratteri intermedi), s.m.: moretta tabaccata (“Aythya nyroca”) e moretta (“Aythya fuligula”), termine peraltro più usato nel Padule di Fucecchio come dimostra anche il toponimo Porto delle Morette e che si spiega per il “colore scuro del piumaggio” (C. Romanelli)

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per l’ 8 dicembre  

Roma, San Pietro. La Filarmonica Donizetti è la più fotografata

20151122_102844La Filarmonica Donizetti è stata una delle numerose bande musicali italiane che, sotto l’egida di Anbima ha partecipato domenica 22 novembre ai festeggiamenti in onore di Santa Cecilia nella Basilica di San Pietro. Santa Messa celebrata dal Mons. Cardinale Comastri alle ore 8,30 assistito da alcuni sacerdoti tra i quali il nostro don Luigi Campinoti. I numerosi musicanti delle bande presenti sono stati radunati in Basilica per ordine di strumento. Soltanto la Banda Musicale Vaticana è rimasta unita. Sotto la direzione di Mons. Frisina che ha coadiuvato anche il coro vocale del Vaticano, l’effetto del suono degli strumenti è stato grandioso, effetto veramente bello notato soprattutto tra gli ottoni.

Poi, il raduno in Piazza San Pietro in attesa dell’Angelus di Papa Francesco. Possiamo affermare con ridottissimo margine di errore che durante l’attesa dell’Angelus la Filarmonica è stata il gruppo musicale più fotografato tra i presenti in piazza. Sarà per la divisa bianca che dà un tono non indifferente di eleganza e che si nota molto, mentre quasi tutte le altre hanno spesso una divisa scura, sarà perché la Filarmonica era l’unica che presentava un corpo di majorettes, sarà perché poteva vantare i componenti in divisa più giovani  perché quasi tutte le ballerine non superano i 15 anni e poi c’erano anche i piccoli Cosimo e Diego che fanno appena 12 anni in due, sarà stato anche merito della rappresentanza del nostro Comune, l’assessore Elena Corsinovi che con la fascia tricolore ha davvero mostrato un senso di appartenenza, possiamo ben dire che i turisti che erano in piazza si porteranno le foto della Filarmonica in tutto il mondo.PB220069

E poi, ovviamente, non dimentichiamo la fondamentale bravura delle ballerine e dei musicanti che nell’attesa del Papa hanno intrattenuto i numerosi turisti.  Apprezzata l’astuta idea del Maestro Fabio Bastianoni  di avere risposto per primo con la Filarmonica all’invito di Papa Francesco (“appena ho finito di parlare, fatevi sentire…!“ aveva detto il Papa rivolgendosi ai gruppi musicali) cogliendo l’attimo, il carpe diem degli antichi romani, per bruciare sul tempo tutti gli altri gruppi musicali. Questo è valso che le telecamere della Rai hanno puntato verso la Filarmonica, e si è visto bene sugli schermi giganti in Piazza San Pietro. Peccato che la regia di Rai Uno abbia tagliato subito la diretta della Piazza per tornare sul programma della Bianchetti.

A seguire le immagini di una bella domenica di novembre. Alcune delle foto in galleria sono di Luana Lombardi che ringraziamo.

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Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

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barlaia, s.f.: detto dei pantaloni troppo larghi che perciò non “acconsentono” cioè non aderiscono al corpo finendo per essere cascanti e perciò producendo un effetto non gradito per chi li vede

barlaiòne, agg.: “sciatto nel vestire” (M. Catastini), ma è un termine in disuso, a differenza del sostantivo visto sopra, che indica il cavallo ovvero l’ “incrocio” (DISC) dei pantaloni molto basso e da cui l’aggettivo è derivato con l’aggiunta del suffisso accresc., ma in questo caso piuttosto spregiativo e nello stesso tempo significativo “– one”

barre, s.m.: bar con l’epitesi toscana nella pronuncia, ma a Firenze è stato scritto su un bar in modo spiritoso. La parola “bar” è inglese e significa propriamente “sbarra” in riferimento a quella che separava o separa “clienti e venditori” (DISC) e proprio per la sua origine straniera ci fu chi propose, al tempo del fascismo, di sostituirla con la ridicola parola “quisibeve”, ovviamente senza successo

 barsellà’, v.tr.: balzellare, cioè attendere una persona “al varco”: De Mauro, che giustamente la considera una voce toscana in particolare, oltre che con tale accezione, quando significa “cacciare a balzello”: modo di cacciare specialmente una lepre di notte, al chiaro di luna: tipo di caccia vietata. Probabilmente è di origine venatoria anche l’odonimo “via del Balzello” in località Le Vedute

barta, s.f.:balta, s. tosc. derivato dall’ipot. “baltare” = “ribaltare” (DISC) e quindi barta significa rovesciamento. Così si spiega che la frase “Attento, ti dà di barta!” significa: “Attento, ti si ribalta (codesto veicolo)!”, e quando si dice: “Ma che gli ha dato di barta il cervello?” s’intende dire: “Ma che è andato fuori di cervello?” un po’ come se fosse impazzito

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 1. dicembre 

Cinema. Il Leopardi di Martone

Il titolo di questo articolo non è il titolo del film che sarà proiettato i giorni

Sabato 21 ore 21,15 e  Domenica 22 novembre ore 17,30

alla sala cinema S. Ammirato di Montaione, bensì si vuole indicare il grande poeta dell’ottocento italiano secondo la regia di Mario Martone.

Un film erudito sulla sensibilità postmoderna che ha collocato Leopardi fuori del suo tempo

Il giovane favoloso (Italia  2014)  137’

il giovane favolosoRegia di Mario Martone con Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco, Paolo Graziosi, Iaia Forte, Sandro Lombardi, Raffaella Giordano, Edoardo Natoli, Federica De Cola, Isabella Ragonese.

 

per vedere il trailer clicca qui:  Il Giovane Favoloso – Trailer Ufficiale – YouTube

Recensione di mymovies, clicca il seguente:  Il giovane favoloso

 

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

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barchino (di Padule), s.m.: piccola imbarcazione stretta e lunga dove il cacciatore arriva a sdraiarsi per uccidere i poveri uccelli ingannati in modo da far prendere “per un fuscello” il forcino messo di punta per questo (M.P. Bini)

barcocchià’, v.tr.: barcocchiare (cioè picchiare): voce anche pisana, lucchese e pistoiese derivata da “barcocca”, “variante senese” per “albicocca” (DEI) probabilmente in riferimento al fatto che pure questi frutti dell’albicocco, per mangiarli o per venderli, venivano come altri abbattuti con dei bacchi, ma ciò avveniva ancora di più con le noci, ben più dure e perciò tanto meno fragili delle albicocche. Da bacchio deriva il termine “abbacchiato”, in senso metaforico “avvilito”

barcocchiata, s.f.: “forte dose di percosse”, significato del termine in “pistoiese” (M. Cortelazzo- C. Marcato), ma anche da noi

 barègio, agg. usato per lo più nell’ambito del linguaggio familiare e in riferimento al tempo:  nuvoloso o, per dirlo alla fucecchiese, “loffio”, non gradevole. È collegabile col livornese “balògio” (che significa “insicuro”), termine toscano che si trova anche in D’Annunzio e in lucchese, ma probabilmente ancora di più con un’altra voce toscana e cioè “barège”: “specie di stoffa di lana tessuta molto leggermente per vestiti da donna” e da “cosa leggera e da poco” –ritengo- è passato a indicare un tempo instabile, che non dà affidamento. Tale stoffa è possibile che venisse prodotta nella città francese di Barèges degli Alti Pirenei (DEI), dove può darsi benissimo che il tempo non dia  garanzia di stabilità, donde l’agg. barègio

barellà’, v.intr.: barellare nel senso di “barcollare, tentennare”. A Fucecchio si sentiva dire: “Ir tempo barella”: il tempo è incerto. E’ chiara la derivazione del verbo dall’ondeggiare della “barella” (DEI) nel trasporto dei feriti

bargèro, s m.: “cuscino per oggetti fragili” (M. Catastini), ma il termine è in disuso

 barlaccio, agg.: originariamente “l’uovo andato a male, ma di solito si dice della persona malaticcia (…) nel vernacolo fiorentino (R. Cantagalli), mentre da noi più in generale può riferirsi anche ad un individuo che lascia a desiderare

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 24 novembre 

Diamo voce a Montaione all’I.T.Cattaneo di San Miniato. Elezioni del Consiglio d’Istituto

Fammi scuola…all’IT CATTANEO… per un futuro inter(-)attivo

Oggigiorno la scuola non deve essere intesa come una scala gerarchica di figure a sé stanti che lavorano senza interloquire ma dovrebbe essere un connubio di sinergie  con un unico obbiettivo: la formazione  dei figli/degli alunni e il dirigente non dovrebbe essere lasciato solo a scegliere e a determinare l’offerta formativa. Quest’ultima dovrebbe essere il frutto di un accordo tra tutte le figure professionali scolastiche,  personale A.T.A e genitori. In questo periodo di pieno sviluppo tecnologico – informatico, a livello internazionale, bisognerebbe adeguare l’educazione scolastica al passo con i tempi, dando all’istituto scolastico gli strumenti adatti per raggiungere tale scopo, senza però dimenticare l’importanza della carta scritta, eredità del vissuto umano.

In una società sempre più varia dal punto di vista culturale, la scuola non deve sicuramente perdere di vista il potenziamento della formazione linguistica, passaporto importantissimo per il futuro lavorativo, sociale dei nostri figli, offrendogli opportunità importantissime come scambi culturali, stage, offerte di lavoro preziosi per un percorso lavorativo d’eccellenza.

Fammi scuola….all’IT Cattaneo…sempre più vicina a Montaione

Genitori di Montaione che volete un vostro rappresentante, alle votazioni scegliete:

Lista 1 – Mariella Isoppo

Votazioni – 15 e 16 Novembre 2015

Domenica 15 Novembre ore dalle 8,00 alle 12,00

Lunedì 16 Novembre dalle ore 8,00 alle ore 13,30

Sono ammesse due preferenze da indicare nella scheda di votazione, ma è sufficiente indicarne una sola.

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

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barbina, s.f. dim. di “barba”, infatti quando uno non si è fatto la barba “viene scherzosamente apostrofato” a Firenze dicendo “L’è barbina!” (R. Cantagalli), ma l’espressione collegata con questa e usata da noi è “ E’ barbina!”: è dura, eh! più in generale e perciò non solo in riferimento alla barba. Comunque, per ritornare all’origine dell’espressione, la barba, come sappiamo, quando non viene fatta diventa dura. Questo lemma assume invece il valore di aggettivo nell’espressione toscana “Fare una figura barbina”: fare una brutta figura o, come diciamo noi, una “figuraccia”

barbine, s.f.pl. diminutivo di barbe (rosse): barbabietole, o almeno nell’ambito del linguaggio familiare. Quanto al nome scientifico della barbabietola è “ Beta vulgaris” (Diz. bot.)

barbiglióne, s.m.: uccello chiamato così “per le piume delle guance molto ispide”, sì da ricordare la “barba”, ma tale nome almeno nei nostri tempi è molto meno usato anche a Fucecchio del corrispondente italiano gruccione (“Merops apiaster”) e C. Romanelli nota che è un termine “tipicamente toscano”

barbògio, agg. quando segue, come avviene per lo più da noi, vecchio, nel qual caso può significare “decrepito”, come sostiene P. Giacchi e quindi nel complesso vecchio malridotto, oltre che “vecchio noioso e brontolone” come sostiene il DEI. Da questo dizionario si può dedurre che barbogio deriva dall’incrocio di “barba” (che in lat. significa “uomo anziano” e in lombardo anche “nonno”) con “Brogio”, cioè Ambrogio

barchetta, s.f.: diminutivo di barca, ma in senso metaforico, crisi, difficoltà, come, per esempio,  nelle frasi “andare in barca” o “essere in barca”: andare o essere in barca (DISC) cioè in crisi, in difficoltà, appunto; infatti come la barchetta può ondeggiare pericolosamente quando è alla mercè  dei flutti, così una persona è perplessa, incerta, per non dire peggio, quando è in barchetta

barchettina, s.f.: “Recipiente di cuoio, usato dai cacciatori per bere (M.P. Bini), ma un tempo, per cui non meraviglia che questa parole (dal nome giustificabile per il suo aspetto di piccola barca) non sia più conosciuta nel significato sopra espresso

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 17 novembre 

Incontro con la Luna

L’associazione di promozione sociale “Per fare l’albero” informa che martedì 10 novembre ci sarà il quarto incontro con la Luna per risvegliare le energie femminili.

Si svolge in Via De Gasperi 25, Montaione

E’ consigliato un abbigliamento comodo e coprente ed una copertina.

L’incontro è gratuito. Clicca il collegamento per aprire la locandina: Locandina_luna_10_11_151-1

Per info: Claudia 3283126685, claudialatino@virgilio.it

Biodanza per bambini e genitori

Per Fare l’Albero vi propone il corso di Biodanza per bambini e genitori.

Il corso, che inizia lunedì 9 novembre, è rivolto a bambini dai 3 ai 4 anni con un genitore partecipante ai giochi/danza, e avrà cadenza settimanale con incontri L’associazione della durata di un’ora circa ciascuno. Si potrà scegliere tra due orari: dalle 17:00 alle 18:00 e dalle 18:15 alle 19:15.

biodanzaLe lezioni si svolgono presso la sala A.F.A., blocco A terzo piano, di Villa Serena, Viale da Filicaja 18, Montaione e sono tenute da Barbara Malta, operatrice titolata e didatta di Biodanza ® SRT.

È sempre possibile, anche a corso iniziato, partecipare a una lezione di prova gratuita.

Per informazioni e prenotazioni Barbara Malta 3381793221 brbrmalta@gmail.com

Clicca il seguente collegamento per visualizzare la locandina 2015-11 Biodanza corso

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

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bao, s.m.: baco. “Bao della tenia”: tenia. Modi di dire: “E, sa’, ha speso un bao!” cioè “un po’ e via!” vale a dire molto e “Hai detto un bao!”: ti sembra d’aver detto poco! Al plurale bai: bachi. A un contadino del territorio fucecchiese che gli chiedeva  se il suo bambino avesse i “bai”, cioè i vermi intestinali che disturbano e disturbavano i bambini, dicendo: “Abba ‘bai?” cioè “abbia, avrà i bachi?”, uno spiritoso medico fucecchiese rispose: “Arà i bai!”, cioè “Avrà i bachi!”, espressione che si poteva trovare anche nella plebe fiorentina verso il 1863 secondo P. Fanfani

baò! escl.: bada oh!, ma questa tipica interiezione fucecchiese può significare anche ironicamente “O guarda un po’!”. Facendo una mimica particolare, può significare “Ma che fesseria dici!”

baòcci, s.m.pl., col dileguo della – c – di “bacocci”: “bachi da seta morti dentro il bozzolo” (DISC). Da noi è molto diffusa l’espressione “Ma che nel capo c’hai i baòcci?”: ma cos’hai nel capo?, rivolta all’interlocutore per dirgli che il cervello “non gli dice il vero”, cioè che non ha certo abbastanza intelligenza! Può insomma significare idee stupide

barattina, s.f.: “incrocio di matrimoni fra due famiglie”, ma anche questo termine (che deriva chiaramente da baratto) è in disuso

barba, s.f. Modo di dire: “In barba alla tirchieria!” : a dispetto della tirchieria!

barbà’, v.tr. volg. tosc.: barbare, mettere dentro con forza, “cacciar dentro (fino alle radici)”; infatti deriva da “barbe” col significato di “radici”: DEI secondo il quale il verbo “barbare” è attestato a Siena fin dal ‘500

barbieri, s.m. sig. e pl.: barbiere / barbieri. Modo di dire: “Er mi’ barbieri”: il mio barbiere. Infatti in fucecchiese, ma anche in pisano e in livornese, la desinenza del singolare e del plurale dei sostantivi in  “-iere”  può essere uguale, com’ è attestato già “in antico” (Malagoli). E’ rilevante osservare che “anticamente (…) le desinenze -ieri e -iere (dal francese “-ier”) erano in competizione; poi, nella lingua nazionale, -iere ha prevalso” (L. Castelli)

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 10 novembre  

 

  

Montaione. Comune leader europeo nelle politiche ambientali

Arriva la certificazione European Energy Award GOLD

Unico Comune europeo certificato ISO 14001, ISO 50001 e Gold Award. L’Amministrazione Comunale a Lipsia per la consegna ufficiale

Dopo la ISO 14001 e la ISO 50001, la Gold Award. Martedì 3 novembre l’Amministrazione Comunale di Montaione sarà a Lipsia al Forum annuale dell’European Energy Award. Insieme ad altri Comuni e Regioni europei riceverà ufficialmente la Gold Award, una certificazione che premia l’efficacia delle politiche energetiche.

L’EEA è il più importante standard internazionale di gestione dell’uso e dell’approvvigionamento di energia, appositamente messo a punto per enti locali e regioni che intendono contribuire allo sviluppo urbano attraverso processi e politiche sostenibili, il quale ne misura le performance in materia di utilizzo razionale dell’energia e di impiego di fonti energetiche rinnovabili.

Il raggiungimento della certificazione Gold è per Montaione l’ultimo e più prestigioso traguardo che corona un percorso virtuoso intrapreso ormai da molti anni, nel campo delle politiche ambientali.

La sensibilità ai temi dell’ambiente, dello sviluppo sostenibile, del consumo razionale delle risorse contraddistingue da sempre l’Amministrazione Comunale, e nel tempo ha saputo tradursi in atti concreti di grande rilevanza. Solo per citarne alcuni: il Regolamento di edilizia bio-ecosostenibile; l’utilizzo di energia solare termica per gli edifici scolastici e lo stadio; il fotovoltaico per l’area cimiteriale; l’impiego di teleriscaldamento da fonti rinnovabili a biomassa legnosa locale per gli edifici pubblici; la copertura dell’intero fabbisogno energetico delle strutture pubbliche per il 43% con energia elettrica verde e per il 38% mediante fonti rinnovabili.

Queste ed altre azioni, insieme ad un progressivo miglioramento delle procedure di gestione e controllo, hanno portato il Comune a conseguire uno dopo l’altro i principali riconoscimenti di settore. Nel 2008 la EEA Silver; nel 2011 la certificazione ambientale ISO 14001 che attesta il sistema di controllo degli impatti ambientali delle proprie attività, e la ISO 50001 che certifica la qualità delle prestazioni energetiche. Senza dimenticare che già dal 2010 il Comune ha aderito al Patto dei Sindaci europeo che impegna le città firmatarie a raggiungere e superare l’obiettivo di riduzione del 20% delle emissioni di CO2 entro il 2020.

“Siamo molto orgogliosi di questo riconoscimento – dice il Sindaco Paolo Pomponi – che è insieme un punto di arrivo e un onere perché ci impegna a mantenere e migliorare sempre più gli standard raggiunti. Questa certificazione premia un lungo lavoro iniziato con le amministrazioni precedenti e proseguito con successo nell’ultimo anno. Per dare l’idea del valore di questo traguardo basti sapere che sono solo tre i Comuni italiani certificati Gold Award, e Montaione è ad oggi l’unico Comune in Europa – l’unico! – a potersi fregiare della triplice certificazione ISO 14001, ISO 50001 e Gold Award. Siamo abituati a definire Montaione il “paese del turismo verde”, per la bellezza dei suoi paesaggi, che ne fanno una delle capitali del turismo rurale in Toscana. Oggi più che mai possiamo dire che Montaione è un Comune verde a tutti gli effetti, che fa dello sviluppo sostenibile e della qualità della vita dei residenti e dei turisti il principio ispiratore delle proprie politiche”.

Fonte: Comune di Montaione

Il Gold Award europea dell’energia

Che cos’è?

L’Energia Gold Award europea è il più alto riconoscimento dato per attività energetiche e di protezione del clima comunali a livello europeo. Viene assegnato ai comuni che hanno attuato almeno il 75 per cento delle misure nel comuni oro per l'energialoro ambito di azione e hanno così dimostrato un impegno esemplare per un futuro energetico sostenibile.

Il premio richiede ai Comuni di essere controllati da due revisori dei conti, uno nazionale e uno internazionale. Le domande di certificazione devono essere presentate alla commissione SEE nazionale, che li inoltra alla Sede Centrale del SEE Forum, l’autorità di certificazione per il Gold Award europea dell’energia.

Il Toscanario

Il Toscanario, ovvero “Parole usate in zone toscane” 

di Giancarlo Carmignani

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ballòtta, s.f.: “castagna lessata con la buccia”, ma non è solo una voce toscana. Comunque anche da noi, come in livornese, è chiamato naso a ballotta quello appiattito e “rotondo in punta” (V. Marchi). A Fucecchio era tradizione mangiare le ballotte soprattutto la notte di Tutti i Santi, alla fine della cena. Classico il nostro detto: “Ballotte e vin novo, scurreggia mi’ omo”

bàlzere, s.m.: valzer, ma la voce, in cui si è verificato il betacismo all’inizio ed invece l’epitesi toscana in fondo, è in netto declino, per quanto sia attestato in M. Catastini, così come “bìfore” col  significato di “vapore”, ma scomparso ormai da tempo

banda, s.f.: situazione ingarbugliata, ma noi diciamo anche “ingarabugliata”, per es. nella frase: “O che banda è?”: o che confusione c’è!, ma veniva detto scherzosamente, senz’alcuna cattiveria, in riferimento a una situazione non del tutto chiara

bànfano, agg. e s.m.: bugiardo, venditore di fumo (M. Catastini), ma il termine è in disuso, mentre almeno fino a poco tempo fa, per es. nella frase “Che manfano che sei!”, era forse usato al suo posto “manfano” che non risulta che ne sia una variante, pur essendo un termine toscano, dal momento che in senso figurato significa “furbacchione” (De Mauro). Né risulta che sia un derivato per abbreviazione del primo il soprannome “Banfa”, usato un tempo in riferimento a un certo Gianfranco, potendo trattarsi di una abbreviazione con alterazione giovanile dello stesso nome

banfata, s.f.: “vampata”, anche a S. Maria a Monte, nel lucchese (Malagoli) e nel vernacolo versigliese (G. Cocci). Da noi per lo più è seguito dal complemento di specificazione “di caldo”. Si può così definire ondata di calore e deriva dalla voce lucchese onomatopeica “banfa” e questa dall’ipotetica base “bafa” nel senso di “calore afoso”, possiamo dedurre dal DEI con l’epentesi della  -n -,  mentre il suffisso “– ata–” ha il valore di “colpo di” (DISC), donde il significato di colpo di calore, così come esiste il colpo di sonno, temibile in particolare per gli automobilisti

ba no! escl.: certo! probabilmente la prima è una “voce di orig. onom.” (DISC)

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Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il 3  novembre