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di Giancarlo Carmignani

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diaccio, s.m., oltre che aggettivo: “ghiaccio”: considerato un “idiotismo toscano” dal DEI secondo il quale è attestato in letteratura dal ‘500, ma ormai è piuttosto in disuso. Si tenga presente che l’espressione “all’addiaccio” non deriva da “diaccio”, bensì dal lat. “ad” = “presso” + “iacere” = “giacere” e significa “all’aperto”

diacé’, v.intr.: giacere, come la variante “ghiacé’ ” (così come nel pisano), ma specialmente in campagna e fino a qualche tempo fa. Quanto a “diacere”, si tratta di un “idiotismo” toscano, “comune nel pistoiese del XXVII sec.”, mentre “ghiacere” è un “fiorentinismo” risalente al Cinquecento (DEI)

di atti (a Empoli “di catti”), loc. avv. Frase: “ Avere di atti” : “avere un debito nei confronti di una persona e cioè dipendere  da questa. Pare che derivi dal latino “de capto” “(appena, quasi)” per grazia (L. Bazzini) : essere costretto a contentarsi  della cortesia di una persona che non sarebbe  tenuta a dimostrarla.  Infatti deriva da  “avere per  accatto, cioè per elemosina aver bisogno di una persona a cui erano state fatte angherie, (P. Giacchi) e troviamo nel Battaglia che “aver di atti”  o “dicatto” significa “esser contento, ritenersi fortunato”, di poter avere un “favore, servizio, prestazione”. Secondo R. Cantagalli l’espressione “avere un dicatti”  significa “è di grazia se si è avuto tanto” e può derivare da “avere per accatto, cioè per elemosina, per grazia: ipotesi che mi sembra la più accettabile

dibernovo, loc. avv.: di nuovo, anche se propriamente sarebbe di bel nuovo, ma è da qualche tempo piuttosto in disuso ed ancora di più la loc. avv. ulteriormente rafforzata “ridibernovo”: ancor più nuovamente, indubbiamente enfatica, anche se piuttosto espressiva

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dè una semplice!, interiezione al posto dell’esclamazione troppo volgare empolese “Dè una sega!” rispetto alla quale costituisce perciò un eufemismo. Si tratta comunque di un’ esclamazione che denota meraviglia, come “È incredibile!”

dì’, v.tr.: dire. Indicativo presente (specialmente un tempo) 1^ pers. sing.“dio” (anche in pisano): dico; 2^ pers. sing. “dii”: dici; 3^ pers. pl.“diano” (specialmente nell’espressione “Che diano?”): dicono. Fut. sempl. (probabilmente per influsso pisano): “dirrò”, “dirrai”, “dirrà” e al cond. pres.: “dirrei, dirresti, dirrebbe” anziché con una semplice –r-.

Modi di dire: “Dice pòo”: sa di poco, in riferimento a una persona che non è espressiva, oppure a un alimento che non ha un sapore veramente gradevole.

“L’a dì’ te!”: lo hai a dire tu!

“M’ha’ dì’ te”: mi devi dire.

“Te l’ho a dì’?”: te lo devo proprio dire?

Espressione piuttosto strana è questa, sentita dire a Fucecchio: “Chi me l’avrebbe issuto a dì’?”: chi me l’avrebbe mai detto? in riferimento a una cosa spiacevole e perciò da non augurare a nessuno.

Inoltre come per attaccare discorso, insomma come “segnale discorsivo” anche in riferimento al presente, viene detto talora: “Dicevo io…” così come viene detto “O per esempio” (e prima ancora “O presempio”, con metatesi).

Un’altra tipica espressione usata nella nostra zona è “Dioirvero!”: dico il vero, ma come un “segnale discorsivo” per dire “già! mi dimenticavo di dirti che…”, “a proposito di quello che dicevamo”, derivando da “dico il vero” cioè la verità.

Altra frase da noi diffusa: “Ora vengo a dittelo”: sto per venire a dirtelo

, s.m., con un significato particolare nell’espressione ironica, direi, oltre che scherzosa: “È un dì!”: è tanto tempo!

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 16 gennaio 2018 

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descolina, agg.: “macilenta e debole” (M. Catastini), ma è una voce del tutto scomparsa dall’uso, a mio parere

desèrre, s.m., storpiatura del fr. “dessert”, con un significato particolare come nella frase: “È un dessèrre!”: è un piacere! anziché “Portata con cui si conclude un pasto (frutta, dolce o gelato)”  come significa il termine francese, derivato da “desservir” = “sparecchiare” (DISC)

desinà’, s.m.: desinare (tosc.), cioè “pasto di mezzogiorno”: DISC, secondo cui deriva dal v. “desinare”, a sua volta dal fr. ant. “disner” e questo dal lat. parlato ipotetico “diseiunare”, propriamente “uscire dal digiuno”
desìo, s.m.: desiderio, in letteratura attestato già prima del 1200 in Giacomo da Lentini (DELI), ma in vernacolo può significare l’opposto e perciò avere un’accezione ironica nell’espressione “È un desio di nulla, guà!”, come quando viene detto ironicamente “Ber sugo!”: bella soddisfazione!

detta, part. pass.f. del v. “dire”, che finisce per avere funzione di sostantivo o di aggettivo sostantivato sottintendendo “cosa”, con un significao particolare nell’espressione “Dalla detta alla fatta”: immediatamente, significato dell’espressione latina “ipso facto” (in fucecchiese “isto fatto”) che invece sul piano giuridico vuol dire “automaticamente”. Si tratta di due sostantivi che derivano dai plurali neutri latini, nella pronuncia vernacolare. Si tratta di due sostantivi che derivano dai plurali neutri latini “dicta” = “cose dette” e “facta” = “cose fatte”, come possiamo dedurre in parte dal De Mauro. Comunque col significato di “subito” si può sentir dire anche, dalle nostre parti in modo più sintetico rispetto all’espressione sopra indicata, “Detto fatto” (M. Catastini)

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Cinema. La ruota delle meraviglie. Speciale ragazzi

Chiudiamo l’attività di questo anno con un pregevole Woody Allen con una commedia di piccole vite di uomini e donne che cercano di strappare alla quotidianità qualche momento di luce.

Non manca un film per ragazzi con la storia della natività dal punto di vista degli animali. Una prospettiva originale e divertente.

Purtroppo i nostri sforzi di intensificare le giornate di proiezione con una prevalenza di prime visioni non ha dato i risultati sperati e molto probabilmente dopo le festività ci vedremo costretti a ridurre le proiezioni.  BUONE VISIONI e i migliori auguri di buone feste.

L’Angelo Azzurro

   45 BOLLETTINO 27 dicembre 2017-page-001

Fiabe e racconti per grandi e piccini

La Biblioteca Comunale “a biscondola” di Montaione vi comunica le seguenti iniziative presenti sul territorio
VENERDI’ 29 DICEMBRE 2017
LOCALI EX ASILO DELLE SUORE, VIA CHITI 29 – MONTAIONE (FI)
ORE 17.30   
 
LA VOLPE CON IL LUME
ospite di Per Fare l’Albero
in collaborazione con il Comune di Montaione
racconta, canta e filastrocca
AISHA E IL GHUL
Fiaba avventurosa alla ricerca del fuoco
con micro-laboratorio di costruzione a seguire
Per adulti, bambini e bambine arditi. Dai 4 anni  
 
Ingresso: biglietto unico 5,00 euro
Prenotazione consigliata: Sonia 392 1657221  
 
Per info sull’associazione “Per Fare l’Albero” chiedere all’ingresso  
 

VENERDI’ 5 GENNAIO 2018
OSTERIA DEL CASTAGNO
CASTAGNO VAL D’ELSA – GAMBASSI TERME (FI)
ORE 18.30   
 
OSTERIA DEL CASTAGNO e
LA VOLPE CON IL LUME
presentano
NELL’ATTESA DELLA SAGGIA VECCHIA,
VERSO LA NOTTE DELL’EPIFANIA
si narra e si suona 
“LA STORIA DELLA BAMBINA CORAGGIOSA.
IL VIAGGIO DI VASSILISSA”
Racconto teporoso per il tempo del freddo
a tre sedie, cinque sassi, un fagottino e scalpitante fisarmonica
Con Sonia Montanaro e Simone Faraoni alla musica
Per grandi e piccoli dai 5 anni  
 
Seguita da cena in pic nic su caldi tappeti, con cibi deliziosi
e tenero regalo sul finire
 
Ingresso spettacolo con cena: 20,00 adulti – 18,00 bambini 
Prenotazione Obbligatoria: 0571 638506 – osteriadelcastagno@gmail.com   
 

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deccazzo!, escl. triv. con le varianti meno volgari e perciò eufemistiche “deccaro!” e “dercaro!”, ma c’è anche la variante ancora più triviale “dercazzaccio!”: perdinci! ovvero “bada lì!” (I. Chiari). Toscanamente può equivalere a dire: “Hai detto una bischerata!” e in italiano: “Non è vero” oppure “Non credo a codesto” (pronome “vivo nell’ambito linguistico toscano”: DISC)

dèccoti, avv.: èccoti, col pron. personale enclitico, ma è più “tosc. settentr.” (DEI) e tale forma prostetica, cioè con l’aggiunta iniziale della d – , è talora usata piuttosto scherzosamente nel corso della conversazione con le altre enclitiche –mi, -ci, -vi, -lo e –la, probabilmente giungendo saltuariamente  a noi per influsso pisano. Infatti nel vernacolo pisano tale prostesi mi risulta più viva, tenendo presente B. Gianetti. Comunque a proposito di “dècco” al posto di “ècco”, P. Fanfani affermava verso il 1863 che era un “idiotismo comune al contado di quasi tutta Toscana”, come “dèccomi” per “éccomi”; per analogia penso che ciò si possa dire anche per “déccoti”

defetto, s.m.: difetto: era un termine antico, ma anche una parola dotta, derivando dal lat. “defectu(m)” (DISC): “mancanza” e veniva detto in pisano e in livornese, ma anche in altre zone del medio valdarno

denti, s.m.pl., nell’espressione spesso accompagnata da un cenno con l’indice proprio verso tali “formazioni ossee” (la mimica è molto importante anche per la linguistica!): “Nei denti!”: neanche per sogno! in risposta ad un favore chiesto o comunque ad una richiesta. Equivale insomma a rispondere: Niente affatto! quasi si volesse contrapporre al cuore, ritenuto sede dei sentimenti, una parte del corpo da non considerare certamente come quello, bensì molto inferiore ad esso

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damo, s.m. tosc.: “fidanzato” (De Mauro), corrispondente m. di “dama”, derivata dal francese “dame” e questa dal lat. “domina(m)” = “padrona” tramite la forma sincopata del lat. popolare “domna(m)” (DISC), donde è facile capire che deriva “donna” per assimilazione della –m- alla lettera successiva. Tale voce toscana è attestata con tale significato già in Andrea da Barberino prima del 1431 (DELI). Tuttavia è ormai in declino, a parte l’uso che ne può essere fatto scherzosamente

da lì essue, loc.prep.: da lì e su, con l’epitesi dopo il raddoppiamento della consonante nella parlata soprattutto contadina

dante, s.m.: più che “maggiolino” (accezione riportata da M. Catastini), grosso insetto come la cetonia dorata, chiamata in tal modo forse per le sue grosse dimensioni come insetto (in un campo ben diverso, come quello letterario, nessuno può negare la grandezza poetica di Dante Alighieri), ma si tratta di un termine non più usato, mi risulta, almeno dalle nostre parti, dopo pochi anni di distanza dalla seconda guerra mondiale, nonostante che questo bell’insetto sia diffuso nelle nostre campagne anche nei nostri tempi

debà, s.m.: dibattimento; voce passata nell’Ottocento dal fr. “débat” (derivato nel ‘200 da “débattre” = “dibattere”) in pisano e quindi passato al fucecchiese, dove peraltro questo francesismo è giustamente in disuso già da tempo e sta scomparendo anche nelle altre poche zone in cui era usato: M.P. Bini, riferendo l’opinione di un intervistato a Fucecchio, secondo il quale esso era meno “compli‘ato” del processo anche perché era fatto in “pretura”, ma da noi in modo ancor più popolare o volgare “complicato” viene detto “compriato” con un dileguo completo della –c- intervocalica, oltre che col rotacismo alla pisana “culu(m)”, ma noi possiamo dire “coda” + “erige”, imperativo di “erigere” = “ergere” per il fatto che tiene il “posteriore ritto”

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 26 dicembre 2017 

A Villa Serena c’è….Bada Badante

Dopo il successo di “AM(E)LETO” della compagnia “Fuori dal Comune” a Gambassi Terme, il 17 dicembre alle ore 16.00, presso la Casa di Riposo “Villa Serena” a Montaione, ci sarà il secondo appuntamento di una serie di spettacoli teatrali che vede la collaborazione dei comuni di Montaione e Gambassi Terme e l’associazione Teatro Castello di Castelfiorentino, collaborazione nata dall’esigenza di diffondere, sempre di più, la cultura teatrale nel nostro territorio.

L’associazione Teatro Castello con la compagnia degli “SPIATTORI” (pensionati dello SPI-CGIL) presenterà BADA BADANTE, una commedia brillante di due atti di Augusta Elena Giglioli che affronta in modo ironico, il rapporto tra “badati” e “bandanti”, con un sottile sguardo alla condizione degli anziani nella nostra società. La regia è di LUCIA TADDEI con il contributo di Diego Conforti Gli altri appuntamenti previsti sono:

• 26 gennaio 2018, ore 21.30 – Gambassi Terme – Circolo Arci- replica di “BADA BADANTE”;

• 10 febbraio 2018, ore 21.30 – Montaione – Teatro “S.Ammirato” “ SORELLE MATERASSO” della compagnia “Cerchio di Gesso”con la regia di Diego Conforti;

• 8 marzo 2018, ore 21.30 – Gambassi Terme – Circolo Arci “OSTERIA DEL CALANDRINO della compagnia “ScusicheLaminsegnateatro” testo e regia di Alessio Lami;

• 10 marzo, ore 21.30 – Montaione – Teatro “S.Ammirato” “NON PRENDETEMI…ALLA LETTERA della compagnia “ScusicheLaminsegnateatro” testo e regia di Alessio Lami.

Locandina Bada Badante-page-001

Insieme per caso. Un anno dopo si ripetono

Si ripetono un anno dopo il Natale 2016 che li ha visti nella nostra Parrocchiale esibirsi in un apprezzatissimo concerto vocale. Il Gruppo Insieme per Caso che ha origine a San Miniato torna ad esibirsi oggi sabato 16 dicembre ore 21,30 all’interno della chiesa di San Regolo   

LOCANDINA Insieme per caso. pdf-page-001

Cinema. La Tenerezza

Recuperiamo il bellissimo film di Gianni Amelio che non avevamo ancora proposto.  La storia di due famiglie in una Napoli inedita, lontana dalle periferie, una città borghese dove il benessere può mutarsi in tragedia. Il film ha ottenuto 8 candidature e vinto 4 Nastri d’Argento. BUONE VISIONI!

L’Angelo Azzurro

42 BOLLETTINO 11 dicembre 2017-page-001

 

Natum de Maria. Concerto alla Pieve di S. Maria a Chianni

Concerto “NATUM DE MARIA”.

Domenica 17 dicembre 2017 alle ore 18.30 Pieve di Santa Maria a Chianni di Gambassi Terme si terrà la seguente iniziativa: “Natum de Maria” Concerto di musica sacra e canti natalizi a cura del Coro della parrocchia dei SS.Jacopo e Stefano di Gambassi Terme diretto da Francesco Marchetti.

All’organo Nicoletta Cantini, al violoncello Anna Labella e al Violino Grabriel Centorbi. Soprano Martina Barreca, Contralto Elisabetta Vuocolo e tenore Francesco Marchetti.

L’ingresso è gratuito

locandina concerto NATALE2017-page-001

Aspettando il Natale e Laboratorio per bambini

L’evento è per il giorno 17 , domenica prossima.  ‘ Aspettando il Natale a Montaione‘ è organizzato da Borgoalto, in collaborazione con il Comune di Montaione e inserito nel programma del Natale Montaionese.
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Oltre al mercatino con banchi di artigianato, artigianato, gastronomia e aziende agricole, dalle ore 15 ci saranno due laboratori per bambini : uno con pelle con Metello Posarelli di ‘ Metello & Simonetta – Artigiani a Montaione‘ in Via Ammirato, e uno con legno con Massimo Fortunati di ‘ Progetto Legno‘ in Via Roma.
Inoltre dalle ore 15 ci saranno vin brulé, pane&Nutella e bomboloni.
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cutrione, s.m.: codrione, ma da noi cutrione indica una parte ancora più in basso: il deretano del pollo. Infatti il corrispondente del codrione, definito giustamente dal DEI “l’estremità della schiena (…) degli uccelli” è in cortonese “cudirone”, che significa proprio “deretano”: stesso dizionario, che fa derivare codrione (cutrione ne è chiaramente una var. vernacolare) dall’incontro del latino “coda” con “posterio”, posterioris” (ma preferisco pensare all’accusativo posteriore(m)) perché perlopiù i nomi italiani derivano dall’accusativo latino

cuuglio, s.m. in declino: cuculo (“Cuculus canorus”), chiaramente onomatopeico (C.Romanelli), che comincia a fare il suo caratteristico verso ad aprile, quando inizia a fiorire quel “fior cuculo” che appunto da esso ha preso il nome: “Lychnis flos-cuculi”: specie di “garofanino selvatico” che, a causa dei “cinque petali” presentati, in lucchese e pisoiese è chiamato “manina di Gesù” (DEI

da, prep. sempl. usata anche nelle espressioni “Da oggi a otto”, più raramente “Da oggi a quindici” e ancora più insolitamente “Da oggi a ventuno”, cioè, comprendendo il giorno stesso in cui queste espressioni sono e, nell’ultimo caso, venivano dette: “Fra una settimana, due settimane o venti giorni” 

dà’, v.tr.: dare, con un significato particolare, per es., nella frase: “Te lo do io!”: te la faccio pagare io. Si tenga presente anche la frase: “Che sugo c’è a dà’ i biscotti a’ maiali?”: che soddisfazione c’è a dare i biscotti ai maiali e cioè a fare uno spreco inutile? È inoltre da notare il raddoppiamento della –v- nella frase, per es.: “Perché davvela vinta?”: perché darvela vinta? in riferimento alla partita

daddoli, s.m.pl. tosc.: “moine, smorfiette.”: DEI, secondo cui è una voce del “linguaggio infantile”, ma, come altre, è usata anche da adulti. Comunque si tratta di una voce espressiva, come si desume anche dall’abbondanza delle –d- in essa presenti

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 19 dicembre 2017 

Orestea africana

Sabato 9 dicembre, ore 21:30

presso il Teatro Scipione Ammirato a Montaione (FI)

i richiedenti asilo ospiti del Movimento Shalom a Collegalli mettono in scena

ORESTEA AFRICANA

con Abdolie Bonjang, Lamin Cham, Benjamin Compaore, Mushtaq Ahmed, Abass Dahabas, Chejk Djiba, Valentine Iowe, Alhaji Jadama, Sarjo Tourai, Patrick Tadjuidie, Issa Togola

regia di Andrea Mancini

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curtella, s.f.: coltello al femminile, ma “indica una misura più grande” per “partire”, cioè per dividere il pane

curtello, s.m.: coltello probabilmente da una forma già dissimilata nel latino tardo “curtellus” ipotizzato dal DEI

custodì’, v.tr.: custodire, in toscano “mantenere”, come nel proverbio: “Chi custodisce la salute, custodisce un gran tesoro”. Da noi abbastanza diffusa anche la var. pop. “costudire”, che penso si possa considerare una metatesi rispetto al verbo considerato dal De Mauro “fondamentale”

cutenna, s.f.: cotenna, ma la voce usata ancora da noi, è più vicina all’etimo, provenendo tale parola dal lat. ipot. “cutinna”, a sua volta da “cutis” = “pelle”, oltre che “cute”: etimo giustamente accennato dal     DEI

cutèra, s.f.: “scutèrzola” o “cutèrzola”, “formica alata” o “formica rossa che punge” (DEI), aggressiva appunto. Corrisponde alla “cudera” in castagnetano (Bezzini) ed è una voce anche pisana, ma da noi acquista o acquistava un significato metaforico nella frase “Sei una cutèra”: sei un’ intrigante oppure una donna litigiosa. È interessante l’etimo riportato dal DEI: dal lat. “culu(m)”, ma noi possiamo dire “coda” + “erige”, imperativo di “erigere” = “ergere” per il fatto che tiene il “posteriore ritto”

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 12 dicembre 2017 

La nostra Banda festeggia Santa Cecilia

“La nostra Banda”. Così l’ha nominata più di una volta Don Luigi durante la sua omelia domenicale di oggi 3 dicembre.

La Santa Patrona della musica che la Chiesa Cattolica colloca al 22 novembre, a Montaione, per iniziativa della Filarmonica è onorata la prima o la seconda domenica successiva. Classico il programma di svolgimento. Si parte dalla “stanza”, marcia fino alla piazza della Chiesa con breve esibizione, prima della Santa Messa nella Parrocchiale.

Coincidenza d’eccezione, quest’anno, durante la Messa, il  Battesimo al Signore Iddio delle due sorelline Carlotta Maria e Clarissa. Immancabile l’Happy birthday to you che la Filarmonica ha dedicato alle due piccole.  Chissà se anche questo, in futuro, si rivelerà un battesimo…, magari alla musica.

La Festa si è conclusa al termine di un pranzo conviviale con circa 150 partecipanti tra musicanti e majorettes, loro familiari, parenti e amici della Banda.

 

Quattro settimane di cinema……, prima di Natale

Ecco il programma prima di una pausa natalizia.  L’appuntamento della settimana è L’ALTRA META’ DELLA STORIA. E’ un’opera classica per struttura e recitazione, sul senso del passato, dell’amore e del perdono.  C’è anche un film per i più piccoli, un elogio dell’amicizia  attraverso l’azione e la comicità più elementare.

BUONE VISIONI!

   L’Angelo AzzurroDICEMBRE BIS-page-001

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culo fradicio, s.m. con l’aggiunta di un agg. in questo caso volg. indicando tale espressione un sodomita per un motivo di facile comprensione

culònia, s.m. coniato recentemente in un ristretto ambito giovanile per indicare un posto lontano, così come il più raro “monculi”, entrambi volgari, come si può facilmente arguire da una parola in entrambi presente, così come (con lo stesso significato, ma più rara della prima) “culismània” (luogo remoto, difficilmente raggiungibile: iperbole comunque), ma son vocaboli ristretti a pochi giovani studenti universitari

cuore, s.m. con un significato particolare quando vien detto “Se l’è presa proprio a cuore!”: si adopera davvero con tutte le sue forze a favore di tale persona!

cupola, s.f.: “costruzione fatta a volta” (DEI): forse anche per tale aspetto, ma più probabilmente – viene fatto di pensare – per il fatto che comincia con la stessa sillaba, quando viene detto volrgamente “Vai in cupola!” si vuol dire in modo ancor più volgare e perciò triviale “Vai in culo!” (espressione rispetto alla quale la nostra è perciò un eufemismo), peggiore che dire “Va’ via!” anche per il tono particolarmente adirato con cui tale espressione viene di solito detta. È da tener presente che l’uso di tale eufemismo (e andare in cupola o, peggio, in “culo” a una persona significa anche fregarsene, ingannarla) è attestato anche a Firenze nell’Ottocento secondo P. Fanfani

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culaia, s.f., usato nella diffusa espressione piuttosto volgare (anche se simpatica) derivando da “culo”, “Fa culaia”: il tempo cambia in peggio: si tratta di un modo di dire toscano (ne parlava anche P.Fanfani), che si spiega, secondo L. Bezzini, per il fatto che i nuvoloni che preannunciano la pioggia possono far venire in mente per la loro forma grosse natiche o, come dice lui “enormi glutei”

culaiòlo, s.m.volg.: fortunato, dall’accezione volg. di “culo” come fortuna

culatta, s.f.: “parte posteriore” del barchino del Padule di Fucecchio

culizione, s.f.. colazione, ma, per quanto sia stato registrato da M. Catastini, non l’ho mai sentito dire: anche per questo penso che sia un vocabolo scomparso

culo, s.m. volg. Modi di dire: “Avé’ ar culo”: avere al culo, cioè dispiacere, come nella frase “L’ho ar culo”: mi dispiace. “Essere culo e camicia”: essere molto simili, uniti, data la vicinanza dell’uno all’altra. “Rizzare ir culo”: “fare il permaloso” (R. Cardellicchio). Mentre “Avé’ culo” significa aver fortuna, nel secondo dopoguerra fra ragazzini veniva usata senza malizia l’espressione “Dammi culo”: per poter superare un ostacolo alto un ragazzo si appoggiava alzandosi sul sedere di un altro. Certi cibi posso portare alla stitichezza ed ecco allora il detto: “La gola impicca ir culo”, mentre un noto personaggio fucecchiese soleva dire: “Finché la bocca prende e il culo rende, vo in culo alle medicine e a chi le vende”: finché il corpo funziona regolarmente, non ho bisogno di medicine e perciò neanche di ricorrere al farmacista. Una caratteristica del culo ha suggerito una battuta simpatica, per quanto volgare, di fronte ad una grande oscurità: “C’è buio come in culo!”. Altre frasi volgari, ma queste diffuse ben oltre l’ambito meramente locale, sono: “Quello lì mi sta sur culo!”: costui mi sta sulle scatole, cioè mi dà molto fastidio, per costui provo una profonda avversione, nonché “Ha più culo che anima”: ha più fortuna che altro, anzi: ha una fortuna davvero sfacciata! Addirittura triviale è la frase, che secondo M. Masani veniva dedetta dai fucecchiesi in riferimento ad una cosa o a una insopportabile: “Se l’avessi in culo, lo scaricherei in Arno!”: se l’avessi nel sedere, lo scaricherei nell’Arno per farlo affogare. Più propria del pis. e del livorn. è l’espressione molto volgare: “Ma ti levi di ‘ulo?”: ma ti levi di torno?

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 28 novembre 2017 

Cinema dal lunedì alla domenica

Possiamo pregiarci di avere cinema sei giorni su sette durante la settimana. Il merito è della oramai pluriennale collaborazione tra Comune di Montaione e Circolo del Cinema “L’Angelo Azzurro”. Si parte dalle ultime visione del passato fine settimana, per staccare al mercoledì, e ripartire il giovedì per arrivare al fine settimana successivo.   La Redazione 

Ultime opportunità di vedere un pregevole film per ragazzi con le avventure dell’orsetto Paddington e l’opera prima del giovane Carrisi con uno straordinario Toni Servillo.  Da Giovedi una prima visione con il film di  Paolo Genovese  con una squadra d’attori di prim’ordine. Nel ricordare che le proiezioni dei MARTEDI non festivi sono al prezzo speciale di  €.3,50 vi auguriamo  BUONE VISIONI!
L’Angelo Azzurro

 

cinema da lunedì alla domenica

Cinema. La ragazza nella nebbia

Non perdete il film di Donato Carrisi che esordisce alla regia con l’adattamento di uno dei suoi romanzi di maggiore successo, La ragazza nella nebbia, firmandone anche la sceneggiatura, e con  Toni Servillo che torna a vestire i panni dell’investigatore. BUONE VISIONI!
L’Angelo Azzurro

35 BOLLETTINO 12 novembre 2017-

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di Giancarlo Carmignani

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cucciòlla, s.f.: “Gonfiore della pelle” anche per una puntura d’insetto, col raddoppiamento della –l-  più espressivo del castagnetano “cucciòla” riportato da L. Bezzini, secondo il quale tale gonfiore  può dipendere anche da “un’allergia o dermatite”. Si tratta però di un termine che dalle nostre parti pare che non si senta dire almeno dal nuovo millennio

cucco, s.m.: “cuculo”, ma anche “babbeo”, voce d’origine onomatopeica (De Mauro). Si pensi al proverbio “Chi mangia tutto, la sera canta cucco”: chi non dimostra nessun senso del risparmio, poi canta come fa il cuculo, cioè si trova senza nulla in mano, “fischia” per la miseria in cui finisce per trovarsi. Da noi esisteva tale proverbio, probabilmente una variante di quello che è riportato dal Lapucci: “Chi la sera mangia tutto la mattina canta cucco”, dal momento che -commenta la stesso studioso- si dice che il cuculo canti: “cucù… non ce n’è più”

cucì, v.tr.: cucire e quando viene detto, come a Massarella, “il vestito a una persona” vuol dire parlarne male

cuffia, s.f. che può essere detto per non dire volgarmente “culo” (e questo si spiega per le due lettere iniziali come per “cupola”) nella frase “Va’ in cuffia!”, appunto, per non dire “Va’ in culo!”. È usato comunque, questo eufemismo, per lo più nell’ambito del linguaggio familiare

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Presentazione del 4/2/2015,  http://www.montaione.net/il-toscanario/

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Il prossimo appuntamento con questa rubrica è previsto per il giorno 21 novembre 2017 

Il monachesimo in Valdelsa (secc. X-XII)-Venerdì 17 il primo appuntamento

Il monachesimo in Valdelsa (secc. X-XII)

Venerdì 17 Novembre 2017, ore 17.30
Montaione – Centro ‘Oscar Romero’ (Via del Sole)

Società Storica della Valdelsa. Sezione di Montaione
in collaborazione con la Parrocchia di Montaione
e con il Patrocinio del Comune di Montaione

“Il monachesimo in Valdelsa (secc. X-XII)”

  • Venerdì 17 novembre 2017
    Francesco Salvestrini, Il monachesimo benedettino in Valdelsa
  • Venerdì 1 dicembre 2017
    Italo Moretti, L’architettura monastica in Valdelsa
  • Venerdì 15 dicembre 2017
    Letizia Piochi, Il monachesimo e i segni della sua crisi nel Paradiso dantesco

Biblioteca. Il programma di novembre

La Biblioteca Comunale “a biscondola” di Montaione vi comunica le seguenti iniziative

Giovedì 16 Novembre, ore 17

Circolo di Lettura della

biblioteca

Incontro dedicato al gruppo di

lettura della biblioteca di

Montaione.

Incontro libero e gratuito.

Sabato 18 Novembre,ore 10.30

Ora del racconto

Letture animate per bambini

dai 4 agli 8 anni.


Mercoledì 29 Novembre,ore 17

Un pomeriggio in biblioteca…

Foglie d’autunno

Libri e attività creative per

passare un pomeriggio

divertente in biblioteca.

Per Ragazzi dai 7 agli 11 anni.

IN ALLEGATO PROGRAMMA NOVEMBRE 2017

clicca Programma mensile NOVEMBRE 2017